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Non lasciare il brevetto nel cassetto: dallo in licenza

di admin
Verona, in Camera di Commercio le tecniche per stimare la rendita da marchi o brevetti: stima della leadership e diffusione del marchio, confronto con i fatturati di prodotti analoghi non "registrati", caparbia protezione legale.

Non lasciare il brevetto nel cassetto, dallo in licenza. E’ il tema dell’incontro che organizzato oggi dallo Sportello per la tutela della proprietà intellettuale della Camera di Commercio di Verona. Il secondo di un ciclo di sette seminari sulla valorizzazione di marchi e brevetti. Una voce importante della competitività veronese se si pensa che tra invenzioni, modelli di utilità, disegni, marchi sono state depositate ben 2061 pratiche nell’albo della Camera di Commercio scaligera. Il 12% in più rispetto al 2009.
 "A volte le aziende brevettano innovazioni o veri e propri nuovi prodotti per tutelarsi dai competitor – commenta il Segretario Generale della Camera di Commercio di Verona, Cesare Veneri – ma per i motivi più svariati non mettono a frutto il risultato delle loro fatiche. Del resto il passaggio dall’idea al prodotto è impegnativo: richiede risorse finanziarie e umane e un’accorta strategia di industrializzazione e commercializzazione. Oltre che la fiducia in una domanda in crescita. Tutti presupposti difficili da verificarsi, in questo momento".
Un sistema di sfruttamento immediato può essere la concessione in licenza, in franchising o il merchandising.
"In, questo caso, il marchio, ad esempio, ma il discorso vale anche per il brevetto – spiega Michele Rutigliano, docente di economia e commercio dell’Università degli Studi di Verona – va valutato con attenzione, evitando di riferirsi al livello delle royalties potenziali. Un sistema arbitrario dato che le royalties non hanno un andamento di mercato. Occorre,invece, valutare in modo realistico la leadeship del marchio e il suo livello di diffusione internazionale, i trend in corso nel mercato obiettivo e il livello di protezione legale effettuato dall’azienda".
Una buona  base di partenza può essere la stima del valore dei maggiori (o minori) margini derivanti dalle vendite potenziali dei prodotti a marchio, rispetto al fatturato di prodotti analoghi, ma privi di marchio. "Di regola, si fa riferimento – prosegue Feltrinelli – ai fatturati dei competitor o della stessa impresa, qualora commercializzi prodotti identici senza il marchio. Bisogna individuare anche la vita economica del marchio".
Proprio perché il marchio non è eterno, va attentamente difeso; per evitare la concessione (e il consolidamento) di marchi successivi uguali o simili o di contenuto che possano ledere la propria attività d’impresa – commenta Secondo Andrea Feltrinelli, consulente in proprietà industriale – occorre attivare sistemi di sorveglianza internazionale continuativa o svolgere periodicamente ricerche internazionali. E poi agire tempestivamente con un’opposizione amministrativa".
Il prossimo incontro sulla brevettabilità del software si terrà il 16 marzo sempre nella sede Camerale di Corso Porta Nuova 96 (Verona).

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