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Maroni, l’antifederalista: Regioni, ubbidite allo Stato!

di admin
Si sa che quando uno frequenta troppo i palazzi del potere ne viene in qualche modo corrotto.

Ci pare capitato al leghista Maroni che, a forza di gestire lo Stato a Roma,  forse ha perso di vista la realtà federale che dovrebbe essere il suo credo. In uno Stato federalista le regioni, fatti i propri conti, viste le proprie possibilità, si assumono coscientemente la responsabilità di addossarsi i profughi che sono  in grado di accogliere. Se no, capiterà quello che succede a Lampedusa, la gente rifiuterà queste imposizioni come le boutade di Lombardo. Siamo in emergenza, il Governatore siculo, che di stravolgimenti politici è il maestro, grida: “Fate le tendopoli in val Padana”. La val Padana e dintorni è stata una macro regione che ha dato infiniti esempi di solidarietà, forse se lo poteva/doveva permettere più di altre, ma non si può ora, scaricare il problema e ragionare in questi termini come fa Lombardo. La solidarietà è una roba seria, ma non va confusa con l’assalto alla diligenza o con invasioni organizzate. Le mamme lampedusane che portano i vestiti alla partoriente   che ha avuto una figlia nella traversata, fanno una cosa egregia, da encomiare, ma i cinici organizzatori di trasbordi, facendo leva su questo   sentimento, ora piazzano una partoriente o una donna gravida, su ogni  barcone “così  sti  fessi degli italiani” ci vengono a prendere prima. Così quello che è un dovere morale, diventa una forma di sfruttamento dei più profondi sentimenti. Nel mondo globalizzato chi vede queste cose, in Tunisia come in altre parti del mondo sottosviluppato, sempre ne approfitta. Abbiamo capito che non si può mettere un muro di mattoni alle migrazioni, come non si può pensare che il mare nostrum possa impedire questa invasione organizzata di gente che entra in un Paese organizzato in crisi e lo smantella. Quello che una comunità seria deve fare (con un’Europa che latita), non è offrire dei soldi per il rimpatrio volontario, che produce effetti contrari, non è dare soldi perché questi Stati, da cui provengono questi uomini, sviluppino progetti senza un  presupposto etico, ma pretendere che in questi Stati offrano ai loro cittadini la possibilità di vivere dignitosamente in libertà, in democrazia e con la speranza di una crescita umana. Se a questa gente si dà una possibilità di sviluppo   dignitoso, questi resterebbero nelle loro terre e le migliorerebbero, invece che tentare la via di fuga che è sempre una specie di sconfitta. Da noi la democrazia  è stata acquisita con  grandi  difficoltà, la stiamo difendendo con fatica con governanti spesso discutibili; stiamo pagando la crisi e la recessione e le difficoltà sociali non mancano, eppure, non per questo deve venire meno la solidarietà, ma non deve essere uno slogan politico. A coloro che parlano di Italia, come grande Stato che non deve temere queste situazioni, ammesso, ma non concesso, che siano in buona fede, ricordo che, di solito, mentre loro vivono a spese dello Stato, garantite dallo Stato, e che largheggiano di mezzi  forniti dallo Stato, altri non lo sono, per cui per primi si portino a casa loro qualche centinaio di profughi ciascuno, ed allora, forse, smetterebbero di dire stupidaggini sui razzisti, sull’anti federalismo.

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