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Economia veronese e nazionale sotto la lente.

di admin
Convegno organizzato dall’Associazione dei Consiglieri Emeriti del Comune di Verona.

Parlare di economia, oggi, dovrebbe essere assunto di ogni cittadino e di ogni gruppo associato, dati la grave stasi che colpisce il Paese, ormai da oltre cinque anni, e il pesante tasso di disoccupazione, che impoverisce la popolazione. Su tali temi è stato organizzato il convegno, guidato dal presidente dell’Associazione Consiglieri Emeriti, creata nel 2001, Carlo De Gresti, e incentrato, appunto, sul tema La situazione delle imprese e dell’occupazione a Verona e le funzioni del Comune. Moderatore e animatore dello stesso è stato l’attivo Silvano Zavetti, peraltro, ricercatore ed ottimo conoscitore della storia del Comune di Verona. Hanno proposto importanti riflessioni, in base al il frutto della loro esperienza, i relatori Elio Aldegheri, commercialista e già vicesindaco di Verona, e Massimo Castellani, segretario provinciale della CISL di Verona.
Dalle relazioni, è emerso un quadro complesso sull’attuale momento economico-sociale del Veronese e, se vogliamo, anche nazionale, in generale. Diverse importanti aziende veronesi sono in difficoltà e costrette a cessare l’attività. Ci si trova, oggi, in una crisi sistematica locale, nazionale e mondiale, crisi che va studiata e capita nel dettaglio, per fare fronte alla stessa, con interventi specifici. Servono misure adatte ed incisive, in un quadro europeo, dal quale, poi, sarebbe dannosissimo uscire, rinunciando alla moneta unica, ossia, all’euro. Di massima, pesante è la situazione nel settore manifatturiero, mancando strutture adeguate a produrre quanto richiede la domanda. Ciò porta alla conclusione, per cui, o si dispone di tecnologia attualizzata o si è fuori mercato. In merito ad un possibile impegno del Comune di Verona in fatto di promozione economica e, quindi, di creazione di occupazione – un Ufficio Municipale del Lavoro esisteva già nei primi anni del 1900, n.d.r. – questo non può intervenire, in quanto, oggi, a gestire ogni attività è l’economia. Da parte sua, poi, la politica dovrebbe facilitare l’economia stessa, con strumenti adatti e ben noti, mentre importante ed auspicabile è la collaborazione pure dell’Università e di altre Istituzioni, per trovare assieme le vie più convenienti alla promozione economica. La politica dev’essere al servizio dell’economia…, i tempi sono cambiati… L’economia ha le sue regole e non può soggiacere alla politica, specie dinanzi alle forti spinte della concorrenza mondiale. Quanto alla difficoltà d’ottenere credito, essa è dovuta al fatto che le banche hanno forti problemi, derivanti da ingenti sofferenze in essere, che dovrebbero poter essere convogliate in una bad bank europea. Circa la vita delle imprese, nell’attuale momento, è stato rilevato come ve ne siano anche di capaci di fronteggiare le difficoltà d’oggi e come, su altro fronte, a Verona manchi un’istituzione che raccolga e sia in grado di fornire dati occupazionali. Qualche dato in merito: ad esempio, nel 2013, Verona ha registrato 63.000 assunzioni, delle quali 23.000 nel settore del turismo, mentre, se nell’edilizia, nel 2008 si rilevarono 10.000 assunzioni, queste sono scese a sole 5000 nel 2013. Nella provincia di Verona, nel 2013, i disoccupati totali erano 74.000, originando una situazione particolarmente grave, appunto, anche nel Veronese. Dati, che parlano da soli. La politica agisca con consapevolezza, con misure realistiche, per fare fronte alle citate particolari e pesanti situazioni, tenendo presente che non è detto che sempre manchino le risorse. Importante è anche coinvolgere i lavoratori con provvedimenti atti a rivivacizzare l’economia, come richiesto dai tempi…
Un quadro difficile, quello risultante dal convegno, il quale ha dimostrato che, al di fuori della politica, non manca chi, con competenza, potrebbe dare suggerimenti pratici, costruttivi e atti a tonificare incisivamente l’economia. La quale, ben al di là della conclamata crisi, che pure ha avuto i suoi effetti – su ciò ci ha ci ha fatto soffermare il contenuto emerso dal convegno stesso – sarebbe in grado di realizzare la sua immediata resurrezione, con risvolti positivi sull’occupazione, se l’impresa, “unico” fattore, capace di creare beni, ricchezza e lavoro, fosse liberata: – dall’attuale pesantissima pressione fiscale, che grava anche sui cittadini, creando riduzione dei consumi, – dai diversi lacci normativi e – dalla schiacciante burocrazia, che la limitano nella sua azione e nella sua evoluzione. Perché non basta la qualità del prodotto, quale fattore importantissimo in fatto di competitività, ma occorre anche che il suo prezzo sia considerato valido dal mercato nazionale ed internazionale. E tale prezzo dipende, oltre che da altri noti fattori del ciclo produttivo, dall’imposizione fiscale nazionale sull’impresa, dal costo del lavoro e dalla formazione di chi il lavoro presta, nell’interesse personale del lavoratore e di quello dell’impresa stessa. Nuovi tempi, nuova economia. La quale, in presenza della concorrenza globale, ha sempre maggiore bisogno di libertà.

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