Perché l’impresa trasloca all’estero? Unica soluzione, per trattenerla – nessuna novità: creare alla stessa il clima adatto a prosperare!
di adminIn piccolo, per una tale nostra modesta esigenza, pretendiamo, dunque, oltre dieci disponibilità, atte a farci non solo rispondere, nel modo migliore, all’appetito, ma, anche a trascorrere un’oretta tranquilla. Rifuggiamo, dunque, da qualsiasi seccatura, che possa rendere appena insopportabile la permanenza nel locale, che ci ospita. Quanto sopra, anche per chiunque ci legga, è il minimo, che possiamo pretendere, per cavarcela bene. Se la cosa non ci soddisfa, si cambia… Non abbiamo fatto questo modestissimo esempio a caso, ma, per evidenziare come, nel nostro modesto, ciascuno sia come una piccola impresa, che, per prosperare, ha bisogno di un misto di disponibilità e di quel minimo di premesse, in mancanza dei quali, rinunciamo anche al pranzo. Passando alla più grande realtà economica, una piccola impresa – per essere redditizia, anche per i collaboratori, e questo è uno dei suoi scopi, che significa anche occupazione, ha assolutamente bisogno di certezze e di elementi che ne favoriscano/garantiscano il suo buon funzionamento, elementi, sottolineamo, ai quali l’impresa stessa non può assolutamente rinunciare, pena la sua morte. E ricordiamo che dette certezze e garanzie sono la base principale per produrre qualità e formare prezzi, al necessariamente massimo della competitività. Come a chi si siede al tavolo – povero esempio introduttivo, il nostro – non possono mancare a qualsiasi impresa, nella quale, ogni momento è possibile latore d’intralci o di problemi, clima politico sereno e stabile; poche leggi e norme; imposizione fiscale al migliore livello estero; costo del lavoro contenuto, non dimenticando, che lo stesso, si riversa sul prodotto finito e intacca anche le buste-paga, a danno del lavoratore; più favorevole accesso al credito; giustizia rapida e burocrazia semplice e sollecita. Questi, alcuni punti, che favoriscono la diffusione dell’impresa e che costituiscono ottimi antidoti alla delocalizzazione della stessa all’estero. Dove, talvolta, anche l’elemento energia è, però, a più buon mercato. La cosa vale anche per il denaro: esso va, dove si sente più tutelato, sicuro… e, se imprese e denaro se ne vanno, ovviamente anche sobbarcandosi dei costi, l’unica soluzione, per farli rimanere, è creare loro, nell’interesse del Paese ospitante, il clima necessario per restare. Non è, dunque difficile comprendere il concetto di ricorso alla delocalizzazione, reso, in certi casi più facile, nel quadro dell’Unione Europea, in Paesi, nel cui complesso interno, anche il costo del lavoro stesso invita al trasferimento. Se l’Italia non metterà mano al grande impegno di facilitare l’impresa, di promuovere la stessa e di trattenerla sul nostro territorio, con le iniziative più consone, sarà ben improbabile che possiamo ottenere crescita sostanziale e plus di Pil, in grado di ridurre il pesantissimo debito pubblico, che costituisce costante motivo di spesa, di freno agli investimenti e di grave preoccupazione, non trascurando quella derivante dall’alto livello di disoccupazione. Che si elimina solo invogliando a “fare impresa”.
Pierantonio Braggio
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