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Il Lago di Garda, il nostro bene comune da difendere. Subito

di Matteo Scolari
Ecosistema fragile, rischio di overtourism e infrastrutture fondamentali, qual è il collettore, che tardano ad arrivare. Bisogna agire in fretta per non disperdere un patrimonio di inestimabile valore.

Il Lago di Garda è molto più di una cartolina perfetta. È un ecosistema complesso, una risorsa idrica strategica, un motore economico che genera ricchezza, occupazione e benessere. È la casa di migliaia di cittadini, la meta preferita di milioni di turisti, il cuore pulsante di un territorio che si estende ben oltre le sue rive.

Ed è proprio per questo che il Lago di Garda oggi chiede, anzi pretende, rispetto, visione, responsabilità.

Negli ultimi giorni se ne è parlato molto, anche grazie alla trasmissione Focus Verona Economia su Radio Adige TV, dove due voci autorevoli – Ivan De Beni, presidente di Federalberghi Garda Veneto, e Angelo Cresco, presidente riconfermato di Azienda Gardesana Servizi – hanno tracciato un quadro lucido, a tratti allarmante, ma non senza speranza.

Il collettore: opera strategica, non più rinviabile

È stato lo stesso Cresco a ricordarlo: il collettore fognario del Garda non è solo un’infrastruttura, ma un presidio di civiltà ambientale. Un’opera strategica per evitare che i reflui finiscano direttamente nel lago, mettendo a rischio l’equilibrio biologico e la salute pubblica.

I tratti più critici sono già stati sistemati, ma i fondi sono agli sgoccioli. E mentre Roma assegna 50 milioni a Verona e 50 a Brescia, la Regione Veneto – che pure ha beneficiato per decenni del turismo gardesano – sembra assente ingiustificata. Cinque anni di silenzio, come ha ricordato Cresco, sono troppi.

Il collettore non è un’opzione. È una priorità assoluta.

Angelo Cresco, presidente AGS.
Angelo Cresco, presidente AGS.

Il turismo va gestito, non subito

Il Garda vive, ogni anno, una stagione da tutto esaurito. Ma questa vitalità, se mal governata, rischia di diventare una minaccia più che una risorsa. I flussi last-minute, la difficoltà nel reperire personale, l’overtourism in alcuni fine settimana, la cementificazione selvaggia, la carenza di alloggi per residenti e lavoratori sono segnali evidenti di un sistema sotto stress.

Il turismo, ha detto De Beni, è fatto di equilibri. Se salta quello tra residenti e visitatori, se le città diventano dormitori estivi e deserti invernali, allora la “destinazione Garda” perde appeal, identità, sostenibilità.

Affitti brevi e case fantasma

Sul banco degli imputati, anche il fenomeno degli affitti brevi, che ha trasformato interi centri storici in alberghi diffusi senza regole. I giovani non trovano più casa. I lavoratori stagionali nemmeno. E interi comuni rischiano di spegnersi nei mesi freddi. È il momento di intervenire: non con divieti, ma con norme intelligenti, pianificazione urbanistica e incentivi all’edilizia residenziale sostenibile.

Ivan De Beni, presidente Federalberghi Garda Veneto.

Una comunità che si mobilita

La buona notizia è che il Garda non è solo una destinazione. È anche una comunità viva e consapevole, fatta di albergatori responsabili, amministratori capaci, imprenditori illuminati, associazioni attente, università che studiano i flussi e cercano soluzioni. Il progetto Garda Green, le battaglie di AGS contro mozziconi, oli esausti e inquinamento, la proposta di legge per la sanificazione delle barche: sono segnali di un’intelligenza collettiva in movimento.

Il lago è di tutti, e tutti devono prendersene cura.

La politica non può più voltarsi dall’altra parte

Il Garda ha bisogno di investimenti, di regole, di tutela. Ha bisogno che i parlamentari veronesi facciano fronte comune, che la Regione smetta di ignorare, che i sindaci abbiano il coraggio di scegliere, anche quando è impopolare.

Non servono slogan, ma atti concreti. Il tempo delle parole è finito.

Per concludere

Chi conosce il Garda sa che il suo futuro si gioca oggi. Se vogliamo continuare a goderne, se vogliamo lasciarlo vivo a chi verrà dopo di noi, dobbiamo proteggerlo ora. Serve un nuovo patto di territorio, in cui economia, ambiente e comunità non siano in competizione, ma parte della stessa strategia.

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