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L’aumento del Banco procede senza Biasi.

di admin
E’ roba di questi giorni che coinvolge molti veronesi.

Aderire o no al’aumento di capitale che il Banco Popolare ha proposto ai suoi soci.  Ben intesi, l’aumento si farà, è già sottoscritto, c’è un cordone sanitario  attorno, che  se serve provvederà alla bisogna. Ma il risultato  è ben differente se a sottoscrivere sono i veronesi  o no.  Ci hanno provato  a fare quadrato  chiedendo l’intervento della Fondazione, si sganciasse da Unicredit e  entrasse in pompa magna nella Popolare.  Ora  Un   emendamento  fintamente bipartisan,  due rondini non fanno  primavere,  non ha raccolto  a Roma nessun   entusiasmo. E’ caduto nel dimenticatoio  dei  beaux gestes  ed ora  il titolo del Banco  in borsa dopo  un primo  sbandamento iniziale macina strada e rincorre la crisi. Il Banco procede anche senza l’intervento sollecitato di Biasi con la sua Fondazione, che , se si muoverà , lo farà in un’ottica ben diversa da quella  inizialmente prospettata. E’ una specie di  finanziamento a medio  e lungo termine,  quasi  obbligato,  a cui i veronesi, gli italiani,  sono chiamati se vogliono  salvare la loro banca dalle grinfie  di  predoni  stranieri. Ma non  è ora che qualcuno  metta un freno a questi  espropri  sociali, non  è ora che la Banca d’Italia , al pari delle altre  istituzioni europee,  non intervenga  facendo capire che il modello di  banca popolare è ancora vincente  e che esso non va buttato alle ortiche? Non è ora che qualcuno  impedisca questa rivoluzione copernicana  che violenta   realtà sociali  operose a vantaggio  di impassibili ed immaginifici speculatori  sconosciuti  sui  cui non si  può  intervenire?

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