Sfera colorata con strisce su sfondo bianco
Un tocco di colore in uno spazio minimalista. Una piccola sfera arcobaleno cattura lo sguardo.
Da sinistra Stevie Kim, Marina Benedetti, Marco Lupo, Felice Assenza, Giuseppe Blasi, Brunella Saccone
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A Vinitaly 2026 le strategie per il vino italiano nel mondo

di Redazione
I Consorzi DOC Delle Venezie e Prosecco si confrontano a Verona con istituzioni e ICE: per vincere all'estero servono qualità, meno burocrazia e una visione di sistema comune.

Si è tenuta lunedì presso lo Spazio MASAF di Vinitaly 2026 la tavola rotonda “Vino italiano nel nuovo scenario globale”. L’incontro, promosso dai Consorzi DOC Delle Venezie e DOC Prosecco, ha riunito istituzioni e vertici della filiera per analizzare le sfide dell’export tra tensioni geopolitiche e nuovi equilibri commerciali.

Il mercato USA e la necessità di coordinamento

Stevie Kim, Managing Partner di Vinitaly, ha aperto il dibattito evidenziando come il mercato statunitense, pur restando centrale, richieda oggi un approccio diverso: «Il mercato statunitense resta centrale ma non più scontato. Il vino italiano deve guadagnarsi spazio attraverso una strategia più chiara, più mirata e molto più coordinata».

Sulla stessa linea Luca Rigotti, Presidente del Consorzio DOC Delle Venezie, che ha ricordato il primato della Denominazione come primo bianco fermo italiano per esportazioni (il 40% destinate proprio agli USA). Rigotti ha ribadito l’importanza di «evitare la “commoditization”, puntando su identità, qualità certificata e capacità di fare sistema».

Fare sistema per crescere

Il Presidente di ICE Agenzia, Matteo Zoppas, ha confermato il sostegno alle imprese per l’apertura ai nuovi mercati, mentre Giancarlo Guidolin (Presidente DOC Prosecco) ha sottolineato la responsabilità delle grandi denominazioni nel costruire una visione territoriale coerente. Per Guidolin, il successo globale richiede una «continua evoluzione del posizionamento» per non disperdere il valore costruito.

Qualità e lotta alle frodi

Un tema centrale è stato quello della tutela del prodotto. Felice Assenza, Capo Dipartimento dell’ICQRF (l’ispettorato che si occupa del controllo qualità e repressione frodi), ha presentato dati significativi: tra il 2020 e il 2025 sono stati effettuati oltre 52.000 controlli nel settore vitivinicolo DOP e IGP. L’attività ha portato a sequestri per 44 milioni di euro, con un tasso di irregolarità del 13,8%.

Assenza ha spiegato che la qualità è un vantaggio solo se genera fiducia, ma può diventare un limite se frenata da troppa burocrazia. È quindi necessario semplificare i processi senza però indebolire i sistemi di tutela.

Gestione del rischio e futuro

Marina Benedetti, Senior Economist di SACE, ha invitato le aziende a non vedere la protezione dai rischi come un semplice “costo difensivo”, ma come una leva strategica per migliorare l’accesso al credito e la competitività.

In chiusura, il messaggio emerso dal Vinitaly è chiaro: il futuro del vino italiano non passa più solo dai volumi o dal prezzo basso, ma da una strategia comune che metta al centro il valore, l’innovazione e un racconto distintivo del “made in Italy” nel mondo.

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