Il Veneto e l’oro nero libico
di adminLibia e Veneto: le importazioni di petrolio (642 milioni nel 2010) sono a rischio e si profila la progressiva chiusura del mercato dell’area del Maghreb che le aziende iniziavano a valutare come opportunità di sbocco.
"L’inasprirsi delle tensioni sociali anche in Libia, dopo la Tunisia e l’Egitto potrebbe avere ripercussioni sull’economia veneta – afferma il Presidente della Camera di Commercio di Verona, Alessandro Bianchi – che con i paesi africani e medio-orientali che si affacciano sul Mediterraneo scambia merci per un valore complessivo di 3,4 miliardi di euro (dati Istat, al 30/09/2010). La Libia è uno dei nostri principali interlocutori per le forniture energetiche, a Venezia arriva il 7% delle importazioni italiane di greggio e gas naturale: il prezzo del petrolio vola e sarà inevitabile un rincaro dei costi energetici. Un ulteriore peso per le aziende".
Secondo i dati della Camera di Commercio scaligera, la Libia al momento rappresenta più un’opportunità che uno sbocco per l’export veronese e anche per l’import. Nei primi nove mesi del 2010 l’export si è attestato sui 14,4 milioni di euro, di cui una decina di milioni di macchinari, apparecchiature, componentistica in metallo e prodotti in gomma. L’import dello stesso periodo è stato modesto, 1,7 milioni di euro.
In Veneto, nello stesso periodo, le aziende del settore metalmeccanico e della gomma-plastica hanno esportato in Libia un centinaio di milioni di euro su un totale di export complessivo di 162 milioni. Altri 59,9 milioni di euro di prodotti li esportano altre aziende del settore manifatturiero: 4,06 milioni di prodotti alimentari, bevande e tabacco, ma anche 2,98 milioni di tessile,abbigliamento.
Il dato più rilevante, però, è l’importazione di greggio e gas naturale, 642,67 milioni di euro nei primi nove mesi del 2010, il 46,5% in più rispetto al 2009. Le importazioni del porto di Venezia pesano per il 7,16% sulle importazioni nazionali complessive, pari 8,9 miliardi di euro.
"La preoccupazione che si inneschi una spirale inflattiva c’è – afferma Bianchi – ma è la minore. Se le forniture di greggio dovessero interrompersi, si porrà il problema di come far fronte al fabbisogno di petrolio e di carburante dell’intero sistema paese".
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