LE NOSTRE PROPOSTE PER IL VENETO
di adminPROMOZIONE DELLA CULTURA E DELLA PRATICA DELLA LEGALITÁ
L’illegalità, la corruzione, la presenza e l’infiltrazione di soggetti legati alla criminalità organizzata sta assumendo non da oggi, anche in Veneto, dimensioni tali da inquinare fortemente il tessuto economico e produttivo, incidere negativamente sulla qualità dello sviluppo, sulle condizioni di lavoro e sul tessuto civile e democratico della società.
Fenomeni che si alimentano attraverso una commistione tra responsabilità politiche e istituzionali e pezzi del sistema delle imprese e dell’economia. Le diverse indagini della magistratura hanno fatto emergere anche in Veneto una gestione poco trasparente soprattutto nella costruzione delle grandi opere in cui si è consolidato un intreccio tra pezzi della politica, responsabilità istituzionali e un cartello di imprese. Ciò si è potuto sviluppare perché attraverso il sistema delle Concessioni uniche, delle leggi obiettivo e il non trasparente ricorso alla finanza di progetto si è proceduto in deroga nell’assegnazione dei lavori favorendo l’aggregazione di veri e propri centri di potere che hanno operato in modo ampiamente illegale.
Affermare il principio di legalità nell’economia deve portare al superamento della pratica delle gare al massimo ribasso e del ricorso ad una catena di sub appalti senza la responsabilità né della stazione appaltante né di chi si è aggiudicato l’appalto. Ciò ha favorito fenomeni di evasione fiscale e contributiva e infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto produttivo.
La conseguenza di tutto ciò non è solo l’aumento del tasso di illegalità, ma anche l’incremento abnorme dei costi delle opere, una scarsa qualità delle stesse e servizi sempre più onerosi e meno pregiati per la collettività.
L’insieme di questi fenomeni ha determinato inoltre una concorrenza sleale tra le imprese, giocata sul terreno del dumping contrattuale, sulla precarizzazione e peggioramento delle condizioni di lavoro. Il contrasto a questi fenomeni passa anche attraverso la tutela della salute e sicurezza del lavoro e la lotta al lavoro nero.
Gli stessi interventi sia sul versante infrastrutturale sia su fenomeni di urbanizzazione diffusa, spesso sono stati operati non in funzione di un fabbisogno reale della collettività veneta ma per alimentare questo sistema corruttivo. A farne le spese sono stati innanzitutto il territorio che ha subito una forte devastazione e dequalificazione , oltreché le tasche dei cittadini. Questa gestione dissennata del territorio lo ha reso più fragile con l’aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico che colpiscono ripetutamente i cittadini e le attività produttive.
Il contrasto a questi fenomeni non può essere solo affidato all’azione meritoria della Magistratura e delle forze dell’ordine, ma richiede un protagonismo di tutti i soggetti di rappresentanza e la partecipazione attiva dei cittadini.
Come Cgil proponiamo un pacchetto di misure:
una nuova legislazione sugli appalti, sulla base anche della proposta di legge di iniziativa popolare sulla quale abbiamo raccolto le firme in questi mesi e che ha al suo centro il superamento del criterio dell’offerta al massimo ribasso, la responsabilità solidale del committente, il rispetto delle clausole sociali per la continuità occupazionale nei cambi d’appalto e i vincoli di applicazione dei contratti collettivi di lavoro.
una modifica dell’attuale legislazione che aumenti le sanzioni contro la corruzione e dei reati economico-finanziari; una rivisitazione della legge Rognoni-La Torre, sulla confisca dei beni e attività della criminalità organizzata, assicurando le risorse per il loro riutilizzo a fini sociali e per garantirne la continuità produttiva
Parimenti alle Istituzioni regionali chiediamo normative e provvedimenti certi per:
una nuova regolazione, pianificazione e programmazione per la definizione e realizzazione delle infrastrutture davvero utili; una qualificazione dei servizi e delle aree produttive, il tutto orientato alla tutela e riqualificazione ambientale per affermare uno sviluppo eco-sostenibile
La piena attuazione della Legge regionale 48/2012 e del Protocollo di Legalità sottoscritto il 23 luglio 2014 tra Regione, Prefetture, Anci e Upi, di tutte le misure in essi previste per la prevenzione del crimine e della corruzione.
