Draghi a Verona: grande evento, piccolo topolino.
Il SINDACO TOSI afferma che: “Per Verona, prima piazza finanziaria del nord est e seconda d’Italia dopo Milano, quella di oggi è una vetrina importantissima e di grande interesse per l’immagine della nostra città”. E’, quello di oggi, senza dubbio un evento di eccezionale importanza di cui va ringraziata l’ospitalità del Banco Popolare che si è fatta carico di un momento di riflessione importantissimo che attraverso il saluto del Presidente Fratta Pasini ad una platea di altissimo livello di cui a parte riprenderemo alcune riflessioni. Noi speriamo che un forum internazionale possa svolgersi annualmente a Verona, sarebbe il giusto sforzo e la premiante visibilità per una città che ha molto da insegnare in merito di finanza, in specie localistica. Come nota di colore, tra tante grisaglie indossate dai moltissimi uomini presenti, ci piace ricordare che abbiamo visto il nostro amato sindaco con abiti fuori tono ricevere le attenzioni di un gruppetto di signore che se lo mangiavano con gli occhi. E’ o non è il più amato tra i sindaci? Ma, abbiamo visto anche, autorità compiacersi di partecipare e di sentire una dotta lezione di finanza ove si sono uditi i soliti richiami che da anni si sentono, inascoltati. Oltre a questo, qualche novità legata al l’attualità, petrolio, Libia, ecc che hanno gratificato di soli applausi, finali le osservazioni di Draghi. Ma, a onor del vero, l’intervento del Governatore era, inoltre, farcito delle solite indicazioni rivolte al sistema, di prospettive strategiche da attuare dalla società, di consigli già noti da mettere in pratica urgentemente, cioè chissà quando. Non ci è piaciuto il compiacimento sull’operato di Banca d’Italia che deve fare l’asfissiante, sottintendendo: se no, che controllo è! Poche sono invece le considerazioni operative traducibili in interventi. E soprattutto rivolte agli altri, mai al sistema ed alle autorità monetarie ove ci sono maggiori probabilità di vederle attuate. E’ uno sport nazionale. Pensate poi, che, ad un certo punto, ed è riaffiorato il ricordo “dell’asfissiante” poco prima usato per definire come opera la Banca d’Italia, il nostro Draghi, richiama tra gli altri, un antico problema: la burocrazia. Egli ha affermato che “andrebbe un assetto normativo ispirato, pragmaticamente, all’efficienza del sistema”. Dice persino, che: “se gli oneri amministrativi non sono proporzionati alle attività che si devono regolare, l’economia alla lunga declina”. Egli segnala che l’Italia si segnala nelle classifiche internazionali per l’onerosità degli adempimenti burocratici!! Ma si è mai guardato in casa! Non ha mai pensato che tutte quelle inutili scartoffie che un bancario medio fa firmare al cliente raramente sono servite per difendere i clienti; e le infinite, ridondanti, procedure formali a carico delle banche non pensa che alla fine vanno a gravare sulle imprese e sui cittadini ! O quelle spese non contano? Io non so chi abbia voluto nel recente decreto mille proroghe modificare gli assetti di controllo per le Fondazioni e i criteri per i ratios di bilancio, ma se per salvare il sistema si deve ricorrere a questi trucchi, siamo o messi male. Se una mela, che da la vita ed il benessere costa 20 centesimi, perché un bonifico chè è un pezzo di carta dovrebbe costare 5 euro. E’ immorale che i costi burocratici creino queste disparità, invece i costi amministrativi di una banca sono enormi,e qualcuno li deve pagare.
Ma torniamo alla cronaca. Draghi inizia salutando le autorità, civili e militari (di prelati io non ne ho visti), e salutando la platea con un calorosissimo “carissimi amici”. C’è da crederci che in sala tutti gli intervenuti, signori e signore, fossero suoi carissimi amici, almeno quelli a cui egli voleva parlare. Nel parterre, tanti autorevoli esponenti veronesi, di politica e finanza, e fuori nella sala espositiva per gli sponsor di supporto dell’iniziativa, grandi banche, qualche finanziaria, fornitori di servizi per banche. Nessuna piccola o media banca era presente, un evento giocato solo ai massimi livelli. Ed allora occorreva, dal nostro punto di vista, aspettarsi di più da un Draghi che tutti ci auspichiamo arrivi ad assumere il ruolo di presidente della BCE. Qualche indicazione sul percorso di uscita dalla crisi e non solo austeri richiami al rispetto delle regole e delle persuasioni morali. Credo, invece, che al nostro Governatore un po’ di autocritica non sarebbe stata inutile, ma la colpa ricade sempre sugli altri. Perché non fare complimenti invece a chi ha consentito al sistema bancario di reggere? Se il sistema italiano ha retto più degli altri, come ha fatto notare nel suo intervento il Presidente Fratta Pasini, un plauso va alle famiglie risparmiatrici e non vanno criticate le piccole imprese del nord-est perché sono piccole! Non si può chiedere investimenti in ricerca e sviluppo a chi strutturalmente è costretto a stare piccolo, dati i vincoli legislativi italiani. La ricerca spetta allo Stato, all’Università. Chi ha mancato sono le grandi istituzioni, anche quelle troppo grandi per fallire hanno toppato, e le autorità nazionali ed internazionali hanno mancato iniziative tempestive e si sono macchiate della mancanza del necessario coordinamento. Ancora, credo che poco abbiano fatto le autorità europee per studiare la situazione, anche usando vecchi modi e vecchie statistiche. L’annuncio dato da Draghi che la Banca d’Italia a breve affronterà le tematiche con ben tre convegni o incontri di studio (di cui uno, udite udite, sul nord-est!), la dice lunga sul fatto che mancano idee e proposte specifiche, perché mancano dati credibili e tempestivi e si annaspa sperando che la crisi la risolvano gli altri. Se il malato non muore, guarirà, intanto diamogli farmaci per guarire la polmonite di ieri anche se oggi accusa dolori di pancia!
La sintesi: Draghi ci pareva come quel medico di famiglia premuroso che non sapendo che pesci pigliare prescrivere un antibiotico a largo spettro, qualcosa farà.
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