Intervista a Milo Manara
di adminMilo Manara mi riceve nella sua casa a Sant’Ambrogio di Valpolicella, un piccolo paesino incastonato in mezzo alle colline coperte dai vitigni in cui nasce il vino Amarone. Appena entrato in casa, accompagnato da Maya e Thoor, due bellissimi pastori tedeschi, noto subito le opere del maestro affisse sulle pareti ma rimango particolarmente colpito da Miele, uno dei suoi personaggi più famosi, capace di condizionare l’immaginazione e le fantasie erotiche di diverse generazioni di giovani.
Mi sento riportato indietro di qualche anno quando, da studente liceale, rimasi incantato dalle splendide tavole del “profumo dell’invisibile”. Il tempo per il viaggio nei miei ricordi viene presto fermato dall’arrivo di Manara che mi accoglie con un sorriso e un’aria colta e raffinata, pronto ad ascoltare le mie domande; certo, dopo migliaia di interviste rilasciate ai più importanti giornali e in altrettante trasmissioni televisive essere originali, sapevo, non sarebbe stato facile, ma forse, questa volta, ci siamo riusciti. Godetevi questa intervista.
È soddisfatto dei suoi oramai 50 anni di carriera?
Sarei ingrato a dire di non essere soddisfatto; ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto. Ho vissuto in un momento in cui il fumetto da prodotto per ragazzi è diventato un modo di espressione adulto per adulti, non capisca in senso erotico, ma proprio culturalmente adulto. Altri, come Dino Battaglia, hanno avuto meno fortuna pur illustrando i grandi classici della letteratura.
Perché?
Perché ha vissuto un momento storico in cui il fumetto era un prodotto per ragazzi, non aveva lettori, il fumetto non era ancora diventato un prodotto “adulto”. Io non ho sofferto di questo.
Gli anni passati sono stati molto più fertili per i fumettisti rispetto quelli attuali?
Molto, molto più fertili, basti pensare ai fumettisti come lo stesso Caprioli o Battaglia, dei maestri vissuti negli anni ‘50, grandi innovatori del mondo del fumetto italiano che hanno contribuito a far diventare il fumetto un modo di espressione per tutte le età che accompagna il lettore da quando è ragazzo sino all’età adulta, per tutta la vita.
Nella sua vita ha collaborato con i pilastri del panorama culturale italiano, come vede oggi il mondo della cultura in Italia?
Nella mia carriera ho collaborato con Hugo Pratt, Jodorowsky, Fellini, Nicola Piovani e tanti altri. Esempio emblematico della situazione italiana è rappresentata dal cinema, non ci sono più Zeffirelli o Fellini, quello della cultura è un mondo molto più povero.
Ci sono comunque grandi artisti come Sorrentino e Salvatores, mi sbaglio?
Questi ancora hanno quel gusto per l’estetica che i grandi del passato avevano. Il cinema è anche una festa per gli occhi, non solo una trama. La parte visiva è fondamentale, i nostri grandi del passato l’avevano ben presente. Si racconta che Visconti quando ha girato “Il Gattopardo” pretendeva che le attrici indossassero la biancheria intima dell’epoca.
Viviamo un momento di crisi dell’estetica e del buon gusto?
Direi di sì, tolti sorrentino e Tornatore che curano con attenzione la trama e la sceneggiatura, conferendo un ruolo di critica sociale ai film, oggi la maggior parte dei registi giovani non curano più questi aspetti, ruota tutto intorno a una trama che sia più o meno interessante.
Com’è cambiato l’erotismo da quando l’ha vissuto lei ai nostri giorni?
Sul finire degli anni ‘60 c’è stato un grande cambiamento, a cominciare dalle cose più
superficiali come il taglio di capelli, l’uso dei blu jeans e i giubbotti di pelle sino alla liberazione dei costumi sessuali e erotici, pensi a come si sono accorciate le gonne. E cosi anche i fumetti hanno avuto una certa liberazione nella loro espressione [Sorride].
