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Studi di settore, Confcommercio Verona: la Cassazione conferma che non sono prova di evasione

di admin
La Confcommercio-Imprese per l’Italia della Provincia di Verona saluta con favore il pronunciamento a sezione unite della Corte di Cassazione, che il 18 dicembre ha depositato ben quattro sentenze sulla base delle quali “la procedura di accertamento basata sull’applicazione dei parametri e degli studi di settore non è elemento di accertamento diretto ed automatico”.

Pertanto, “i maggiori ricavi devono prendere origine da un procedimento basato sul contraddittorio (obbligatorio) tra l’Agenzia delle entrate ed il Contribuente”.
Non solo: l’esito del contraddittorio, sottolinea Confcommercio Verona in una nota, deve trovar parte nella motivazione dell’atto di accertamento. Si conferma quindi ancora una volta che gli studi di settore – come peraltro ribadito dalla stessa Agenzia delle entrate – non sono prova di evasione, per cui l’eventuale scostamento tra ricavi dichiarati ed il risultato del programma di elaborazione degli studi (Gerico), non deve creare una “sudditanza psicologica”, ma va valutato, di volta in volta, ed eventualmente supportato dall’asseverazione e dal visto di conformità rilasciato dai Centri di assistenza fiscale per le imprese, quali, per esempio, Unionservices, società del sistema Confcommercio.

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