La concreta attuazione dei Protocolli sottoscritti a livello istituzionale e contrattuale e la massima diffusione delle buone pratiche già oggi esistenti;
La costituzione di un Tavolo per la Legalità tra i soggetti istituzionalmente competenti e le rappresentanze delle Parti sociali, con funzioni di monitoraggio, controllo, promozione della cultura della legalità e interventi di prevenzione
Per la CGIL la legalità non è solo un’esigenza irrinunciabile di etica e civiltà, è una condizione indispensabile per garantire la salvaguardia del bene comune, lo sviluppo sostenibile e di qualità, un sistema di competizione e concorrenza regolato e corretto, la tutela delle condizioni di lavoro, dei diritti e della salute dei lavoratori e dei cittadini.
LA BUONA E QUALIFICATA OCCUPAZIONE
Il lavoro è la priorità perché attraverso il lavoro si declina la qualità sociale, civile e democratica della società.
Il lavoro è centrale come bisogno di autorealizzazione e dignità della persona.
Oggi i soggetti a cui prestare maggiore attenzione sono le nuove generazioni che vivono due esclusioni: in primo luogo la mancanza di opportunità di occupazione, in secondo luogo un’offerta di lavoro a basso contenuto professionale, precario e povero.
Il deficit di innovazione del sistema produttivo ed economico regionale ha prodotto una divaricazione tra i saperi, i percorsi formativi e le aspettative dei giovani e l’offerta di lavoro. Come è evidenziato dal fatto che ogni anno oltre 7.000 giovani emigrano dal Veneto in cerca in occupazione all’estero.
Il mancato inserimento lavorativo delle nuove generazioni per la limitata offerta di lavoro sui segmenti ad alta innovazione tecnologica ha prodotto una contrazione e perdita di lavoro dipendente in tutti i settori così come nel lavoro autonomo.
I problemi di disoccupazione, per la prima volta nella nostra regione con questa intensità, colpiscono in modo particolare le donne e gli ultracinquantenni espulsi dal processo produttivo alle quali e ai quali non si offrono nuove opportunità di reinserimento lavorativo facendo crescere un disagio sociale sempre più evidente.
La diversità nelle condizioni di disoccupazione o inoccupazione richiede politiche del lavoro diversificate.
La Cgil propone come priorità nell’azione delle politiche pubbliche, politiche attive da realizzarsi attraverso un piano straordinario:
– per i giovani disoccupati proponiamo la sperimentazione di un lavoro di cittadinanza da impiegare nella valorizzazione dei beni culturali, paesaggistici e architettonici veneti, nelle infrastrutture sociali a partire dall’aiuto alle famiglie che vivono in stato di indigenza e di difficoltà.
– il potenziamento e la qualificazione dell’offerta formativa, scolastica e professionale, definendo regionalmente la certificazione delle competenze maturate in ambito scolastico, formativo o in alternanza scuola/lavoro.
– la regione deve sviluppare apposite misure per contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico.
– per le lavoratrici ed i lavoratori espulsi dal ciclo produttivo proponiamo il loro utilizzo in lavori socialmente utili a partire dalla difesa idrogeologica e ambientale del territorio e nella cura dell’arredo urbano, innovando l’attuale utilizzo parcellizzato ed episodico riconducendo l’insieme di queste misure all’interno di un progetto regionale.
– lo sviluppo e la qualificazione di una contrattazione di secondo livello che oltre a ricomporre la frammentazione del lavoro punti all’inclusività e ad un utilizzo più ampio dei contratti di solidarietà difensivi ed espansivi per affrontare la crisi e per sollecitare e accompagnare il necessario processo di innovazione delle imprese.
