Gabriele Nicolis, CEO ForGreen.
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Rincari elettrici, le cooperative energetiche sono argine e baluardo per i consumatori

di Matteo Scolari
Mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia ha registrato un nuovo rimbalzo, le cooperative e le CER dimostrano la validità del modello. Nicolis (ForGreen): «Governiamo il rischio prezzo e stabilizziamo i budget energetici».

Dopo gli eventi di fine febbraio in Medio Oriente, i mercati energetici europei hanno mostrato un nuovo segnale di vulnerabilità: il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) in Italia ha registrato un rimbalzo, passando dal prezzo medio di febbraio di 0,114 €/kWh agli 0,144€/kWh di marzo, con valori giornalieri fino a circa 0,166 €/kWh registrati  ad inizio mese oscillanti, nei giorni successivi, tra 0,14 e 0,17 €/kWh. 

Tralicci di energia.

In questo momento storico contraddistinto da un forte incremento del costo dell’energia per aziende e privati, i modelli di produzione energetica condivisa quali le cooperative energetiche possono porsi come efficace argine per i consumatori. Anche il numero delle CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) è in costante ascesa: sebbene in ritardo rispetto ad alcuni Paesi, in Italia questo modello ha permesso di attivare ad oggi circa 1800 configurazioni di autoconsumo collettivo, per un totale stimato di circa 180 MWp installati. Numeri interessanti, che però denotano una taglia medio-piccola delle CER (mediamente, ciascuna è attiva con una dotazione di soli 100 kWp), e descrivono un fenomeno che anche in Europa potrebbe performare di più (come riportato in un recentissimo documento della Corte dei Conti europea).

«Il modello di business di una cooperativa energetica si fonda sul principio che, quando l’energia è di proprietà dei soci, la fornitura può valorizzare l’energia al prezzo all’ingrosso nelle fasi di discesa mantenendo la competitività, e applicare tetti massimi quando il PUN sale eccessivamente. Questo ibrido – variabile in discesa, protetto in salita – funziona come ammortizzatore degli shock, fornendo prevedibilità di spesa senza rinunciare ai benefici di eventuali ribassi di mercato» dichiara Gabriele Nicolis, CEO di ForGreen, azienda di Verona pioniera dell’energy sharing in Italia.

Gabriele Nicolis, CEO di ForGreen, assieme al presidente Giampaolo Quatraro.
Gabriele Nicolis, CEO di ForGreen, assieme al presidente Giampaolo Quatraro.

Mentre si discutono interventi per ridurre le bollette tramite la sterilizzazione o il rimborso dei costi ETS applicati alla generazione termoelettrica che indebolirebbe il principio ‘chi inquina paga’ e torna perfino di moda, nonostante tempi prevedibilmente lunghi, il ricorso a reattori nucleari modulari (SMR), le cooperative e le CER si propongono anche come abilitatori di una transizione ecologica rapida e risolutiva delle esigenze attuali delle famiglie, perché favoriscono l’utilizzo di energia rinnovabile. L’installazione di impianti fotovoltaici richiede tempi relativamente veloci (qualche mese, salvo vincoli paesaggistici e la tempistica di connessione) e contribuisce ad abbattere le emissioni. Inoltre i modelli di produzione condivisa delle cooperative energetiche, se rafforzate dalla collaborazione con comunità energetiche rinnovabili, rendono accessibile l’autoconsumo a distanza a vantaggio anche dei consumatori che non possono installare impianti sul proprio tetto (condomini, locazioni, centri storici) attraverso l’acquisto di quote di impianti fotovoltaici condivisi con il riconoscimento dei benefici economici direttamente in bolletta.

Le esperienze cooperative attive in Italia hanno dimostrato resilienza nelle fasi critiche: nel 2022, in piena crisi energetica, i soci delle coop fondate e gestite da ForGreen hanno beneficiato di risparmi complessivi superiori al milione di euro rispetto ai prezzi di riferimento, con ristorni e bonus di autoproduzione riconosciuti e risultati di esercizio positivi. Oggi il modello aggrega migliaia di aderenti su scala nazionale, con impianti per decine di megawatt complessivi e raccolta di capitali diffusa, confermando la sostenibilità economica e sociale dell’approccio. Ad esso si può sommare l’effetto volano delle CER, soprattutto con riferimento agli incentivi a scopi sociali e ambientali a diretto impatto sui territori in cui le CER operano.

Un campo fotovoltaico.

«Aumentare la produzione rinnovabile attraverso l’adozione di modelli di autoproduzione e condivisione è conveniente perché significa governare il rischio prezzo e stabilizzare i budget energetici ma apporta anche concreti miglioramenti sociali perché CER efficaci sono in grado di generare valore sociale per i territori nel lungo periodo» conclude Nicolis.

Una CER con 1 MWp di potenza installata e una condivisione di circa il 70% può generare incentivi per circa 90.000 euro su un territorio ben definito, la cosiddetta “Area Convenzionale”, ovvero una parte di rete elettrica servita da una stessa cabina primaria, entro la quale devono trovarsi tutti i punti di connessione dei membri della configurazione di CER per poter condividere e valorizzare l’energia prodotta. Di questi incentivi, una parte (circa 20.000 euro, nell’esempio descritto) dovranno essere destinati per legge a iniziative territoriali: se tutte le configurazioni ad oggi attive (circa 1800) fossero costruite e strutturate in tal senso, i territori che in tutta Italia le ospitano potrebbero destinare al sociale complessivamente circa 36 milioni di euro all’anno per vent’anni.

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