PETIZIONE: APRIAMO BAR E RISTORANTI IL 18 MAGGIO.Sui richiami alla Costituzione interviene la Presidente della Corte Costituzionale
di adminTra l’elenco dei firmatari della petizione nazionale di Fipe-Confcommercio per aprire bar e ristoranti il 18 maggio (https://www.change.org/p/al-presidente-del-consiglio-dei-ministri-prof-giuseppe-conte-e-governo-apriamo-bar-e-ristoranti-il-18-maggio?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=467f1626-c15c-4798-8d64-42a3fb2e7682), ci sono anche centinaia di imprenditori veronesi. “Le 300.000 imprese italiane di pubblico esercizio (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, ecc.), con 1,2 milioni di addetti e 46 miliardi di valore aggiunto chiedono di poter riprendere l’attività lunedì 18 maggio 2020 dopo quasi tre mesi di chiusura” si legge nella petizione che sta raggiungendo numeri importanti.
“Lo chiedono anche a nome di una filiera fatta di allevatori, agricoltori, pescatori, casari, trasportatori, e poi enologi, vignaioli, imbottigliatori, magazzinieri, trasformatori artigianali e industriali perché la crisi della ristorazione è anche la crisi di questa filiera. Dall’11 marzo siamo costretti all’inattività, qualcuno da prima ancora per effetto dei provvedimenti che anticipavano la chiusura già alle 18. Abbiamo appreso che saremo anche gli ultimi a poter riaprire il prossimo 1° giugno aggravando le già pesanti perdite fin qui accumulate. Oltre a ciò, i nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare e le misure straordinarie preannunciate restano, per il momento, solo buone intenzioni. Forse non è chiaro che così si mettono a rischio migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro”.
"Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti. Sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi mentre non è noto quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto delle stesse indicazioni che vengono dall’Inail secondo cui i pubblici esercizi sono attività a basso rischio e del serio protocollo che la categoria ha messo a punto per riaprire in sicurezza. Uno Stato giusto si misura dalla capacità di prendersi cura delle piccole imprese, perché le grandi imprese quasi sempre hanno strumenti ed organizzazione per fare da sole. Chiediamo di metterci nella condizione di poter aprire le nostre imprese fin dal 18 maggio e di garantirci adeguate misure di sostegno per superare questa drammatica crisi”.
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