Per dare concretezza a questi percorsi bisogna evitare la centralizzazione degli strumenti di governo e regolazione del mercato del lavoro e potenziare invece il ruolo di Veneto Lavoro e dei servizi pubblici all’impiego a cui bisogna delegare maggiori competenze e risorse nell’orientamento alla formazione e al lavoro, nell’incontro domanda e offerta, nella compilazione del libretto formativo e nella certificazione delle competenze acquisite. Promuovere il ruolo dei servizi per l’impiego per il tutoraggio e accompagnamento soprattutto per i giovani e verso quanti, espulsi dal lavoro, fanno fatica a rientrare nel mercato del lavoro, sviluppando la necessaria integrazione tra pubblico e privato.
Accanto ad una battaglia che vogliamo e dobbiamo continuare per una riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, chiediamo alla Regione lo stanziamento di Fondi dedicati al sostegno al reddito per chi perde il lavoro.
LE SFIDE DEL CAMBIAMENTO E IL SISTEMA PRODUTTIVO VENETO
Da anni ormai il modello manifatturiero e produttivo del Veneto è sotto pressione ed è sempre più evidente la necessità di una sua rapida trasformazione se vuole continuare ad essere uno dei punti di forza del paese.
Il Veneto è tra le prime regioni più industrializzate d’Europa e la prima regione turistica d’Italia ma la crisi, che comunque ha investito questi settori, continua a farsi sentire anche perché è mancata in questi anni una funzione di indirizzo da parte della Giunta regionale che rispondesse alle sfide che la crisi poneva al territorio.
Ma ad un ruolo più attivo sono chiamate anche le associazioni datoriali che non possono limitarsi alla richiesta di intervento pubblico (di cui stanno largamente godendo) e di contrazione del costo del lavoro, ma devono essere impegnate ad un progetto complessivo orientato all’aggregazione delle piccole-medie imprese, alla ricerca di partner anche esterni, per affrontare la competizione internazionale attraverso investimenti in ricerca e innovazione di processo e di prodotto .
Le grandi priorità
Porto Marghera, area industriale strategica di interesse nazionale, deve vedere impegnati gli industriali del Veneto, i grandi gruppi nazionali, le istituzioni locali e nazionali per la reindustrializzazione e la bonifica delle aree.
Rivisitare il sistema degli incentivi regionali affermando criteri di selettività degli interventi avendo a riferimento l’innovazione, la buona e qualificata occupazione, l’applicazione della ricerca per l’uso di nuovi materiali, il risparmio energetico. Il perseguimento di queste misure prevede da una parte una più efficace azione di governo e amministrativa e dall’altra una migliore attivazione delle società partecipate dalla Regione a partire da Veneto Sviluppo e da Veneto Promozione.
In questo ambito bisogna favorire l’aggregazione e la connessione dei centri di ricerca che operano nella regione rilanciando Veneto Innovazione e Veneto Nanotech oggi depotenziate anche per responsabilità del governo regionale.
Misure di sostegno all’internalizzazione e alla internazionalizzazione delle imprese, dare concreta attuazione alla legge sui distretti industriali, incentivi all’assunzione presso le piccole imprese di personale altamente qualificato in stretta connessione con le università
Lotta alla contraffazione, difesa del “made in Italy”, governo delle esternalizzazioni.
Utilizzo pieno dei Fondi europei e nazionali per estendere la banda larga, la digitalizzazione, la messa in rete delle banche dati, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili ed efficientamento delle reti per abbattere i costi e la dipendenza energetica.
