Coldiretti: già, oltre le 1500, in Veneto, i giovani, che chiedono di lavorare in campagna. Ma, occorrono i voucer, meno imposizione fiscale ed eliminazione della burocrazia.
di adminUna volontà, dunque, di trovare un’occupazione, che, per la sua caratteristica, assicura, al tempo, l’approvvigionamento di cibo alla collettività. “Se sono 2000 i nuovi imprenditori agricoli, under 30, già titolari d’azienda, che sono ricorsi alle misure del Piano di Sviluppo Rurale 2017-2020, senza contare chi non ha avuto accesso ai finanziamenti ed ha investito comunque – spiega Alex Vantini, delegato provinciale e regionale di Giovani Impresa Coldiretti – il fatto che nuove generazioni, si affaccino al settore, per dare il proprio contributo nei campi, in una situazione di emergenza sanitaria, è un segno incoraggiante, per tutti. Questa è l’effervescenza del primario, un comparto, in cui, più si guarda al benessere e alla qualità della vita, che alla carriera personale”. Lo slancio dei giovani, che chiedono d’impegnarsi in campagna è segno di buona volontà, di volontà di dedicarsi ad un settore straordinario del lavoro, che, onde si trasformi in motivo di stabile impiego, con vantaggio dell’agricoltura stessa e, quindi della società, che attraverso la stessa si alimenta, dev’essere aiutato, liberando il primario da imposizioni fiscali e da inutile burocrazia. Anche perché la nostra agricoltura – dai grandi prodotti e dalla grande qualità – è in costante lotta, con la concorrenza internazionale.
Pierantonio Braggio
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