Il vero tristo mietitore della prima guerra mondiale
di admin9/10. Soave. Si è tenuto nella magnifica e caratteristica Rocca Sveva presso la Cantina Sociale di Soave la presentazione del libro: << Ne uccise più la fame>>, di Francesco Iori, giornalista di Repubblica e scrittore. In un ambiente di così grande stile e classe, l’autore ha presentato l’opera incentrata sul vero responsabile della morte di moltissime persone nel Triveneto ( se si esclude la linea del fronte), durante la Grande Guerra: la fame. “Di solito si parla sempre delle condizioni dei soldati, ma non ci si sofferma mai sui civili che hanno vissuto il dramma della guerra in prima persona” dice il giornalista. Si tratta, dunque, più che di un indagine scientifica, di un’inchiesta giornalistica sulle condizioni di vita dell’epoca. L’opera anzichè seguire un filo cronologico è stata suddivisa per filoni: troviamo diverse parti dedicate a bambini, donne, profughi e preti. In tema a parte è lo sviluppo che ha avuto la sanità dell’epoca di fronte alla moltitudine di feriti. Le fonti non sono altro che lettere e documenti provenienti da archivi di varia natura, spesso diocesani. E’ materiale “povero” quindi, ma che ci da un chiaro spaccato della vita dell’epoca. Si tratta di un libro pieno di spunti interessanti, che riporta alla luce scene di vita quotidiana. Tra le molte testimonianze, una in particolare ha colpito la nostra attenzione: due coniugi profughi decisero di ritornare nella vecchia casa, per recuperare alcuni effetti personali che nella fuga avevano dovuto lasciare. La moglie recandosi nella stalla, dove aveva nascosto il suo abito di nozze, comincia a chiamare il marito, contenta di essere riuscita a salvare un oggetto così prezioso. Esce dalla stalle, cercando sempre di richiamare l’attenzione del marito, che nel frattempo è entrato in casa per recuperare altri oggetti. Quello che non sa però, è che a poca distanza da lei c’è un soldato italiano, il quale sentendo la sua voce, ha paura e spara. In quel momento esce il marito e trova sua moglie morta, che verrà poi seppellita con la porta di casa come bara. Questo è uno dei tantissimi episodi che vengono narrati all’interno del libro e che lo rendono interessante, inusuale e di valore.
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