Donne tossicodipendenti a Verona: sempre più giovani, sempre meno disposte a chiedere aiuto

di admin
In occasione della Festa della Donna, il Dipartimento Dipendenze Ulss 20 di Verona traccia un bilancio 2009-2010 delle donne in cura per problemi di alcol e droghe.

La tendenza è quella di un abbassamento dell’età media in cui iniziano a far uso di sostanze. Nel 2010 le donne veronesi in trattamento per problemi di droga sono state 341 su 1931 pazienti totali, il 17,6%. Il dato relativo all’anno precedente parlava di 362 donne su circa 2000 pazienti totali, il 18%. Il quadro, a prima vista confortante, emerge invece nella sua drammaticità se si confrontano le età delle pazienti da un anno all’altro: 96 quelle con meno di 24 anni che si sono rivolte ai servizi nel 2009 contro le 87 del 2010. E per le ragazze fino ai 18 anni le cifre parlano di 27 casi nel 2009 (7,3%) e di 17 casi nel 2010 (5%). “Questo dato  è particolarmente significativo poiché sappiamo che il problema del consumo di sostanze tra le giovani, soprattutto le giovanissime, è un trend in crescita. Perciò quel 5% relativo al 2010 sta a testimoniare che non scende il numero delle ragazze con problemi di dipendenza ma scende il numero delle ragazze che decidono di  farsi aiutare”.  Le tipologie di donne con problemi di tossicodipendenza sono raggruppabili in tre categorie. La prima è costituita dalle donne adulte che vengono aiutate con specifiche attività quali “Madre & bambino” presso il Centro di Prevenzione e Inserimento di via XXVIII Marzo, 30 a Verona, per il recupero delle funzioni genitoriali favorendo lo sviluppo di competenze materne. C’è poi un secondo gruppo composto dalle giovanissime con età compresa tra i 14 e i 20 anni. “Sono forse le più difficili da gestire – afferma la dott.ssa Marina Malena del Dipartimento Dipendenze Ulss 20 e Membro della Commissione Nazionale AIDS – perché hanno una scarsa motivazione a curarsi e ad uscire dal tunnel della dipendenza. Queste ragazze hanno provato di tutto, spesso molto più dei ragazzi, e portano avanti il poliabuso di sostanze, ad esempio di alcol e di droghe, come la ketamina, anche per lungo tempo. La loro condizione poi è aggravata da grosse problematiche di relazione con la famiglia e con il compagno, spesso è anche lui tossicodipendente. Queste donne hanno maggiori probabilità di subire violenze e abusi e, in molto casi, esse vengono avviate alla prostituzione per ricavare i soldi necessari all’acquisto della droga”. C’è infine il terzo gruppo delle cosiddette “insospettabili”, ovvero quelle giovani donne socialmente inserite che, seppur dipendenti o abusatrici di alcol e droghe, non si rivolgono ai Sert per vergogna o perché credono di non averne bisogno. Quantificarle numericamente non è facile, ma a giudicare dal numero di patenti ritirate e dalla tipologia di utenza che si rivolge al servizio sembrerebbe trattarsi di un numero elevato e di un trend in crescita. Di questi temi si occupa approfonditamente il nuovo progetto DAD.NET “Donne alcol e droga”, lanciato dal Dipartimento Politiche Antidroga, di cui il Dipartimento Dipendenze Ulss 20 di Verona è Centro Collaborativo. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Istituto delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI), è stato pensato specificamente per le donne, per creare dei “percorsi” specifici orientati al femminile da applicare sul territorio nazionale e da estendere poi a livello europeo per la prevenzione la cura e la riabilitazione delle donne tossicodipendenti.
Un progetto importante e innovativo  che vuole adottare un approccio che tenga conto delle differenze di genere e che consideri sia le diverse ragioni che spingono le ragazze al consumo di sostanze, sia le diverse situazioni di rischio e sia la diversa sensibilità che queste hanno rispetto ai coetanei maschi”.

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