Il ministro La Russa denuncia: c’è un reato!

di admin
Un ministro della repubblica, un signor nessuno, dichiara in televisione da Santoro che l’intervento di un individuo è sfociato in un reato.

Questo individuo, che si è dimostrato democratico solo per i suoi diritti, e  probabilmente  preparato  a dovere,  prima dichiara di non essere ascoltato dalla maggioranza (prevedendo  sostanzialmente che la maggioranza dovrebbe piegarsi alla  minoranza) poi  sostanzialmente giustifica l’attacco  in strada col ragionamento: se non ci ascoltate noi siamo legittimati a spaccare tutto. Il Ministro, sempre nessuno questa Italia, a questo punto denuncia un reato, quello di apologia  (apologia  -dal greco απολογία, "discorso in difesa di qualcuno o qualcosa",  è un discorso teso a difendere sé stessi o altre persone, come anche idee), e aggiunge ,  verso Santoro,  che chi attraverso  il mezzo giornalistico  sostiene tesi  siffatte e  è  connivente e quindi complice.   Santoro,  a quanto pare colpito nel segno,  chiama gli amici magistrati a verificare se ci siano gli estremi del reato,  e dichiara  di essere a  disposizione a chiarire ed a spiegare. Il conduttore, poi,  nel prosieguo della trasmissione, cerca di dare una chiave di lettura dell’intervento programmato dicendo più volte che si tratta di filosofia, di  studio, di analisi  e non di reato e quindi  in una o due  occasione  sostanzialmente fa veder che lui non c’entra e respinge le  tesi del Signor Ministro. Ma la frittata è fatta, la denuncia è stata pronunciata ed a noi cronisti non rimane che  star a vedere  cosa succede.  Calmate le acque  il Ministro, in trasmissione  si scusa con Santoro, ma la faccenda per noi è ormai avviata.  Vediamo se  c’è un magistrato che vuole  accertare la consistenza di questa denuncia televisiva aprendo un  fascicolo? Per altre vicende e denunce televisive ci  sono state indagini   anche per meno. Qui si capisce che il limite tra opinione e l’apologia di reato è molto blando, si capisce  che l’arena televisiva  modifica ed esalta  e impedisce  un’espressione compiuta, ma la denuncia c’è  e qualcuno deve indagare.  E, se invece nessuno dei  magistrati romani  che hanno l’obbligo della  azione penale per competenza  si attiva, allora  che si fa? C’è la possibilità di un’azione disciplinare ed in  teoria ci sono dei  magistrati,   non romani  ovvio ma sempre magistrati, che hanno competenza per eventuali omissioni. Anche da questo calvario passa la  credibilità della Giustizia italiana 
Altro discorso  meriterebbe il dovere di  testimoniare da parte di coloro che erano presenti ai fatti (giornalisti, fotoreporter in primis). E’ un loro diritto-dovere così si potranno accertare i fatti e capire chi  ha agevolato questi teppisti.  Non è etico vivere sulle disgrazie altrui e far finta non vedere chi è stato a spaccare, a rompere a incendiare. La stampa a volte fa la morale  a chi come le famose tre scimmiotte ,  non vede non sente non parla, ma spesso  gli addetti ai media sono i primi.
In ultimo, ma non  ultimo,  confidiamo che questi giovani  rilasciati perché non  sussistevano i requisiti  non  escano di casa a reiterare danni e violenze, sarebbe ancora un abuso delle tutele democratiche.

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