Made in Italy, Coldiretti chiede di cambiare il codice doganale: “Stop all’inganno in etichetta”
di Matteo ScolariSi è svolta ieri al Palageox di Padova la grande mobilitazione promossa da Coldiretti per difendere il vero Made in Italy e chiedere una modifica del codice doganale europeo. All’assemblea hanno partecipato quasi 3mila soci agricoltori, tra cui 700 provenienti da Verona, guidati dal presidente Alex Vantini e dal direttore Massimo Albano.
Al centro della protesta la richiesta di cancellare la norma sull’ultima trasformazione sostanziale, che consente di etichettare come italiani prodotti agricoli e alimentari stranieri sottoposti a lavorazioni minime nel nostro Paese. Una pratica che, secondo Coldiretti, danneggia i redditi delle imprese agricole, limita le opportunità di export autentico e rappresenta un inganno per i consumatori europei.
La mobilitazione si è svolta alla presenza del presidente nazionale Ettore Prandini, del segretario generale Vincenzo Gesmundo e del presidente di Coldiretti Veneto Carlo Salvan, a conferma del rilievo strategico della battaglia. «Una battaglia fondamentale – ha ribadito Coldiretti – contro uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi riconosciuti nei campi e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo».
Per l’occasione è stata allestita la mostra “Gli inganni del codice doganale”, che ha mostrato in modo concreto come prodotti stranieri, spesso extra UE e di bassa qualità, vengano italianizzati grazie a lavorazioni minime. Tra gli esempi portati, petti di pollo sudamericani semplicemente panati e venduti come italiani, cosce di maiale olandesi o danesi trasformate in prosciutti tricolori, ortofrutta trasformata come carciofini egiziani sottolio o succhi di frutta, fino a mozzarella prodotta con latte estero o cagliata ucraina, sughi da concentrato di pomodoro cinese e pasta con grano canadese trattato con glifosato.
Un fenomeno che, secondo Coldiretti, si aggiunge al mercato dei falsi prodotti italiani, che all’estero ha raggiunto il valore record di 120 miliardi di euro, colpendo in particolare i prodotti a Denominazione di origine. In testa alla classifica delle contraffazioni ci sono i formaggi, comprese alcune Dop del Veneto come Grana Padano, Provolone e Asiago, seguiti da salumi, olio extravergine di oliva, conserve e ortofrutta.

Durante l’assemblea è intervenuto anche il presidente di Coldiretti Verona Alex Vantini, che ha richiamato l’attenzione su temi cruciali per l’agricoltura scaligera, a partire dalla gestione della risorsa idrica e dalla necessità di portare avanti i progetti di invasi per garantire la disponibilità d’acqua al comparto. Vantini ha inoltre affrontato il tema della reciprocità nelle regole commerciali: «Noi agricoltori dobbiamo sottostare a restrizioni sempre più pesanti sui prodotti fitosanitari, mentre il clima impazzisce e nuovi insetti devastano i nostri campi. Più che di concorrenza sleale si tratta di vera e propria distorsione di mercato».
Il presidente veronese ha poi sottolineato l’impatto sul territorio: «Le nostre eccellenze, come l’ortofrutta, che a Verona ha visto la perdita di 20mila ettari negli ultimi anni, rischiano di perdere terreno rispetto a Paesi extra UE che ignorano le regole che noi rispettiamo con fatica». E ha concluso: «Chiediamo uguali regole per tutti e maggiori controlli doganali, a tutela delle nostre aziende ma anche della salute di tutti i cittadini».
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