Oggi abbiamo internet, cosa ne pensa?
È sicuramente uno strumento in più che io non avevo. Diventa fondamentale oggi per un giovane artista per farsi conoscere, non solo nel mondo del fumetto ma anche nel campo dell’editoria. Oggi alcuni blogger sono arrivati a concorrere per il Premio Strega.
In passato invece che strumenti si avevano a disposizione?
Le riviste. Oggi sono praticamente scomparse, ma la rivista era lo strumento agile mese per mese per poter pubblicare, oggi esistono solo i libri che richiedono lunghi periodi per la preparazione e non sempre è detto che poi si venda: quindi, oggi in questo senso è molto più difficile. Poi in Italia ci sono i personaggi televisivi che non aiutano.
In che senso, scusi?
Oggi in Italia i personaggi famosi decidono ogni anno di scrivere un libro che ha un grande successo e viene venduto in milioni di copie, per cui le famiglie che oggi sono in grande ristrettezza e decidono di acquistare un libro, acquistano il libro di questo personaggio che ha già di cui mantenersi ampiamente e che quindi danneggia chi vive di libri o scrive libri di qualità.
Li useranno per pagare il ghostwriter?
Molto probabile, anche perchè non so dove trovino il tempo per scriverli.
Ha sentito che Di Battista, uno dei leader del M5s scriverà un reportage e dicono avrà un lauto contratto per la scrittura di un libro, c’è del merito in tutto questo?
Non sappiamo se il libro sarà bello o brutto, certo è che chi fa lo scrittore per professione magari è costretto a fare altri lavori per vivere e certi contratti li possono solo sognare. Qui il merito forse è di essere famosi; il viatico a tutto è essere famoso, se sei famoso puoi vivere perché sei famoso. Non si capisce però da dove arrivi questa fama: se uno è famoso allora è sempre in tv e quindi la fama si autoalimenta.
Considerato che stiamo parlando di erotismo e libri, ha letto “Cinquanta sfumature di grigio”?
Sì, ma non ci ho trovato nulla di particolarmente interessante, non sono riuscito a capire il motivo del perché sia cosi popolare, credo si tratti un operazione abbastanza astuta e molto ben riuscita all’autore e agli editori. Questi però sono i misteri del mondo.
Sicuramente molto più interessante è Miele, la protagonista del “Profumo dell’invisibile”. Dove nasce l’idea per la creazione?
Nasce dalla grande delusione narrativa del libro di Welles “L’uomo Invisibile”. Non riuscivo a spiegarmi il perché il protagonista soffrisse cosi tanto a essere invisibile; pagherei una cifra per essere invisibile! Si potrebbe salire su un aereo senza biglietto per viaggiare in tutto il mondo o entrare nello studio ovale della Casa Bianca, insomma, sarebbe una grande opportunità. È stato un modo per rendere giustizia all’invisibilità in modo divertente ma non comico.
Cosa intende per divertente ma non comico?
Comicità ed erotismo non vanno d’accordo, anche nel quotidiano se scoppia una risata l’eros fugge via. La risata è nettamente contraria a qualsiasi forma di erotismo. È molto difficile dosare al meglio comicità ed eros nei fumetti.
Lei ci riesce appieno.
Diciamo che nei miei disegni mi tengo su un tono leggero anche paradossale senza mai entrare nella comicità, mantenendo invece su un certo contenuto erotico.
Cos’è che le interessa dell’erotismo?
A me interessa un erotismo di carattere sociale, pubblico; non credo di aver mai disegnato una coppia nella propria camera da letto mentre sta facendo sesso, per me non ha il minimo interesse. Mi interessa la trasgressione al pubblico senso del pudore, è la mia radice sessantottina che viene sempre fuori nella mia forma di racconto dell’erotismo. “Il profumo dell’invisibile” è nato dalla riflessione su come sfruttare l’invisibilità in senso erotico sociale.
