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Luca De Rosa: «Il mercato energetico va verso le aggregazioni tra operatori»

di Matteo Scolari
Il presidente di Global Power analizza lo stato del mercato energetico italiano: stabilità dei prezzi, saturazione del mercato e le difficoltà della transizione green.

La 21^ Settimana Veronese della Finanza, Economia e Lavoro continua a trattare temi di grande attualità, come quello dell’energia. In questa seconda puntata dedicata al settore, abbiamo intervistato Luca De Rosa, presidente e amministratore delegato di Global Power Spa. Con lui, abbiamo approfondito l’attuale stato del mercato energetico, le sue dinamiche globali e locali, le sfide della transizione energetica e le necessità di investimenti nel settore.

De Rosa, come si è comportato il mercato dell’energia negli ultimi mesi, considerando l’incertezza geopolitica in Medio Oriente, la guerra in Ucraina e le politiche energetiche globali?

Purtroppo, la guerra in Ucraina e le tensioni in Medioriente continuano a tenerci in un clima di incertezza. Tuttavia, il mercato energetico ha mantenuto una stabilità sorprendente rispetto a quello che ci si sarebbe aspettati, considerando anche le altre crisi geopolitiche. Nonostante i picchi iniziali dei prezzi alla fine del 2024 e inizio 2025, attualmente il prezzo dell’energia elettrica in Italia si aggira tra i 107-112 €/MWh, ben lontano dai livelli record che abbiamo visto negli anni passati. Il gas, allo stesso modo, è stabile tra i 35 e i 38 €/MWh. Questo significa che, pur con una volatilità tipica del mercato, oggi i prezzi sono contenuti, e le previsioni per i prossimi mesi sono relativamente ottimiste. Certo, la volatilità è sempre dietro l’angolo, ma oggi vediamo una stabilizzazione rispetto al passato.

Il mercato energetico italiano è ormai saturo di operatori. Come vedi il futuro del mercato in Italia, soprattutto considerando l’ingresso di realtà apparentemente distanti, come le aziende telefoniche?

È evidente che il mercato italiano dell’energia è ormai saturato, con circa 700 operatori che vendono energia e gas. Tuttavia, è naturale che in un contesto così competitivo si vada verso un accorpamento intelligente, con l’emergere di pochi attori più strutturati. Questi soggetti dovranno essere in grado di fare investimenti significativi, soprattutto nell’upstream, nella produzione di energia e nelle reti di distribuzione. Non credo che servano 700 piccole aziende. Una razionalizzazione del mercato porterà sicuramente vantaggi sia agli operatori che agli utenti finali. Inoltre, vediamo che le aziende diversificano i loro servizi: oggi possono vendere non solo energia e gas, ma anche assicurazioni o telefonia. Questo è un percorso che trovo corretto, perché il mercato non si ferma solo al prezzo, ma alla qualità del servizio che un operatore è in grado di offrire.

A proposito di investimenti, la transizione verso una energia verde è una delle principali sfide del settore. Come stanno affrontando gli operatori le necessità di investimento in questa direzione?

La transizione energetica è senza dubbio una grande sfida, soprattutto dal punto di vista degli investimenti. Siamo un settore capital-intensive, dove sono necessari ingenti capitali per poter sviluppare impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici, insomma, tutte le fonti rinnovabili. La difficoltà principale oggi, però, è rappresentata dalla paura che le banche hanno nel finanziare progetti energetici. Dopo il periodo critico del Covid e la crisi legata alla guerra in Ucraina, molte banche si sono ritirate dal nostro settore per via della volatilità dei prezzi e dei rischi associati. Per realizzare questa transizione verso un’energia rinnovabile, serve un impegno significativo da parte degli investitori, e solo gli operatori grandi e ben strutturati possono affrontare tali sfide. Non dimentichiamo che il fotovoltaico e l’eolico sono ancora le tecnologie più promettenti, ma anche quelle che richiedono capitali enormi. La direzione, però, è chiara: dobbiamo andare verso un’energia più verde, ma senza dimenticare la sostenibilità economica.

Parlando di efficienza energetica, come si sta muovendo la pubblica amministrazione in Italia per ridurre i costi e migliorare le performance energetiche?

La pubblica amministrazione sta finalmente prendendo sul serio il tema dell’efficienza energetica. Global Power ha recentemente vinto un lotto del bando Consip per la fornitura di energia, in particolare per il Lazio, e questo ha permesso alla pubblica amministrazione di risparmiare sui costi energetici. Tuttavia, la vera sfida è quella che riguarda l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico. In Italia ci sono oltre 700.000 edifici pubblici, con oltre 280 milioni di metri quadri da riqualificare. Le direttive europee, come la 1791 sull’efficienza energetica e la Direttiva Case Green, impongono investimenti massicci per rendere questi edifici più sostenibili. Ma il governo italiano ha tempo fino a maggio 2024 per recepire queste direttive, e il processo è più lento del previsto. Si tratta di una grande opportunità, ma anche di un enorme impegno economico per il paese.

A questo punto, come si vede il futuro del settore energetico in Italia, con le sfide globali e le direttive europee?

Il futuro del settore energetico italiano dipenderà molto da come l’Europa affronterà la transizione energetica. La sostenibilità ambientale è fondamentale, ma bisogna stare attenti a non distruggere settori che oggi sono ancora vitali per l’economia. Non possiamo permettere che interi settori, come quello delle automotive, vengano eliminati dalla notte alla mattina per decisioni politiche. La transizione va fatta con un certo equilibrio. Dobbiamo pensare a una transizione sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale. L’Europa ha il compito di disegnare un piano a lungo termine, che tenga conto delle necessità delle persone e delle imprese, senza lasciare indietro nessuno.

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