Mariagrazia Bertaroli, presidente Consorzio Turismo Olio EVO.
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Mariagrazia Bertaroli: «L’oleoturismo è una rete che unisce territori, esperienze e imprese»

di Matteo Scolari
Dal Garda alla Calabria, il Consorzio Turismo dell’Olio EVO costruisce un nuovo modello di sviluppo tra agricoltura e turismo. La presidente intervistata a Focus Verona Economia.

L’olio extravergine di oliva non è solo un prodotto, ma un’esperienza capace di generare valore per territori, imprese e comunità. Mariagrazia Bertaroli, presidente del Consorzio Turismo dell’Olio EVO, racconta a Verona Economia come nasce e si sviluppa l’oleoturismo, un settore in crescita che punta su rete, formazione e innovazione per trasformare un’eccellenza agroalimentare in leva economica e turistica.

Presidente, come nasce il Consorzio Turismo dell’Olio EVO e quali sono i suoi obiettivi?

Il consorzio nasce nel 2021, in piena pandemia, proprio a Verona, dall’esigenza di diverse aziende di creare un collegamento tra il settore agricolo e quello turistico. Negli ultimi anni questa connessione è diventata sempre più forte e naturale. L’oleoturismo rappresenta un asset importante sia per le aziende, che possono integrare il proprio reddito, sia per il turismo, dove cresce la domanda di esperienze enogastronomiche autentiche.

Quando si parla di oleoturismo, spesso si pensa alle degustazioni: è davvero così?

Le degustazioni sono solo una piccola parte. L’oleoturismo è molto di più: sono esperienze che escono dall’azienda e coinvolgono diversi ambiti. L’olio può essere collegato al wellness, alla cosmetica, allo sport, alla nutraceutica. È un filo conduttore che crea una rete tra più soggetti del territorio, dai tour operator al mondo outdoor, fino al benessere.

State lavorando anche fuori dal Veneto: qual è la vostra visione a livello nazionale?

Sì, lavoriamo già con 11 regioni italiane. Ad esempio, in Calabria abbiamo sviluppato un progetto innovativo insieme al Consorzio dell’olio IGP, portando il nostro modello di oleoturismo. Siamo il primo e unico consorzio oleoturistico a livello non solo italiano, ma anche europeo, e questo ci permette di essere un punto di riferimento per lo sviluppo del settore.

Qual è il ruolo di eventi come Sol Expo per il comparto?

Sono fondamentali perché mettono insieme tutti gli attori della filiera: produttori, buyer, chef, tecnici. L’olio è ancora spesso percepito come una commodity, ma queste manifestazioni aiutano a valorizzarlo per quello che è: un prodotto di altissima qualità, con molteplici applicazioni, anche nel turismo e nella nutraceutica.

Il settore sta affrontando diverse criticità, soprattutto sul fronte produttivo: qual è la situazione?

Negli ultimi anni, soprattutto nell’area del Garda e nel Nord Italia, ci sono state difficoltà legate a una produzione molto ridotta. Le cause sono diverse e richiedono riflessioni importanti. Si sta ragionando su come garantire qualità e sostenibilità economica, anche rivedendo alcuni vincoli normativi e ampliando la visione territoriale oltre le singole DOP.

Serve quindi una revisione del sistema attuale?

Probabilmente sì. È necessario trovare un equilibrio tra certificazione della qualità e sostenibilità per i produttori. Si sta pensando a soluzioni più flessibili, magari con una visione più ampia a livello regionale, per affrontare le difficoltà attuali senza perdere valore.

Quanto è importante la formazione in questo settore?

È centrale. Non si tratta solo di formare sulla produzione, ma soprattutto sulla valorizzazione del prodotto e sull’accoglienza turistica. Non basta dire che un olio è buono: bisogna saperlo raccontare, creare emozione, trasmettere cultura. È questo che evita di ricadere nella logica della commodity.

Le nuove generazioni stanno rispondendo a questa sfida?

Sì, fortunatamente si vede un ritorno dei giovani, soprattutto in alcune regioni. Il ricambio generazionale è in atto, anche se non sempre semplice. I giovani portano competenze nuove, anche in ambito marketing e storytelling, fondamentali per il futuro del settore.

Il Consorzio lavora anche con il mondo accademico: con quali obiettivi?

Abbiamo un accordo con l’Università di Verona e collaboriamo con diversi atenei italiani. Stiamo formando studenti e sviluppando progetti concreti sull’oleoturismo, perché non basta parlarne: servono azioni reali. Recentemente abbiamo avviato anche un bando di filiera che coinvolge più università e regioni, con focus su formazione e sviluppo sostenibile.

Qual è la sfida principale per il futuro dell’oleoturismo?

Creare una visione sistemica. L’olio deve diventare parte di un ecosistema territoriale che includa altri prodotti e altre esperienze. Serve lavorare su più fronti, dalla formazione alla comunicazione, fino alla costruzione di reti tra operatori. È un percorso complesso, ma il potenziale è enorme.

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