Con Cattolica se ne va molto di più di una compagnia di assicurazioni
di adminDice bene Giulio Fezzi, presidente della veronese Phoenix Capital e dal 2003 al 2008 dipendente di Cattolica Assicurazioni, già direttore finanziario della compagnia di assicurazioni scaligera, nell’affermare che, con la prossima fusione di Cattolica in Generali, non se ne va solo un’azienda storica del territorio veronese, se ne va un immenso patrimonio relazionale che faceva proprio di Cattolica un unicum in Italia.
L’attaccamento dei veronesi, pardon, dei vecchi veronesi, alla loro compagnia di assicurazioni l’aveva fatta entrare nel DNA di Verona. Cattolica Assicurazioni ha rappresentato per oltre 125 anni di storia un coadiuvante per moltissime attività economiche, professionali della città. Attorno alla società di Lungadige Cangrande ruotavano migliaia di persone che con Cattolica avevano un minimo comune denominatore.
«Chiedetelo agli agenti, chiedetelo ai dipendenti, chiedetelo ai soci cosa ha rappresentato questa realtà. – prosegue Fezzi, intervenuto ieri era alla Settimana Veronese della Finanza – Ci si accorgerebbe che Cattolica Assicurazioni, così come l’abbiamo conosciuta per decenni, con la sua forma cooperativistica, era un approdo, un punto di riferimento. Non sarà più così. Perdiamo un capitale intangibile di inestimabile valore».
E c’è chi ha dipinto questa operazione come salvifica. Certo, chi pensa solo alla finanza ha probabilmente ragione: Generali ha fatto un grande affare acquistando a un prezzo banale un piccolo grande gioiello; Cattolica si è messa al sicuro, vendendo però l’anima al diavolo.
Il tutto nell’indifferenza dei veronesi, quelli più giovani. I nostri nonni sarebbero stati più attenti al valore, ai valori che questa società ha portato avanti per più di un secolo. Non siamo stati in grado di difenderla. Ce la siamo fatta scappare.
E qui ha ragione un altro ospite intervenuto ieri sera, Michele Giangrande, dottore commercialista che aveva tentato in tempi non sospetti di creare un’alternativa alla corrente Bedoni: «In fondo, ci abbiamo perso tutti».
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