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La Regione stoppa il megafotovoltaico

di admin
E’ di questi giorni la volontà della Regione Veneto di regolamentare meglio lo sviluppo del fotovoltaico sul territorio.

Cosa si fa? Con una apposita decisione  il consiglio regionale ha provveduto a stoppare la nascita dei grandi impianti fotovoltaici a terra lasciando sostanzialmente libero lo sviluppo dei piccoli e medi impianti. Il primo applauso è vento dalla Coldiretti, che ha subito avallato (prima aveva spinto) la decisione. Io credo che quando si mettono paletti su paletti per imbrigliare lo sviluppo economico sia un sbaglio in generale. Già  per chi vuole iniziare una nuova attività ci sono mille lacciuoli, e quindi, in generale non sono  favorevole. Su questo tema i dubbi ci sono, perché sottrarre altro terreno  agricolo alla campagna non è giusto, ma allora con la stessa logica non dovrebbero più essere approvati piani regolatori e PAT se prima non si  fosse proceduto ad avviare il recupero dei molti siti, in città e fuori, che rappresentano aree di degrado. Invece che intervenire con la logica di bloccare, tanto i contribuiti arrivano dallo Stato, e li pagano tutti i contribuenti che pagano le tasse, la regione invece dovrebbe intervenire ad incentivare di più quegli impianti che vanno verso il recupero di beni abbandonati o non utilizzati, che vanno verso il restauro di immobili e di capannoni sfitti ed in stato di sfacelo. Questo avrebbe lo stesso risultato in termini di pulizia dell’aria della nostra regione, che se è tra le più industrializzate sulla terra, è anche tra le più inquinate al mondo. Lo sviluppo del fotovoltaico, (secondo una recente indagine il 76% degli italiani, apprezzano le energie verdi, mentre solo il 9% accetterebbe il nucleare nonostante gli spottoni del Governo), con costi in forte calo che fanno il pari con la diminuzione dei contributi del GSE, renderebbe l’Italia nel medio periodo del tutto autosufficiente per l’energia elettrica – non lo dico io lo ha detto uno dei massimi esponenti del settore energetico italiano;   e se le auto elettriche venissero incentivate, assieme ad una politica dei trasporti che bloccasse lo sviluppo e l’uso dei mezzi  privati (domeniche  a piedi, sostituite da autobus e treni gratis) credo che i risultati sulla diminuzione delle nano particelle sarebbe percepibile anche dai comuni cittadini e non solo dai dati ufficiali che invece presentano situazioni sempre oltre l’accettabilità. La regione può fare molto, imposti una politica ambientale di investimenti e credo che su questi troverebbe i veneti disponibili a pagare delle imposte di scopo per coprire gli esborsi, anche perché questo crea occupazione e lavoro sfruttando le competenze tecniche e le maestranze locali senza importare alcunché dall’estero, anzi gravando i prodotti extra UE che vantano concorrenzialità sleali, di accise o imposte di scopo sempre miranti a valorizzare questo sviluppo sostenibile senza occupare nuovi suoli, ma rendendo più celere lo sfruttamento di questa risorsa rinnovabile gratuita che è il sole, padano.

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