BANCO BPM , in cui confluì la Popolare di Verona, e Cattolica: Accordo o scontro legale?
di adminVi ricordate quando si parlava di Polo Finanziario? Non molti anni fa si volevano aggregare Cariverona, Mutua e Cattolica. Il Polo per i giovanissimi certo non dice nulla, ma per chi ha vissuto un po’ della finanza veronese, anni fa la seconda in Italia, il polo finanziario che doveva nascere di fronte alla Fiera era un progetto che a molti sembrava un sogno e che invece è naufragato a causa di molti no.
Ebbene l’ex Banco Popolare e Cattolica per anni hanna calcato la scena veronese in forte sintonia, forse simbiosi. Pensate che il vecchio statuto di Cattolica recitava che un terzo degli amministratori dovevano essere veronesi e gli altri fuori provincia. Ci fu un tempo in cui tutti questi rappresentanti veronesi erano eletti con la benevolenza della Banca Mutua Popolare, ente onsiderato una sorta di fratello finanziario maggiore. Laici e popolari, quelli della Mutua, distinti dalla Cariverona che era espressione della politica e soprattuto della Democrazia Cristiana , ma inseriti nel mondo cattolico con la Curia ben presente che in Cattolica Assicurazioni avevva la sua apotesi finanziaria locale. Il mondo bancario veronese venne poi stravolto da operazioni azzardate e da leggi: a livello locale, le prime, e a livello nazionale o europeo, le seconde.
Ora , invece ,tra i due ex istituti amici scoppia una contesa legale. Uno, Il Banco, chiede la restituzione di quanto aveva venduto ad un prezzo che parve eccessivo a molti. Forse questa è stata la causa principale delle guerre intestine che stanno travolgendo la Cattolica veronese portandola appresso al Gruppo Generali. A questa richiesta, Cattolica Assicurazioni si oppone, chiedendo anche i danni reputazioneli per una cattiva nomea che la cosa aavrebbe indotto e ribadendo la sua assoluta indipendenza formale dfa chichessia. Un codicillo firmato all’epoca della cessione del ramo assicurativo tra le parti, da quanto si è appreso, recita sostanzialmente che, se ci fosse stato un cambio di controllo in Cattolica , il Banco , milanese , sradicato da Verona, senza nemmeno più il Presidente veronese, avrebbe avuto il diritto di chidere il recesso. E questo è quanto si apprende dalla stampa. Ora sappiamo che Generali è un parner industriale di Cattolica con una rilevante quota azionaria che ne fa il primo azionista, subito dopo l’americano Bufffet. Ma da parner industriale è diventato anche i dominus? Per il Banco sembra di si, per Cattolica no. Di mezzo ci stanno: l’Ivas che ha autorizzato Generali a salire ancora in Cattolica come quota di capitale e dall’altra, ci sta Consob che ricorda a Generali che se dovesse crescere ancora scatterebbe l’obbligo dell’OPA,. che configurerebbe il passaggio definitivo del controllo. OPA che, a quanto è dato di sapere, al momento, Generali non intende avviare avendo altri progetti. Per cui Cattolica può sostenre la propria indipendenza.L’avvertenza di CONSOB, resa pubblica, sembrerebbe quindi confermare che non vi è stato un cambio di governo in Cattolica bloccando quindi le pretese del Banco. Stando alle ultime notizie, pare che le armi legali , per ora, siano rintuzzate alla ricerca di un accordo.
Rimane da capire perchè proprio ora per l’azione del Banco, azione avviata in un momento di bagarre istituzionale dentro Cattolica. E non pare che lo scontro sia legato solo al Banco ed a Cattolica, ma l’operazione chiama in causa le alleanze e gli scontri in essere a livello italiano ed europeo. Quali prospettive prefigura questo scontro da grandi istituizioni finanziarie in un momento delicato della politica italiana che di solito è molto attenta alle vicende delle poche grandi bacnhe rimaste e con un Draghi profondo conoscitore? Gli spazi per risposte fantasiose sono ampi, certo che a Verona l’operazione è stata vissuta in modo contrastante: chi vedeva la conferma di una certa posizione chi vedeva l’opposto, e le tifoserie si accendevano, ma non facevano il bene di Cattolica e di tutte le realtà coinvolte.
Credo che ai veronesi rimane ora poco da fare. Sostenere CAttolica a Verona e ciò che è rimasto di buono; rivendicare che Verona è una città, pur depauperata da anni di dismissioni finanziarie, ancora ricca e che le nostre Istituzioni dovrebbero farsi carico del tema e non dire , ionon c’entro. Veronesi meno ricchi sono un problema per tutti, E le Istituzioni non interverranno con una politica economica che difenda le nostre imprese ed i nostri artigiani, saremo terra di conquista di predatori . Forza, città e provincia, CCIAA, Fondazioen Associazioni di categoria, sindacati tutte le realtà che sono strutturate nel veronese debbono difendere ciò che rimane. Tutti riuniti con un unico intendimento di sostegno a questa , ma anche alle altre imprese, si facciano sentire qui , a Venezia , a ROMA e nel mondo.
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