Estendere ed innovare la contrattazione di secondo livello allargando la contrattazione di sito e di filiera per ricomporre il ciclo produttivo e il lavoro, orientare ed estendere la formazione continua dei lavoratori utilizzando appieno sia i fondi europei sia quelli interprofessionali
IL WELFARE DELLA PROMOZIONE SOCIALE
É necessario operare un vero e proprio cambio di paradigma e considerare le politiche sociali, sanitarie e le prestazioni del welfare non come un costo su cui operare così come finora avvenuto con tagli indiscriminati, ma al contrario, una componente fondamentale della crescita economica oltre che della qualità sociale e civile della regione. Senza ciò si smantellano i servizi pubblici e di conseguenza si privatizzano le prestazioni. Un welfare riformato attraverso processi di razionalizzazione e di maggiore efficienza deve avere al centro la persona e perciò mantenere la sua natura pubblica. Essere un fattore di inclusione sociale, un freno alla crescita della povertà e marginalità che investe anche la società veneta e in grado di coniugare sviluppo e benessere oltre che assicurare occupazione qualificata. Spetta alla Regione e alle istituzioni pubbliche la promozione dei servizi e la messa in rete del pubblico con il privato, con il terzo settore e il volontariato sociale per affermare la centralità della responsabilità pubblica del settore socioassistenziale e sanitario.
Finora abbiamo avuto solo tagli alla spesa, tagli dei posti letto ospedalieri e il rinvio di quattro anni della realizzazione delle medicine di gruppo integrate che avrebbero dovuto costituire l’asse portante del nuovo modello socio assistenziale regionale.
Come Cgil riconfermiamo la richiesta di:
Unificare in un unico assessorato la sanità e il sociale per una visione complessiva coerente nella gestione integrata dei servizi
dare piena attuazione al piano socio sanitario regionale agendo in primo luogo sul versante della governance attraverso la ridefinizione degli ambiti territoriali delle ULSS che vanno nettamente ridotte nel numero.
portare a compimento una nuova riorganizzazione dei servizi territoriali, più rispondente ai bisogni vecchi e nuovi dei cittadini con la presa in carico della persona nell’ambito di un modello fondato sullo sviluppo delle cure primarie e la continuità assistenziale.
Il cambiamento demografico comporta una crescita correlata delle patologie croniche che non si possono gestire con le modalità degli ospedali per acuti. Questa crescita va governata con la medicina territoriale, non ospedaliera. Una medicina sorretta da una forte interdipendenza di sociale e sanitario. Inoltre occorre una riforma complessiva del sistema della residenzialità (per gli anziani) e della domiciliarità a partire dalla riforma delle IPAB.
La piena attuazione del PSSR non può prescindere da un ri-orientamento della spesa che punti alla sanità sul territorio, sugli ospedali di comunità e sui servizi diffusi.
La Cgil del Veneto punta ad un welfare generativo, non assistenziale ma in grado di dare opportunità a tutti quelli che oggi sono a forte rischio di esclusione sociale.
La grande crisi di questi anni ha bloccato la mobilità sociale e ha determinato, anche in Veneto, la crescita delle disuguaglianze e un aumento sensibile delle povertà, sia in termini assoluti che relativi. Un fenomeno che riguarda principalmente soggetti anziani (soprattutto donne anziane e sole), ma anche tanti giovani per effetto della disoccupazione e della precarietà del lavoro, famiglie mono reddito e mono parentali, minori in condizioni di deprivazione. Tra i più colpiti dagli effetti della crisi sono i migranti verso i quali sono cresciuti nella società fenomeni di intolleranza e di inaccettabile e pericolosa discriminazione e verso i quali, al contrario, sono necessarie mirate politiche di accoglienza e integrazione.
Occorre agire su una pluralità di fattori: sul versante della crescita e della buona occupazione, sul versante dell’istruzione e della formazione continua, sulla costruzione di un sistema di welfare non assistenziale, ma che metta le persone nelle condizioni di avere pari opportunità. Un welfare che incroci diritti e doveri individuali e collettivi, che superi la logica del costo per agire sul fronte dell’investimento.
La scarsità di risorse determinata dai tagli di questi anni, si somma peraltro anche ad una diffusa incapacità di selezione della spesa, mancata lotta agli sprechi e alla corruzione.
