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Vinitaly: i vini Premium guidano l’export italiano nel mondo

di Redazione
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, le etichette di fascia alta cresceranno del 3,5% entro il 2029. Dal Giappone al Messico, ecco le piazze strategiche per le nostre cantine.

In un contesto globale segnato dal calo delle importazioni, il vino italiano di fascia alta si conferma il vero “passepartout” per i mercati esteri. Durante l’apertura di Vinitaly 2026, l’Osservatorio Uiv-Vinitaly ha presentato un’analisi che indica nei vini “Premium” (quelli con prezzo d’uscita dalla cantina superiore agli 8 euro) il motore della crescita futura.

Mentre il valore globale del comparto segnerà un timido +1% da qui al 2029, le produzioni tricolori di qualità puntano a un incremento del 3,5%. L’obiettivo è chiaro: compensare la discesa dei prodotti di fascia medio-bassa e alzare il posizionamento del “made in Italy” enologico, che già oggi vanta una bilancia commerciale positiva per 7,2 miliardi di euro.

I mercati più promettenti: il ranking

L’Osservatorio ha stilato il “Premium Wines Opportunity Index”, una classifica delle dieci destinazioni più interessanti per le aziende italiane. Al vertice si trova il Giappone (indice 91.4), seguito da Messico (86.3) e Corea del Sud (85.1).

Oltre ai mercati consolidati come Stati Uniti e Regno Unito, l’analisi punta i riflettori su aree emergenti ma con un alto potenziale di crescita: Vietnam, Thailandia, Indonesia e India. In questi Paesi si nota una forte spinta tra i giovani e le donne, interessati sia al mondo dei cocktail sia alla formazione specialistica sul vino.

L’importanza strategica del valore

Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio, ha spiegato come la quota di vini di fascia alta sia determinante per la tenuta del settore. «Il valore export 2025 è risultato in calo di quasi il 4%», ha dichiarato Flamini, «ma, secondo le nostre stime, se avessimo avuto in pancia un’incidenza della quota Premium al 20% invece dell’attuale 17%, il saldo negativo si sarebbe ammorbidito a -0.7%».

Secondo l’esperto, aumentare il peso dei vini di qualità di un punto percentuale ogni anno permetterebbe di invertire la tendenza negativa prevista fino al 2029.

Focus sulle piazze internazionali

  • USA e UK: Negli Stati Uniti il segmento “Premium” italiano cresce del 4%, trainato dal Prosecco. Nel Regno Unito c’è spazio per i vini rossi e rosati di Toscana, Piemonte, Puglia e Abruzzo.
  • Cina e Sud Corea: Nonostante il calo dei volumi, la domanda cinese si sposta verso l’alto. Entro il 2029 i “Premium” cresceranno del 10%, con ottime prospettive per gli spumanti e i vini aromatici come il Moscato d’Asti.
  • Nuova Generazione: In Thailandia e India si prevedono tassi di crescita rispettivamente del 27% e del 76% per i vini di fascia alta.

Vinitaly 2026: i numeri dell’evento

La fiera veronese, in programma dal 12 al 15 aprile, si conferma l’ombelico del mondo per il settore. Sono attesi oltre 30 mila operatori esteri da 130 Paesi e 1.000 top buyer selezionati. Oltre alle delegazioni storiche dal Nordamerica, si registra un forte aumento di arrivi dall’Asia e dall’America del Sud, con una presenza crescente anche dal continente africano.

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