Ritorna lo spettro della crisi. Come sfuggire?

di admin
La crisi uscita dalla porta degli annali statistici entra dalla finestra della realtà oggettiva.

Entra con passo circospetto, guardinga per non farsi individuare, per rifuggire davanti ad eventuali alfieri che dovessero rivendicare un ruolo anti crisi. E’ una crisi che sfugge agli economisti e che strisciando si insinua tra la gente comune. Non si sa da che parte spingere la barca al largo per uscire dalle secche della crisi e navigare verso i mari della ripresa e della ritrovata felicità. Dove ardire con la barca Italia se manca la  fiducia rispetto a eventuali tempeste che possono scatenarsi, e poi  questa barca, a forza di essere rabberciata e fustellata e calafatata  si strappa, si sbrindella in ogni dove.  Si apre una crisi (le pensioni, la Fiat, ect) si corre e si tappa la falla. Ci sono le elezioni e potere e miliardi di euro in gioco, basta concederne al popolo un po’ ora , per riprenderseli dopo aver vinto. Se la politica è una professione come da noi in Italia, il professionista gioca così! Cosa deve fare allora il governo ed  il piccolo risparmiatore? Sul primo non mi pronuncio per esiguità dello spazio dell’analisi e per troppa difficoltà di interpretare la mediazione, mi limito ad assistere impotente a spartizioni, sperando  che qualche idealità, come il federalismo vero e non di facciata, prenda il sopravvento. Sul secondo punto invece , essendo parte in causa voglio dire la mia. Oggi  ripari certi  per il risparmio ce ne sono pochi. Quelli che promettono grandi  ritorni finanziari dal capitale  sono tutti millantatori, gente (istituzioni internazionali, nazionali e venditori di strada) che lavora per se. Allora occorre seguire due vie: una darsi alla fuga , portare i capitali in luoghi sicuri  che vi  consentano di spenderli senza mille lacci e laccioli (ma questi posti ora non esistono  più, i cosiddetti paradisi fiscali, sono tombe putride piene di cadaveri e operazioni  contro l’uomo e la sua umanità, inferni finanziari, insomma; Un’altra via consiste nel tirarsi su le maniche e  gestirsi il denaro in proprio. Ciò non vuol dire mettersi al computer  e fare commercio  di titoli ma investire i soldi in qualche bene durevole o attività  concreta che ci piaccia fare. Bene o attività  di cui conosciamo i meccanismi  o di cui potremmo  impararli. Far fruttare il denaro con i nostri talenti e piaceri, produrremo ma utilità sociale. Se ci riuscisse di  valorizzare le nostre  capacità  la società crescerebbe e presto ritroverebbe il suo equilibrio. Se non si riesce da soli  si faccia gruppo, rete;  si valorizzino le relazioni  utili al progetto e si taglino le altre. La pietas in questa fase non serve, non deve intralciare il  rilancio. Il gruppo , la rete deve volare alto, avere grandi idealità e non deve essere estesa altrimenti si perde  la capacità di controllo dello svolgimento operativo e di verifica pratica  e di revisione di eventuali comportamenti  anomali. Trovato il progetto sostenibile in cui si crede, spingere per esso; rettificarlo se serve, per adeguarlo nei mezzi, mai nell’idea.  Non c’è tutto questo rimangono i Bot dello Stato, non sono una sconfitta totale se pensiamo che facciamo beneficenza a noi stessi.

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