La crisi dell’agricoltura mette a rischio i mercati internazionali
di adminVola a +35% il prezzo del petrolio. Impazza quello del grano a +53%.
Questi i numeri per nulla rassicuranti a un mese dall’inizio della guerra in Ucraina.
I mercati internazionali sono sconvolti, sconquassati i comparti dell’energia e dell’alimentare la cui instabilità si ripercuote su tutta la filiera, soprattutto, sul consumatore finale.
Il caro energia è diventato ormai la prima afflizione dell’economia nazionale e nessun argine proposto sembra essere una vera soluzione.
Il comparto agricolo è uno di quelli ad accusare maggiormente la crisi. Prevista una bolletta salata, + 8 miliardi rispetto lo scorso anno. A serio rischio coltivazioni, allevamenti, e industria di trasformazione nazionale.
Esplose le quotazioni degli alimenti destinati agli animali per produrre latte e carne: impennata della soia del 30% e il mais dell’11%. In un mese di guerra numerosi gli accaparramenti e speculazioni a livello internazionale.
Cifre allarmanti messe sotto i riflettori da Coldiretti.
Erano 15 i milioni di cereali seminati dall’Ucraina fino alla scorsa primavera. Riduzione drastica quest’anno con colture più che dimezzate: a causa del conflitto, sarà ridotta a 7 milioni la quantità di cereali.
Una minore quantità che corrisponde a dei prezzi più alti. Tra le misure suggerite dalla Commissione europea per alleviare l’impatto delle quotazioni, c’è il via libera alla semina in Italia di altri 200mila ettari di terreno. Inoltre, gli Stati membri hanno la possibilità di applicare aliquote ridotte dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) sugli alimenti.
Grazie a queste introduzioni, Coldiretti stima una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di tenero per fare il pane. Secondo Ettore Prandini, presidente Coldiretti, sul medio periodo potrebbe essere una soluzione efficace.
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