Un volume sulla storia idrogeografica del Basso Veronese, opera di Remo Scola Gagliardi, presentato presso l’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona. Il titolo: “La navigazione dall’Adige al Po – Tra torri e paludi”.
di adminL’opera di Gagliardi è molto indovinata e particolareggiata, trattando un tema in buona parte sconosciuto e meritevole di massima attenzione, perché è storia di Venezia e di Verona, che, sotto esame, riguarda anche eventi, che nell’arco di mille anni, provocarono il degrado dell’ordine idrografico del territorio e determinarono il formarsi delle Grandi Valli, che si estendono fra Legnago ed Ostiglia. Terre, in epoca romana, diffusamente coltivate, come testimoniano numerosi ritrovamenti archeologici di aziende agricole romane. Il primo evento catastrofico, comunque, che toccò la zona in parola, risale al 589, quando l’Adige ruppe alla Cucca, tra Albaredo e Cologna e mutò il suo percorso, portandosi più a sud sino a lambire Legnago…, condizionando terreni e corsi d’acqua… e dando origine alle sopra già citate Grandi Valli Veronesi… L’Autore riporta dati precisi sino a giungere a tempi recentissimi, anni Settanta compresi… Molto, comunque, di quanto nel libro descritto non è oggi visibile, sia per le trasformazioni citate e create dalla natura – alluvioni sia del Po (a regime pluviometrico), che dell’Adige (a regime alpino), nonché per l’intervento dell’uomo, tanto in senso costruttivo che negativo. L’Austria, da parte sua, interrò parte delle Valli stesse, in quanto usate come nascondiglio, da chi voleva liberare il territorio dalla sua presenza.
Per centrare il tema del congiungimento fra Adige e Po, va detto che la prima l’iniziativa risale a circa l’ultimo decennio del 1300, quando un primo tentativo fu ottenuto, anche se non con navigazione diretta, da Gian Galeazzo Visconti, quando fu costruito un canale fra Legnago, Naviglio Bussé-Tartaro-Po, canale, che fu successivamente interrato da Venezia, per meglio affrontare possibili attacchi da parte di Mantova, la quale, pure mirava a collegare il Po all’Adige.
Le “torri”, giustamente menzionate anche nel titolo dell’opera, erano in vero fortezze in cotto e, al tempo, testimonianza della presenza di ramificazioni di vie d’acqua e di confluenze… Le stesse, erette soprattutto da Venezia, o erano punti per la riscossione di dazi, relativi alle merci in transito, o per il controllo e la difesa militare del territorio e del traffico commerciale veneziano, sui numerosi corsi d’acqua della zona. Di tali edifici, di solito a forma quadrangolare, nulla oggi resta – se non il rudere di Pontemolino, fra Ostiglia, un tempo veronese, e Verona – ma chiara conferma della loro presenza si trova in molte delle mappe o disegni, pure inediti, che il saggio Autore ha saputo rintracciare e proporre ai Lettori.
Non tutto abbiamo detto sul contenuto del lavoro di Gagliardi… Bisogna leggerlo, centellinarne le innumeri indicazioni, perché attraverso le stesse, s’apre all’appassionato un amplissimo quadro storico-idrografico e geomorfologico che, ci inserisce in un mondo straordinario, tutto dettagli, che storicamente incuriosiscono e affascinano.
L’opera è stata presentata, il 9 maggio scorso, presente l’Autore, dal presidente dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, ing. Galeazzo Sciarretta, dal presidente del Consorzio di Bonifica Veronese, Antonio Tomezzoli e dal prof. Silvino Salgaro.
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