Per la Cgil, le risposte ai bisogni, più che in erogazioni monetarie, passano attraverso un potenziamento della rete dei servizi che sono generativi di lavoro e che, necessariamente, devono sviluppare sinergie fra comuni (che si devono aggregare per poter ottimizzare le risorse e garantire servizi), ULSS, soggetti del volontariato e del privato sociale.
Le risposte devono essere diversificate per tenere conto delle differenti esigenze della popolazione. Sicuramente è necessario uno strumento di contrasto alla povertà, anche con forme di reddito per l’inclusione sociale (la CGIL ha aderito, insieme a CISL e UIL, all’Alleanza contro la povertà che ha elaborato la proposta del REIS) per far fronte alle situazioni di maggiore gravità che vanno accompagnate alla valorizzazione dell’atteggiamento attivo da parte dei soggetti beneficiari.
In Italia la spesa sociale non è adeguata ai bisogni ed è dispersa in mille rivoli senza un sufficiente controllo sulle effettive condizioni economiche di coloro che ne beneficiano.
Prioritario diventa definire per legge i Livelli essenziali delle prestazioni sociali e della non autosufficienza così come, a livello regionale, bisogna sperimentare – nell’ambito di un percorso di concertazione con le parti sociali – un accordo quadro sui livelli essenziali per rendere possibile un più attento governo della spesa, una migliore e più equa distribuzione delle risorse, un modello di welfare maggiormente inclusivo.
IL TERRITORIO
Bisogna inaugurare una nuova stagione che guardi all’ambiente e al territorio come il bene più prezioso da difendere e valorizzare per imprimere una svolta nel modello di sviluppo regionale.
Il territorio è un bene non riproducibile, la sua compromissione è un fattore irreversibile e perciò la sua salvaguardia, il recupero e la messa in sicurezza possono essere uno straordinario fattore di crescita e di lavoro per migliaia di persone, per la nascita di nuove imprese, per l’applicazione di nuove tecnologie e la ricerca di materiali, per uno sviluppo del turismo che valorizzi il grandissimo patrimonio naturale, paesaggistico, le preesistenze archeologiche, storiche e culturali che fanno del Veneto una regione davvero speciale nel mondo.
Fattori di messa in sicurezza e tutela ambientale hanno nella valorizzazione dell’agricoltura, con particolare attenzione alla montagna, un fattore strategico perché rappresentano un presidio fondamentale per scongiurare il dissesto idrogeologico, dare opportunità di buona occupazione, incentivare produzioni tipiche e lo slow food.
L’altra grande misura che come Cgil proponiamo alla Regione, è il rigetto di un gigantismo progettuale fine a se stesso che ha caratterizzato lo sviluppo di questi anni alimentando tra l’altro un sistema di potere attraversato da elementi di corruzione e illegalità, con la scelta di realizzare un vasto piano di opere realmente utili al territorio, alle imprese e più complessivamente alla comunità.
É necessario portare a compimento il sistema ferroviario metropolitano regionale promuovendo azioni che invertano la modalità di trasporto merci e passeggeri e che favoriscano concretamente il trasporto ferroviario. In questo conteso va accelerata la realizzazione di un sistema infrastrutturale che superi l’attuale frammentazione e localismo, che connetta porti, interporti e aeroporti in una reciproca opportunità di crescita dimensionale conveniente per l’intero sistema produttivo veneto e la realizzazione dell’alta capacità ferroviaria sugli assi Milano-Padova e Mestre-Trieste.
Il sistema viario veneto ha bisogno di significativi interventi di manutenzione e messa in sicurezza della viabilità minore in un’ottica di efficientamento dell’esistente. Obiettivo della Cgil è il consumo zero di nuovo territorio.
Un potenziamento della rete infrastrutturale non si concretizza solo con opere materiali, ma deve essere caratterizzato da una forte infrastrutturazione sociale e immateriale per far crescere i fattori di competitività di sistema.
