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Compravendite immobiliari, a Verona sconti tra i più bassi d’Italia: trattative al 6,1%

di Matteo Scolari
Nel primo semestre 2025 la scontistica media nazionale si attesta al 7,6%. Il mercato veronese tiene meglio delle altre grandi città, sostenuto da una domanda orientata verso immobili in buono stato ed efficienti dal punto di vista energetico.

Nel mercato immobiliare italiano continua a ridursi lo spazio di trattativa sul prezzo, ma Verona si conferma tra le città con la scontistica più contenuta. Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, nella prima parte del 2025 lo sconto medio applicato nelle compravendite in Italia è pari al 7,6%, in lieve miglioramento rispetto all’8% registrato un anno prima.

A livello di grandi città, la scontistica media scende al 7,9%, anche in questo caso in calo rispetto al primo semestre 2024. In questo contesto, Verona si distingue con uno sconto medio del 6,1%, terzo valore più basso tra i principali capoluoghi italiani, dopo Bologna (-5,8%) e davanti a Milano (-6,3%). Un dato che riflette una tenuta dei valori e una minore pressione negoziale rispetto ad altri mercati urbani come Palermo (-11,6%) o Genova (-10,3%).

Secondo Tecnocasa, alla base di questa dinamica c’è una bassa offerta di immobili di qualità e una domanda sempre più selettiva, che privilegia abitazioni in buono stato o già ristrutturate. Un orientamento che penalizza le tipologie più obsolete: le abitazioni usate registrano uno sconto medio del 7,8%, contro il 7,0% di quelle ristrutturate e il 5,0% degli immobili nuovi.

Un ruolo crescente lo gioca anche l’efficienza energetica. Le abitazioni in classe A presentano una scontistica contenuta (-5,1%), mentre per gli immobili in classe G lo sconto sale all’8,4%, a conferma di come i costi di riqualificazione incidano in modo significativo sulle trattative. Ancora più marcati i ribassi sugli immobili acquistati a scopo di investimento, dove la scontistica media arriva al 10,4%, sfruttando il maggiore potere contrattuale degli acquirenti.

Anche la tipologia incide sul prezzo finale: i monolocali e le soluzioni popolari superano la media nazionale con ribassi rispettivamente del 9,5% e del 10,0%, mentre tengono meglio le soluzioni signorili (-6,5%) e gli ultimi piani (-7,1%), tradizionalmente più richiesti e meno presenti sul mercato.

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