Da dove trae ispirazione per disegnare le sue donne così cariche di eros?
Dalle donne medesime, per la strada si vedono certe meraviglie che sono delle ispirazioni. La bellezza è pubblica.
A proposito di bellezza, cos’è per le lei la bellezza? Comunemente si dice che è oggettiva oppure soggettiva. E’ così?
Si dice che la bellezza è negli occhi di chi guarda, dipende dall’osservatore; ci sono stati però dei tentativi di oggettivare la bellezza, lo stesso Platone parla di un modello superiore a cui ci si ispira e da li deriva tutta l’arte greca e rinascimentale italiana. Diciamo che c’è un modello in cui poi si riconoscono alcune caratteristiche, senza dimenticare che comunque la bellezza è frutto anche del tempo, dello spazio in cui si vive e delle convezioni sociali; basti pensare alle donne che hanno gli anelli che allungano il collo e che sono considerate belle dalla loro tribù. Tuttavia, una donna cinese, giapponese, africana o europea se è bella sarà riconosciuta bella in tutto il mondo pure avendo delle caratteristiche diverse.
Mentre parliamo, la nostra conversazione va avanti tra qualche battuta e reciproci sorrisi birichini.
Guardando le colline che ci circondano non posso non chiederle di uno degli ultimi progetti che lei ha realizzato: “Vini da Maestro”. Qual’ è l’abbinamento tra vino e l’arte delle sue etichette? Da cosa nasce questa idea?
Abbinamento tra arti e vino è antichissimo, entra proprio nell’arte e nella letteratura. Penso all’Odissea o ad Apelle che dipinse un canestro di frutta così verosimile che perfino gli uccelli venivano tratti in inganno e scendevano a beccare gli acini d’uva. L’ebrezza penso sia il terreno comune tra arte, artisti e vino; l’arte sia nel momento della creazione sia nel momento delle fruizione concede una forma di ebrezza molto simile a quella del vino; il vino offre come l’arte uno stato d’animo, cioè porta in una dimensione spirituale diversa dalla quotidianità.
Cosa rappresentano le varie etichette? Qual è l’abbinamento tra l’etichetta e il vino contenuto?
Le etichette sono un esperimento: si deve trattare l’etichetta non come un foglio informativo delle qualità del vino, ma come se fosse una copertina di un libro o un manifesto di un film, cioè deve dare un’idea di quello che c’è dentro la bottiglia. La figura femminile è connotata in modo diverso in ogni bottiglia, per esempio: la figura dell’Amarone è una donna più elegante, raffinata e decisa, mentre quella del Recioto, che è un vino dolce prodotto in minor quantità è contenuto all’interno di una bottiglia più piccola, per cui la donna ha una goccia sopra il viso per indicare l’uso in minor quantità.
Tra tutti i lavori che ha fatto, qual è quello a cui tiene di più?
È molto difficile isolarne uno gliene dico tre: Giuseppe Bergman, l’estate indiana, e Viaggio a Tulum.
Ultima domanda. Il governo si è da poco insediato, cosa ne pensa dell’attuale situazione politica?
Non mi interesso molto di politica, posso dirle che per me la politica oramai è una questione mondiale e che oggi nessuno parla dei grandi temi quali l’inquinamento e l’iniquità che c’è dentro e fra le varie nazioni. È una cosa impensabile, insensata. Nel 2000 ho fatto il fumetto chiamato “Rivoluzione” e mi pare che oggi siamo tornati a un livello precedente la rivoluzione francese. C’è troppa differenza tra la ricchezza e la povertà. Questa cosa non ha senso, danneggia la vita collettiva e provoca sofferenze straordinarie. Mi chiedo cosa se ne facciano certe persone di patrimoni talmente sterminati che poi non vengono investiti nella collettività per dare benessere un po’ a tutti ma finiscono nei buchi neri della speculazione. Ormai neanche il lavoro garantisce una stabilità a nessuno. È una cosa insensata!
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