“La Germania aumenta il surplus, cresce l’export”.
di adminLa Germania va bene, è sempre andata economicamente bene. Questo, per il passato – sorgendo dalle ceneri del secondo conflitto mondiale – e per il presente. Sul futuro del vicino Paese, parlerà chi ci sarà. Ma, intanto, Berlino migliora, dà segni di vitalità, continuando una tradizione, che non s’interrompe da decenni e che costituisce un merito invidiabile. Ma, che può essere invidiabile, solo da parte di chi non fa di tutto per imitare, per copiare quanto sta alla base di tale evoluzione economica, per fortuna, senza fine, nel tempo, pur, ovviamente, trovandosi sempre esposta la stessa ai pericoli di crisi internazionali, non certo prevedibili e tali da frenare l’interesse all’acquisto di prodotti tedeschi, da parte di interessati esteri. Intanto, la Germania accumula utili e vende nel mondo… Vende, come si vede, con tale forza, che non solo crea meraviglia – se si pensa, per esempio, che la nostra crescita è meno che modesta – ma, al punto che è spesso invitata a spendere il relativo surplus, per dare fiato ad altri Paesi dell’Unione Europea. Non si può limitarsi ad osservare il buon andamento economico tedesco, facendo finta di nulla, e, semmai, spesso criticando la Germania stessa per la sua grinta creatrice di valore aggiunto, senza fare in modo che una tale positiva situazione venga a crearsi anche nei Paesi detti periferici, attraverso quelle misure, che, come avvenuto ed avviene in Germania, sono alla base delle sue positive evoluzioni economiche. Non basta produrre grande qualità, quella riconosciuta nel globo al prodotto italiano, se tale qualità non è competitiva, in fatto di prezzo. Il quale sì dipende dalle normali spese dell’azienda produttrice – organizzazione in generale, costo della la materia prima, gioco dei cambi e personale, che va giustamente equamente remunerato – rese pesanti, tuttavia, ed insopportabili soprattutto dalle troppe imposte, che gravano sull’impresa, perfino sui salari, dalla burocrazia, dalle relative lentezze e dalla mancanza di quelle riforme, che in Germania furono poste in atto dall’allora Governo del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder (periodo di governo: 1998-2005). Riforme, che furono votate anche dai Verdi e che sono considerate il motore del successo tedesco, che ha visto l’importante riduzione della disoccupazione del 50%. Ora, ci si permetta di formulare la domanda: perché la Germania ha sempre esportato, anche quando l’euro era ai suoi massimi? Risposta: Berlino si è data un’economia, basata sulle sue proprie leggi, sulle leggi stesse dell’economia. Perché l’economia è, per sua natura, un qualcosa, che fugge, comunque, dalle mani umane, capace essendo, pure, di mutarsi continuamente e di trovare soluzioni, valide unicamente per se stessa, ed incapace essendo, quindi, di trovarsi imbrigliata da funi esterne… Fatto quest’ultimo, che l’economia ricambia, date le normative incisive e soffocanti, fallite nell’ex mondo comunista, che vogliono sottometterla, con risultati negativissimi, che, alla fine, purtroppo, si riversano sul sociale e, particolarmente, sulle categorie meno abbienti. Germania, forte in export anche con euro al massimo: ha saputo crearsi un’economia libera, sia pure regolamentata, in qualche modo, ma, atta a creare domanda – non interna, per il momento – e ricchezza, non dimenticando il rispetto dell’uomo. Domanda e ricchezza, che s’ottengono, ovviamente, anzitutto risparmiando nella spesa pubblica, escludendo al completo gli sprechi, contenendo la burocrazia e liberando cittadini ed imprese da ogni pesante groviglio fiscale, che dev’essere ridotto al minimo necessario. In queste ultime condizioni, si può vivere eccellentemente anche inseriti nell’Unione Europea e nell’euro. La buona contabilità e la buona amministrazione premiano sempre.
Pierantonio Braggio
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