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Gennaio tra saldi e rincari: famiglie sotto pressione tra carburanti, trasporti e tasse

di Matteo Scolari
Federconsumatori Verona: «Gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio 2026 rischiano di aggravare una situazione economica già fragile».

Gennaio si apre come da tradizione con i saldi invernali, ma per i consumatori il 2026 comincia anche con una lunga serie di aumenti già definiti dalla legge di Bilancio e con l’aggiornamento delle tariffe di numerosi servizi pubblici. Una combinazione che, nel suo insieme, rischia di rendere ancora più complessa la gestione dei bilanci familiari, soprattutto in una fase in cui si è ancora in attesa del dato definitivo sull’inflazione di dicembre per comprendere come si sia chiuso il 2025. A lanciare l’allarme è Federconsumatori APS Verona, che richiama l’attenzione sull’impatto cumulativo dei rincari aumento 2026.

Maurizio Framba, presidente Federconsumatori Verona.
Maurizio Framba, presidente Federconsumatori Verona.

Uno dei fronti più delicati riguarda i carburanti, con l’aumento dell’accisa sul gasolio pari a 4,05 centesimi al litro, una misura che colpisce direttamente 16,6 milioni di proprietari di auto diesel e che garantirà allo Stato circa 552 milioni di euro nel 2026. È prevista una riduzione analoga dell’accisa sulla benzina, ma secondo Federconsumatori il beneficio rischia di restare solo teorico, perché potrebbe non tradursi in un reale calo dei prezzi alla pompa, complice il riallineamento delle accise, possibili fenomeni speculativi e la generale instabilità dei mercati. Nonostante i rincari, il gasolio resta il carburante più utilizzato, soprattutto perché centrale per trasporto merci, logistica, agricoltura e settori professionali, rendendo difficile una riduzione dell’uso nel breve periodo.

A pesare sui cittadini sono anche i trasporti pubblici. Dal 1° gennaio scattano aumenti medi intorno all’1,5% per l’alta velocità e il trasporto regionale, con un rincaro specifico dell’1,6% nel Veneto, mentre per la mobilità privata entrano in vigore i nuovi pedaggi autostradali, adeguati all’inflazione con un incremento medio dell’1,5% sulla quasi totalità delle concessioni. Un aumento che, sommato al caro carburanti, incide in modo diretto sui costi di spostamento di famiglie e imprese.

La manovra interviene anche sui prodotti del tabacco, introducendo un piano triennale di aumento delle accise dal 2026 al 2028. Per il primo anno l’incremento medio è di circa 15 centesimi a pacchetto per le sigarette tradizionali, con ulteriori rialzi già programmati per gli anni successivi, che coinvolgeranno anche tabacco trinciato, sigari e prodotti di nuova generazione. In crescita anche i costi delle assicurazioni, con l’aliquota sulle coperture per infortunio del conducente e assistenza stradale che sale al 12,5% per i contratti stipulati o rinnovati dal nuovo anno, aggravando un settore già interessato da aumenti negli ultimi anni.

Un altro capitolo rilevante riguarda affitti brevi, turismo e fiscalità locale. La legge di Bilancio consente ai Comuni di aumentare l’imposta di soggiorno fino a 2 euro a notte, con una disciplina speciale per alcune aree di Veneto e Lombardia entro 30 chilometri dalle sedi dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026, dove l’imposta potrà arrivare fino a 5 euro. A questo si aggiunge l’introduzione del sistema a doppia aliquota per la cedolare secca sugli affitti brevi.

Verona città

Sul fronte degli acquisti e della finanza, scatta il contributo di 2 euro sui pacchi extra-UE di valore inferiore a 150 euro, una misura che colpisce soprattutto l’e-commerce internazionale, mentre nel settore finanziario raddoppia la Tobin tax, che passa dallo 0,2% allo 0,4%, con un aumento anche dell’Irap per banche e assicurazioni di due punti percentuali.

Secondo Federconsumatori Verona, l’attenzione ora è puntata sui dati inflattivi dei primi mesi del 2026, che permetteranno di misurare l’effetto reale di questi interventi sui prezzi al consumo. È però già evidente che i rincari diretti su carburanti e pedaggi produrranno effetti indiretti su molti beni, in particolare su alimentari e prodotti di largo consumo, dato che in Italia la maggior parte delle merci viaggia su gomma. Un meccanismo che rischia di trasferire i maggiori costi di trasporto sui prezzi finali, ampliando l’impatto degli aumenti ben oltre le singole voci di spesa.

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