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Glaxo, ahi, ahi! E l’Università…

di admin
Come un fulmine a ciel sereno piomba nel dibattito preelettorale veronese il caso della multinazionale che intende chiudere i battenti e mandare a spasso centinaia di cervelli lavoratori e smantellare un centro ricerche, che di ricerca pura, forse, non ne faceva più da anni.

Bordate di interventi da più parti e grida di dolore. Non è il primo caso, non sarà l’ultimo, ma è sintomatico di una realtà che si protrae da anni e che coglie il  momento della crisi, che tutto giustifica e tutto edulcora,  per sbattere violentemente sotto gli occhi di tutti quello sta capitando a Verona. Già altre aziende storiche veronesi sono entrate in difficoltà negli anni e la globalizzazione dei mercati  impone  a tutti di sapersi rinnovare e di formarsi al nuovo format di sviluppo mondiale. Deve fare formazione il lavoratore, dipendente o autonomo, che nella flessibilità ci guazza da tempo e deve fare formazione l’imprenditore medio che da anni vive  nello status quo. E’ difficile tornare a scuola, è difficile fare innovazione e ricerca in un Paese come l’Italia ingessato in clan o caste che si auto tutelano. E’ difficile ma non impossibile! E’ un dovere etico! Chi  dovrebbe  proporre modelli  imprenditoriali  nuovi e cercare di smuovere le acque stagnanti dell’economia? Sono molti i soggetti interessati ma in particolare chi ha il compito di promuovere la cultura, in ogni dove e parte, se non l’Università? Il Magnifico Rettore  intervistato sul caso Glaxo ha detto che  “già dieci anni fa”  si era segnalato il problema.  Anche se  qualcosa è stato fatto, e ne va dato atto, molto doveva essere fatto, molto di più e senza spesa di soldi ma con impegno etico. Troppo facile, troppo astuto dire noi l’avevamo detto, e  scaricare la responsabilità sugli altri. Molti sono  i correi di questo  lento declino, ma gli organi dirigenti dell’Università sullo stimolo per la ricerca e lo studio di nuove vie hanno responsabilità maggiori. Non si  può limitarsi a  segnalare, a protestare qualche volta, molto civilmente, con moderata moderazione, per non disturbare i manovratori. Chi vive e segue le vicende veronesi  non  ha potuto apprezzare la pressione ferma e costante   dell’Università  se non  in ambito strettamente cattedratico. Occorre che questi sancta sanctorum  della cultura  si smuovano,  senza compiacere tizio o caio,  ma usando tutti i mezzi mediatici per spingere i potenti veronesi a impegnarsi di  più offrendo possibili soluzioni. Tutte insieme le istituzioni cittadine dovrebbero creare strutture , ove si partecipi gratuitamente per l’onore di essere a servizio della propria città, per studiare  come  utilizzare le risorse  ingenti  che ci sono a Verona  per lo sviluppo della città, per evitare che si svilisca il ruolo trainante che deve avere la cultura. Non si può sempre protestare perché mancano soldi  come molti fanno e ringraziare, per ingraziarsi, qualche potente perché sostiene  il territorio e l’Università mettendoci  “schei” spesso non suoi. Occorre avere una visione più ampia . Gli imprenditori sono molto attenti e parteciperebbero a corsi per innovare. Sarebbero i primi anche a dare qualche soldo (in certi casi già lo fanno),  se vedessero buona volontà e non distaccato pontificante “ omeliare”, in ossequio al tarlo pietrificante che calcifica le poche attività operative ancora  in Italia e a Verona. Il piccolo è bello ma non ce la fa a competere con la globalizzazione in specie se deve trascinare il caravanserraglio italico. Altri casi Glaxo verranno  ed allora piccoli o “grandini”,  guai a noi tutti. Molti sono i chiamati e sono  moralmente responsabili  e ,tra questi,  la nostra  Università, che non potrà dire “Io non c’entro!”

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