Infrastrutturare il territorio significa assicurare servizi qualificati a partire dagli asili nido, scuole per l’infanzia e una vasta opera di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica. Bisogna puntare ad un intervento che incroci le opere di recupero dell’edilizia urbana esistente con servizi sociali che contrastino le aree di marginalità rendendo le città più vivibili, sicure e accoglienti. Dunque una nuova programmazione del territorio e delle città che oltre al rinnovo del capitale edilizio obsoleto, punti a “città intelligenti”, ad alto risparmio energetico, con mobilità ecocompatibile, con lo sviluppo della bioedilizia e delle energie rinnovabili. Dunque no al Piano casa della Regione, che aumenta le cubature e aggroviglia ancora di più un tessuto urbano già intricatissimo e compromesso.
In questa logica bisogna frenare la proliferazione di sempre più grandi centri commerciali, rilanciare e sostenere il commercio di prossimità, anche attraverso la tassazione comunale e regionale.
IL GOVERNO LOCALE E I SERVIZI PUBBLICI
Il Veneto manifesta gravi ritardi sul processo di riordino istituzionale che invece appare sempre più necessario per la riorganizzazione e riqualificazione dei servizi e per definire un disegno evoluto di competitività di sistema.
In questa logica si pongono due grandi temi:
il primo è attinente alla corretta collocazione delle funzioni in precedenza svolte dalle province alla luce della riforma Delrio, a partire da quelle relative ai centri per l’impego;
il secondo è quello dell’aggregazione/fusione dei comuni che oltre a rispondere a criteri di efficienza amministrativa e risparmio di spesa, deve rispondere ad una maggiore qualità e allargamento dei servizi e delle prestazioni che il pubblico deve offrire alla cittadinanza.
Non si può prescindere, in questo progetto di riordino istituzionale, dalla valorizzazione del ruolo dei dipendenti pubblici riconoscendone e ottimizzandone le professionalità.
Un nuovo disegno del territorio si realizza attraverso la creazione di connessioni funzionali tra diversi territori sul modello europeo delle aree metropolitane. Alcuni processi, anche se non regolati, testimoniano le interconnessioni sempre più forti tra Vicenza e Verona e tra Venezia, Padova e Treviso.
Ciò non può far trascurare la forza delle aree dolomitiche e del Delta del Po che, se opportunamente valorizzate e sostenute, sono una grande opportunità per la crescita dell’economia regionale.
La crescita parcellizzata dei servizi pubblici in house oggi non è funzionale ad assicurare un’alta qualità dei servizi e dell’occupazione. Al contrario sono utili e positivi processi di gestione industriale, di aggregazione e crescita dimensionale delle imprese, finalizzati a garantire realmente maggiori investimenti nelle infrastrutture, maggiore qualità dei servizi, e contenimento dei costi e delle tariffe. Particolare attenzione va posta ad una gestione integrata e completa dell’intero ciclo del servizio, evitando frantumazioni, esternalizzazioni, subappalti altamente pericolosi per la qualità dei servizi e dell’occupazione.
Per quanto riguarda il Trasporto Pubblico Locale, occorre uniformare il servizio sul territorio, attivando un processo di riorganizzazione ed aggregazione delle aziende del Trasporto Pubblico Locale (TPL) che deve portare non solo alla costituzione di un unico soggetto affidatario (con un unico Consiglio di amministrazione), ma anche ad una rete di servizi più orientata al soddisfacimento della domanda di mobilità della collettività con il contenimento dei costi dovuti alle economia di scala.
Il “sistema” SFMR, che doveva e poteva rappresentare “l’icona” dell’efficienza del servizio per tutta la Regione, viceversa, oggi evidenzia la non integrazione tra i vettori, la non realizzazione di un sistema, lo relega ad una semplice e peraltro incompleta infrastruttura.
Bisogna puntare ad una integrazione dei vettori ferro-gomma, condiviso con tram, parcheggi e con una tariffazione che vada verso un unico titolo di viaggio.
