Gli affari sono affari e l’operazione “Prendi Cattolica e incassa” ne è l’esempio.
di adminSe io fossi Generali ammansirei e blandirei i responsabili locali veronesi garantendogli, ora per allora, grandi visioni prospettiche, grandi interventi locali, grandi interazioni con la società civile che conta. Da massone strizzerei, per convenienza, anche un occhiolino alla Chiesa. Ovviamente, chiederei il rispetto delle normative, e se qualcuno fa il furbo, come intuitivamente pare sia stato fatto qualche giorno fa in borsa, io alzerei la bandiera della legalità e della correttezza. E, sempre indossando le vesti di Generali, lo farei per convinzione e non per circostanza.
Generali quindi usa le parole che i veronesi che contano vogliano sentire. In compenso, si porta a casa un ghiotto boccone: comprare a poco quello che contiene moltissimo. Cattolica valeva oltre 5 mld non molto tempo fa, ed ora con poco più di un miliardo, Generali si porta a casa tutto, compresa una gran parte di cash .
È la legge del mercato, che io rispetto, ma non apprezzo chi consapevolmente, o per fregarsene, ha permesso nei fatti la spoliazione della società Cattolica cooperativa. Forse non avevano tutti i poteri, ma sicuramente più di chi scrive. Questa gente, fra qualche mese, magari , verrà a chiederci il voto, e ci diranno : «No gh’era gnente da far». A tutti gli acquiescenti ed i distratti, per i più disparati motivi (soldi, potere, fama, errori, ecc), a tutti questi signori chiederei di non occuparsi più delle cose pubbliche. Ed invece, temo che queste "autorità" tralasceranno il passato e si riproporranno a gestire le istituzioni veronesi fidando nella memoria corta della gente.
Intanto che i veronesi piangono sul passato, il sistema finanziario e politico centralista e nazionalista prosegue nello sfilare di soppiatto ai veronesi, legalmente e con tutti i crismi dell’ufficialità, uno dopo l’altro, tutti i baluardi economici e sociali che le generazioni precedenti hanno costruito con sacrifici.
Le colpe, non sono solo a Verona, ma molti veronesi si sono adeguati al sistema politico che da trent’anni si è fermato, solo onori possibilmente niente oneri politici.In ciò avallati da forze politiche divisive e spartitorie, che forse dimenticano che per spartire la ricchezza occorre prima costruirla. Bisogna ribellarsi a questa forma mentis. Un plauso in questa vicenda va fatto a quei pochi, politici ed enti, tra cui la Chiesa, che si sono battuti per Cattolica veronese. Da questi persone ed istituzioni si può ripartire e pensare al futuro.
Verona, e la sua provincia, sono realtà fortunate. Il territorio è stato economicamente ridimensionato ma ancora ricco. Possiamo ancora rifarci, ma occorre uno scatto di orgoglio. Occorre mettere da parte i particolarismi e la voglia di rivincita che in tanti alberga, ma in modo disorganizzato che non porta a nulla . Generali si è fatta correttamente i suoi interessi e, se volete, con questa operazione si pone anche a salvaguardia di un patrimonio nazionale che qui a Verona non si è saputo gestire, più per ignavia e accondiscendenza che per incompetenza. Ma non si venga a dire che non si può fare altro. Molti soci veronesi hanno liquidato i denari rimasti, ma non credano che basti la gestione passiva per salvarsi. Non basta dare i soldi dati alle banche. I banchieri, oggi come oggi, non sanno che farne e, al di là di frasi fatte, non sono da tempo legate al nostro territorio. L’intermediazione è ridotta a pochi spiccioli rispetto alla masse di liquidità presenti nei conti.
Ora dopo questa ennesima batosta finanziaria, la figuraccia di alcuni rappresentanti politici e delle nostre istituzioni, ci vorrebbe qualcuno, anche di redento, per sfruttare l’occasione di rilancio dell’economia veronesi. Ma se stiamo a rincorrere il passato siamo perduti. Avanti quindi con progetti ed idee, che "l’articolo quinto" non sempre ha vinto. Noi ci proveremo e ci saremo.
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