Comunità energetiche, se non ora, quando?
di admin«Le comunità energetiche sono uno strumento che il governo mette a disposizione dell’Italia per incrementare le rinnovabili, ridurre le emissioni e i costi delle bollette a milioni di cittadini, famiglie e imprese. Diamo nuova energia all’Italia!». Parole del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto che avvalorano ancora una volta il modello delle CER e che, a caduta, spronano altri enti, dalle regioni alle province, passando dai comuni, a credere in questa valida e concreta soluzione al caro energia.

In Veneto, come abbiamo ripetuto più di una volta, la Regione è perfettamente allineata alle volontà del governo centrale, tant’è che proprio la regione del presidente Luca Zaia è stata tra le prime nel Belpaese a dotarsi di una legge di promozione delle comunità energetiche.
Anche il neo presidente delle Provincia di Verona, Flavio Massimo Pasini, in copertina questa settimana sul magazine Italia Sostenibile, ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i comuni in questa grande rivoluzione che porta benefici non solo al portafoglio, ma anche all’ambiente. Nella sede del Palazzo scaligero verrà attivato a breve anche un tavolo tecnico proprio per offrire supporto ai municipi, in particolare a quelli sotto i 5mila abitanti che possono beneficiare di contributi a fondo perduto fino al 40% grazie agli accordi raggiunti dalla Premier Meloni in sede europea.
2,2 miliardi sono gli euro che l’UE, attraverso il PNRR, stanzia per lo sviluppo delle comunità energetiche, ovvero per gruppi di persone che scelgono di unirsi per autoprodurre energia elettrica da fonti rinnovabili e di contribuire così al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 che la stessa Unione Europea ci impone.
È bene ricordare che le CER possono essere costituite da cittadini, enti locali, associazioni, condomini, realtà del terzo settore, cooperative, enti religiosi e piccole e medie imprese. La potenza massima agevolabile entro il 31 dicembre 2027 è pari a 5 Gigawatt, ottenuti non solo con il fotovoltaico, ma anche con l’eolico, l’idroelettrico e le biomasse. Inoltre, è bene ricordare che la potenza nominale dei singoli impianti non può superare il Megawatt.
Ma come si accede all’incentivo in tariffa? Prima di tutto va individuata un’area dove realizzare l’impianto e vanno scelti alcuni utenti con cui associarsi per connettersi alla stessa cabina primaria, e in questa prima fase i comuni possono avere una ruolo di regia fondamentale. Il secondo passo è creare una CER con uno Statuto o un atto costitutivo, tenendo conto che le forme aggregative e associative possono essere molteplice. Va poi verificato col GSE se il progetto può essere ammesso al sistema incentivante e se così fosse, si procede una volta ottenuta l’autorizzazione a installare e a connettere l’impianto o gli impianti alla rete per renderli operative. Infine si richiede l’incentivo al Gestore dei Servizi Energetici.
Così facendo, non solo si ottiene uno strumento virtuoso che fa risparmiare soldi ai soggetti partecipanti alla CER, ma si creano delle dinamiche sociali aggregative di cui la nostra società ha estremamente bisogno.
Per la prima volta, infatti, lo Stato incentiva un modello di aggregazione e non un singolo soggetto. A ben pensarci è un bel passo avanti e un’occasione storica da non perdere.
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