Le recenti normative che sono intervenute per la regolamentazione dei Servizi Pubblici Locali offrono opportunità per favorire un disegno di aggregazione e razionalizzazione.
E’ necessario che la Regione definisca quanto prima gli ambiti territoriali ottimali per l’affidamento e assegnazione della gestione del servizio. Nella loro definizione bisogna tenere conto delle diverse tipologie di servizio e della necessità di rispettare i risultati del referendum del 2011 per quanto riguarda soprattutto la gestione del sistema idrico integrato. Pur essendo come Cgil orientati al mantenimento “in house” dei servizi , riteniamo che, ove si ricorra a gare d’appalto, sia necessario garantire il controllo pubblico dei servizi e delle tariffe.
Ribadiamo la nostra contrarietà ad una privatizzazione forzata delle società partecipate al solo fine di fare cassa per far fronte al taglio dei trasferimenti agli enti locali.
Servizi Pubblici Locali vuol dire Elettricità, Gas, Acqua, Rifiuti e Trasporti che rappresentano un segmento importante dell’attività economica e produttiva con un forte impatto sulla qualità della crescita e dello sviluppo, sui livelli occupazionali, sulla condizione reddituale e sulla qualità del welfare.
Per la Cgil è necessario coniugare le esigenze di carattere industriale e finanziario con le esigenze di controllo e gestione pubblica, di garanzia dell’universalità, della qualità, della sostenibilità dei costi per l’accesso e la fruizione dei servizi erogati e della tutela occupazionale.
Chiediamo pertanto alla Regione, ai soggetti istituzionali e alle forze politiche, di assumere impegni precisi per il mantenimento del carattere di pubblica utilità di questi servizi, per il miglioramento della qualità e il contenimento dei costi, per la salvaguardia e la crescita della quantità e qualità dell’occupazione, per la loro sostenibilità ambientale.
CONOSCENZA E CULTURA
La crescita del “fattore conoscenza” e gli investimenti in cultura sono la più grande potenzialità per il Veneto che vogliamo costruire. Per questo bisogna intervenire su diversi livelli a partire dalla garanzia del diritto allo studio, soprattutto per la parte meno abbiente della popolazione per rimettere in moto la mobilità sociale.
Primo obiettivo deve essere quello del contrasto all’abbandono e alla dispersione scolastica. Chiediamo alla Regione misure specifiche per promuovere percorsi di formazione e lavoro e un’integrazione tra sistema scolastico, formazione professionale e formazione continua.
Il processo di innovazione del “modello veneto” necessita di una più forte messa in rete di tutto il sistema universitario e del sistema dell’alta formazione, così come di un potenziamento e di una relazione di tutti i centri di ricerca, a partire da quelli partecipati dalla regione.
Il Veneto è una regione ricca di centri di produzione culturale (fondazioni liriche, teatri, beni museali, etc.), di un vasto patrimonio artistico, architettonico, paesaggistico e ambientale che oggi vive una condizione di difficoltà e di scarsa valorizzazione. Questi invece sono fattori che, se adeguatamente messi in rete, in un progetto di sinergia, sono un motore fondamentale dell’economia turistica regionale e del paese.
La qualità dell’offerta turistica non può prescindere da una politica regionale che promuova, valorizzi e rilanci questo enorme patrimonio che non è concentrato solo nei grandi centri urbani ma è largamente diffuso nel territorio e che troppo spesso versa in una condizione di abbandono e scarsa promozione.
Nella società della conoscenza anche i fattori produttivi più tradizionali – a partire da quelli enogastronomici oltreché quelli del made in Italy – incorporano beni culturali, conoscenza e sapere sociale. Sono questi i fattori che possono determinare una crescita di qualità .
La Cgil ritiene che investire sulla conoscenza, sulla cultura e i saperi significhi puntare ad uno sviluppo di qualità, ad una buona occupazione, alla qualità della vita, alla creazione di un Veneto più inclusivo che parli al Paese e al mondo.
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