VI Rapporto UniCredit sulle Piccole Imprese, imprenditori veneti ottimisti: via al rilancio

di admin
Alto l’indice di fiducia delle Pmi. Qualità e innovazione le ricette per far ripartire l’economia del territorio. Il ruolo forte della banca.

Torna l’ottimismo fra gli imprenditori veneti. E’ quanto emerge dal VI Rapporto UniCredit sulle Piccole Imprese, un’analisi basata sulle interviste dirette ad un campione composto da 250 piccoli imprenditori locali. Ed è proprio la fiducia nel futuro e nella capacità di reazione del sistema produttivo locale a contraddistinguere le Pmi venete.
Tanto ottimismo e fiducia, quindi, sostenuta dall’esperienza e dalla forza del sistema produttivo locale e nonostante la crisi abbia decisamente rallentato investimenti ed esportazioni.
L’analisi condotta nel Rapporto si sviluppa lungo tre filoni: la valorizzazione del territorio, l’internazionalizzazione e l’innovazione. Tre aspetti legati fra loro, dai quali dipendono – secondo il rapporto – il futuro e la prosperità del sistema produttivo veneto, senza dimenticare il supporto – che gli imprenditori reputano irrinunciabile – del sistema finanziario, per evitare il rischio che situazioni di momentanea illiquidità di imprese sane e competitive possano trasformarsi in situazioni di insolvenza.
Tornando alla fiducia la crisi ha soffiato forte sulle imprese del territorio ma nonostante i timori per l’andamento dell’economia reale, per gli imprenditori il peggio sembra ormai alle spalle e l’indice di fiducia a 89: nello specifico, è importante però rilevare che se la fiducia con la quale gli imprenditori guardano ai passati 12 mesi è pari a 75, le previsioni per il prossimo anno raggiungono quota 103. Si registra un miglioramento su tutte le variabili relative alla disponibilità di credito, all’occupazione e agli investimenti.
“Da parte dei piccoli imprenditori – spiega Zeno Rotondi, Responsabile dell’Ufficio Studi Divisione Retail di UniCredit –  emerge comunque la consapevolezza della necessità di un cambiamento strutturale, anche al di là della congiuntura negativa legata alla crisi, per cui si rende necessario azionare tutte le leve competitive disponibili: la qualità è individuata quale strategia competitiva, tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo. Nell’immediato gli imprenditori hanno risposto contenendo i costi, mentre per il futuro mirano a migliorare la commercializzazione”.
E infatti, dal rapporto, emerge la consapevolezza da parte dei piccoli imprenditori di un cambiamento strutturale dei mercati, anche al di là della congiuntura negativa legata alla crisi, per cui si rende necessario azionare tutte le leve competitive disponibili: la qualità è individuata quale strategia competitiva, tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo. Nell’immediato gli imprenditori hanno risposto contenendo i costi, mentre per il futuro mirano a migliorare la commercializzazione.
La crisi, comunque, ha colpito duramente anche nel Veneto. Tra le cause che hanno maggiormente creato difficoltà alle Pmi venete l’allungamento dei tempi di pagamento: 78,9% contro il 76,6% a livello nazionale. La riduzione delle vendite in Italia (76,5%), l’aumento del costo delle materie prime (61,6%), le perdite relative agli investimenti finanziari 44,4%, in controtendenza rispetto al dato nazionale del 50,4%), la richiesta di rientro dalle linee di fido bancario (32,8%, inferiore al dato nazionale) e la riduzione delle vendite all’estero (23%).
A proposito di credito. La minore crescita degli impieghi registrata nel Veneto, che il Rapporto mette in evidenza, sarebbe dovuta al congelamento dei piani di investimento oltre che da tensioni nella gestione finanziaria dell’azienda a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti, del calo delle vendite in Italia, dell’aumento dei costi delle materie prime.
Il settore bancario, comunque, ha saputo sostenere l’economia produttiva, a fronte della debolezza in termini di patrimonializzazione delle aziende. Gli istituti di credito, di fronte alla crisi, hanno saputo dimostrarsi flessibili in termini di valutazione del rischio di credito, quando i modelli di valutazione del merito creditizio ispirati a Basilea II si sono dimostrati prociclici.
E, a proposito dell’adeguatezza patrimoniale dell’azienda, gli imprenditori veneti hanno pareri in sintonia con la media nazionale. Alla domanda relativa a come valuta patrimonialmente la propria impresa, il 38% risponde che la ritiene adeguata ma che con un patrimonio maggiore avrebbe nuove opportunità di mercato (la stessa risposta viene fornita dal  41,1% del campione intervistato a livello nazionale). Il 35,3% degli imprenditori veneti invece giudica adeguata la struttura patrimoniale delle propria azienda e riconosce che con un patrimonio maggiore non ci sarebbero nuove opportunità di mercato (il dato nazionale è del 31,2%). Solo il 14,8% degli imprenditori veneti (17,6% a livello nazionale) definisce la propria struttura patrimoniale insufficiente sia rispetto all’attività svolta sia rispetto alle potenzialità del mercato.

Condividi ora!