L’allarme degli artigiani: “Siamo in ginocchio”

di admin
Il presidente Albini: "Piccole imprese a rischio. Serve una mano dalla politica".

Un grido d’allarme a gran voce quello della Confartigianato veronese. “Le nostre aziende vantano da mesi crediti con la Provincia, la Regione e la Sanità. Attualmente assistiamo alla continua chiusura delle aziende artigiane nel nostro territorio. Se non c’è la possibilità per questi enti di incassare le fatture l’unica soluzione sembra essere quella di far ricorso alle banche”. Con queste parole il presidente di Confartigianato, Ferdinando Albini, apre ai parlamentari scaligeri durante la conferenza svoltasi nella sede della Camera di Commercio stamane.
Non propriamente un aiuto, quello chiesto dalle associazioni di categoria, ma una “comprensione” sul tema della crisi che sta colpendo violentemente le piccole e medie imprese del Veronese. Continua Albini: “Ci vorrebbe da parte del Governo una volontà di sollecitare le banche e provvedere a rimettere in sesto un istituto importante come la Artigiancassa”.
Occupazione, credito, situazione dell’export e concorrenza sui mercati mondiali sono le parole chiave su cui muove la Confartigianato: “Sotto il profilo occupazionale la situazione si sta esasperando e ne abbiamo un caso emblematico sotto gli occhi proprio ora: la Glaxo. I cui problemi non riguardano solamente i ricercatori ma l’indotto che crea il colosso farmaceutico. Arriveremo a una chiusura anche delle aziende che si occupano dei servizi. Ma in tutto il territorio la crisi è imperante: l’edilizia è praticamente immobile e la disoccupazione avanza. E ancora sul settore tessile e del mobile, che deve anche affrontare temi annosi come la concorrenza sleale di alcuni imprenditori stranieri senza scrupoli”. Istituti di credito nelle mire delle associazioni artigiane.
“La politica si deve fare portavoce nei confronti delle banche sul trattamento delle piccole imprese” annuncia Vandino Guerra, del Cna di Verona “Stanno scomparendo aziende e famiglie intere perché l’artigianato è trascurato moltissimo dalle politiche economiche delle banche”. Parole condivise anche dal segretario Gianfranco Castellani: “Negli ultimi trent’anni ha vissuto con mezzi finanziari virtuali e basati sulla finanza ‘creativa’. Se la società non torna alla produzione di beni e servizi siamo destinati ad un impoverimento che coglierà in primo luogo i più piccoli”. La nota dolente arriva soprattutto poi con le problematiche emerse dal fisco. Già a fine 2009 creò clamore la decisione dell’Agenzia delle Entrate di inasprire i controlli sui mancati pagamenti delle imposte 2008. Provvedimento che acuì il disagio delle aziende e di riflesso alle famiglie poiché, in mancanza di liquidità ampie, come precisa lo stesso Albini: “L’imprenditore pensa a pagare gli stipendi primi dei contributi. Nel ritardo dei pagamenti sugli oneri fiscali, il Governo dovrebbe ragionare sul problema derivato dalla crisi, prima di ricorrere ad eventuali denuncie sulle evasioni”.

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