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Banco Popolare, governance addio?

di admin
E’ andata! L’assemblea ha approvato il nuovo prestito del Banco per raggranellare soldi.

Si dice che non ne manchino, ma a chi? Se si parla con l’imprenditore medio sembra che così non sia, debiti, debiti, e ancora debiti.  Sono le banche che non sanno dove mettere i soldi o sono i risparmiatori che non si fidano delle banche e del sistema? Vedremo quali risultati produrrà il prestito obbligazionario convertibile targato Popolare e quali entusiasmi  scatenerà sul corso del titolo. Mi premeva, però, oggi, segnalare come i meccanismi assembleari avvantaggino i vertici e,  di fatto, impediscono che i soci possano intervenire. Se non si cambia registro potremmo dire ai soci “Non vi  resta che aspettare fiduciosi i frutti,  ma intanto potete rischiare di perdere l’albero!”
Ma, quali sono questi  meccanismi che impediscono concretamente una espressione libera del voto in assemblea? In teoria  c’è la massima libertà e i meccanismi di legge sono tutti rigorosamente rispettati ma, i fatti,  dicono altro. Impera l’autoreferenzialità! Adesso, l’unico vero controllo è  quello delle autorità,  che, tuttavia intervengono quando  la frittata, se tale è, è già stata messa servita nel piatto. Perché non consentire che anche i soci contino qualcosa? Sono solo le lobby interne che fanno pesare il giudizio poi il pubblico, la massa approva. I risultati di votazioni bulgare come quella recente sono accompagnati da centinaia di commenti negativi, dietro le quinte, da improperi  scagliati col silenziatore.  Quando, invece, c’è  la possibilità di esprimersi  col voto segreto le cose cambiano, la riprova si è avuto lo scorso anno dove mille e più soci non hanno votato la lista del Consiglio.
Ancora peggio per una popolare ove il voto è capitario è la  paventata possibilità che  non ci sia un giudizio sul bilancio e quindi sull’operato degli amministratori. In teoria, essendo il Banco amministrato da un organismo duale, ai soci non  rimarrà altro che votare, o  non, la lista degli amministratori, ma,  non votare il bilancio: assurdo ed incredibile per una cooperativa. Vi immaginate voi  i funzionari  i dirigenti e tutti quei dipendenti che hanno il diritto di voto ( i veronesi no!) votare contro il  loro capo. Tutti zitti, boccone amaro,  e sorriso sulle labbra. Ma quand’è che le autorità fanno finire questa farsa!
Altra novità, rinviata da anni ma che alla fine ha reso evidente lo scarso peso   di Verona, anche se le regole sono rispettate, formalmente rispettate, è  il luogo  ove si terrà la prossima assemblea. Per la prima volta non sarà Verona, e dopo aver strapagato per queste megafusioni ora la immancabile, rivincita di Novara , e poi di Lodi e poi di…la beffa. 
C’è da confidare che la nuova legge sulle popolari preveda qualcosa altrimenti la vera governance di una cooperativa resterà risibile. Allora tanto meglio che si trasformi in Spa , almeno si vede chi ci mette i soldi e chi si deve assumere  la responsabilità. Temo che nulla  in tal senso  vedremo! Eppure basterebbe poco! Basterebbe che per votare a favore del bilancio  il regolamento prevedesse di alzarsi e di andare a votare mentre chi vota contro se ne sta comodamente seduto, o ancora più semplice imporre, l’approvazione del bilancio, lo scrutinio segreto.  Scommettiamo che  non ci sarebbero più maggioranze bulgare!

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