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Quando i giovani si organizzeranno per rivendicare i loro diritti? Fatevi avanti con umiltà ma decisione!

di admin
Sono su internet; sono su facebook; sono su svariati social network. Sono preparati, hanno una informazione culturale media molto elevata rispetto a quelli di una generazione fa, eppure non contano niente o giù di li.

Sono i giovani dei tempi moderni dell’Italia opulenta. Si dedicano allo sport, alla cultura, allevano cani e gatti, ma non sono in grado di coltivare amicizie, ma nemmeno semplici contatti. A forza di evitare pericoli, di avere chi li protegge, di  leggi dello Stato fatte per tutelarli, in teoria, di genitori premurosi i nostri giovani non sanno più relazionarsi veramente. Alle prime difficoltà si ritirano nella tana familiare, spengono il computer e staccano la connessione, e cosi poi incappano, a volte, in situazioni mostruose. Molti si sentono angosciati ed impotenti, ma non è così. A volte basta scrivere, avere un giornale di riferimento, a volte basta dare voce ad una idea. Invece, nel Nord Africa, questi strumenti che facilitano le relazioni, sono stati prodromi di rivolte, si sono rovesciati governi, si è sconvolta un epoca di imposta tranquillità. Dopo la rivoluzione finanziaria che ha scatenato crisi di lavoro e fame, le immancabili  ripercussioni sociali sono esplose nei Paesi con condizioni di democrazia e ricchezza più lontane dalle aspirazioni dei più. In Europa, in Italia non ci sono queste condizioni, ma se quasi un terzo dei giovani non ha occupazione stabile, se consideriamo che in alcune regioni d’Italia questo dato è ancora peggiore, qualche cosa succederà. Molti si domandano ma cosa aspettano i giovani ad organizzarsi, a creare un forum mediatico prima e politico poi, per far si che le infinite farraginose burocrazie  italiane imperniate sulla senescenza del  potere mollino un  poco  il passo. Ora  i giovani sono sotto scacco, ma non accetteranno  ancora per molto che ci siano persone che ci guidano da decenni, riciclandosi sempre in enti e aziende, con stipendi d’oro  pensino soltanto al loro  benessere. Da lì non verrà alcun cambiamento,  sono i giovani che devono reagire. In una democrazia come quella italiana, gli strumenti per farsi sentire ci sono. Basta non pensare al gatto o all’isola dei famosi, gente masochista piena di soldi che non sa che fare per dire: esisto! Basta trovare il coraggio di dire: ho dei diritti per me e per voi!
In questo paese, in questo mondo, io credo sia fondamentale  essere, amare, anche sbagliare, poco, ma sbagliare non essere sempre allineato.
Per cambiare questo stato di cose non servono tanti soldi, serve che qualcuno  abbia la volontà di perseguire un’idea ferma e di non transigere. Se i giovani, su cui i vecchi ripongono infiniti balzelli, ma di cui hanno infinito bisogno, dopo aver raggiunto la consapevolezza di ciò ed il rispetto di quello che significa,   riescono a trovare un momento di aggregazione, in un forum, in un foglio, in una piazza, allora l’Italia, retoricamente festeggiata, potrà rinascere. E dovrà ricordare i molti giovani che hanno creduto in Lei; dovrà ricordare i molti che hanno lasciato la loro vita, per un Mondo migliore partendo da costruire  un’Italia migliore. Se no sarà la disgregazione. Chi vuole difendere questi principi non potrà che difendersi, ed il secessionismo è una forma concettuale di autotutela, è una piattaforma di rilancio per il futuro. E queste non sono più utopie, ma azioni per la sopravvivenza.
La lezione, dura, che viene dal Nord Africa, e che è solo all’inizio, porterà i suoi riflessi anche nel  mondo occidentale. Pane e democrazia, che poi è sinonimo di dignità. La Rivoluzione del Gelsomino esternerà i suoi effetti anche da noi, il  problema è quando e se qualcuno la guiderà democraticamente.

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