Personale sanitario, CISL FP Verona: «Lavoratori in “burnout”. Serve cambio di paradigma»
di Giorgia PretiDepressione, ansia, inappetenza, nausea, vomito, insonnia, mancanza di autostima, poca motivazione ed energia, ma anche difficoltà a concentrarsi e disturbi del comportamento. Questi alcuni sintomi che spesso riferiscono lavoratrici e lavoratori impegnati nei processi di presa in carico in ambito socio sanitario. A tutto ciò si aggiungono le percosse e le violenze in generale a vario titolo che poveri lavoratrici e lavoratori ricevono dai loro pazienti, ospiti, ignari spesso di quanto intendono e vogliono. A denunciare la situazione è la CISL FP Verona.
«Ciò che veramente fa veramente male è quando cominci ad avere la consapevolezza che sei solo un numero o codice da articolare in un fantomatico cartellone orario turni per coprire il servizio. Ti fai promotore di iniziative per migliorare l’organizzazione e ti scontri con protocolli e procedure che rallentano il “problem solving”. Di fatto la tua proposta può aspettare quando invece le direttive dalla dirigenza arrivano tempestive, ordinatorie ed immediatamente esigibili» spiegano i sindacati in una nota stampa.
«Non è più il momento, o perlomeno non solo – sostiene Giovanni Zanini, segretario generale della Cisl Fp di Verona – di pensare a rinnovi contrattuali o all’arruolamento di personale con titoli più o meno equivalenti per far fronte all’emergenza che inesorabilmente avanza nelle case di riposo. Il personale ora ha bisogno di essere assistito, curato e riabilitato anche psicologicamente ad affrontare quel lavoro che si ritiene ormai essere considerato il più faticoso al mondo».
«Di fatto nelle famiglie, anche numerose – continua Zanini – la presa in carico del proprio genitore o persona fragile conta un arco temporale di giorni o forse qualche mese, carico di lavoro che proprio per la sua dimensione, sarà poi delegato al supporto di badanti, quando disponibili e quando va meglio, per la disponibilità di una scheda SVaMA, al personale della casa di riposo o centro servizi. È urgente cambiare paradigma e rovesciare ruoli e funzioni. Il clima organizzativo, la fidelizzazione di lavoratrici e lavoratori, la presa in carico degli stessi dipendenti risultano essere fondamentali per la “retention” del personale».
«La natura stressante del ruolo del caregiver, i ritmi sempre più frenetici dettati dalla carenza di personale, la mancata sensibilità del ruolo e delle funzioni del lavoratore, il mancato rispetto degli spazi e dei tempi del personale, le disuguaglianze di trattamento giuridico ed economico, gli stipendi bassi, le strutture sotto pressione per ragioni politiche e organizzative, sono tutti aspetti che contribuiscono al peggioramento della salute del personale socio sanitario. Gli utenti sempre più bisognosi con pluripatologie e richieste maggiori dettate dall intensità di cura necessaria; le famiglie giustamente più esigenti e attenti quale risposta all’aumento delle rette; cittadinanza che fatica a comprendere che a breve dovrà arrangiarsi venendo meno la forza lavoro circa le professioni di cura; gli enti erogatori dei servizi che faticano a far quadrare i bilanci tra costo del personale, gestione dell’ente, entrate da famiglie e istituzioni. C’è bisogno di istituire un tavolo provinciale permanente per approfondire e pianificare il cambiamento del paradigma nella gestione delle risorse umane al fine di ottimizzare la retention del personale. Curiamo chi ci cura prima di pensare a logiche di mercato o a soluzioni a breve durata».
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