Paolo Arena: «Il Catullo è pronto a giocare la sua partita internazionale»
di Matteo ScolariVisibilmente emozionato durante la cerimonia del 24 febbraio, Paolo Arena ha rivendicato un percorso fatto di programmazione, lavoro di squadra e obiettivi mantenuti. Il Progetto Romeo, dopo 55 mesi di cantiere e 90 milioni di euro di investimento, consegna a Verona uno scalo più grande, più efficiente e più competitivo. Ma per Arena non si tratta di un punto di arrivo: è l’inizio di una nuova fase di sviluppo, fondata su collegamenti, qualità dei servizi e integrazione con il territorio.
Presidente Arena, che giornata è stata quella dell’inaugurazione?
Abbiamo scelto questa giornata perché era giusto far vedere concretamente ciò che è stato realizzato. Serviva un momento di ufficialità. Proprio il giorno prima una persona a me molto cara mi ha detto: sono atterrato da Bari su Verona, oggi l’aeroporto è straordinario, dovete dirlo a tutti perché nessuno può capirlo se non passa da qui. Questo è l’invito che faccio: venite a vedere il Catullo. Oggi abbiamo oltre 150 destinazioni, colleghiamo 54 Paesi, lavoriamo con 56 compagnie. È stato un grande lavoro di squadra, con una progettualità chiara: annunciare l’inizio lavori e concluderli entro le Olimpiadi. E così è stato.

Avete inaugurato tra la chiusura delle Olimpiadi e l’apertura delle Paralimpiadi. Che valore simbolico ha avuto?
Ha avuto un sapore molto bello per tutti noi. Le Olimpiadi sono state un banco di prova importante e ci siamo fatti trovare pronti. Questa cerimonia, collocata tra i due eventi, rappresenta simbolicamente la capacità del territorio di rispettare gli impegni e di presentarsi all’altezza delle grandi sfide internazionali.
Quali opportunità si aprono ora per Verona e per il territorio?
Io vedo il territorio come una catena composta da tanti anelli. Negli ultimi anni questi anelli si sono consolidati. Stiamo lavorando molto sullo sviluppo congressuale e per farlo serviva un’infrastruttura adeguata. Oggi abbiamo una lounge straordinaria, tra le più belle in Europa. Questo è un mio giudizio soggettivo, ma chi la vedrà potrà valutarlo direttamente. L’aeroporto è uno strumento fondamentale per attrarre eventi, investimenti, turismo di qualità.

Sui collegamenti aerei qual è la strategia?
I collegamenti ci sono già. Dobbiamo lavorare per aumentare le frequenze, e per farlo servono sempre più passeggeri che scelgano Verona. Abbiamo tre hub di riferimento: Parigi, Francoforte e Monaco. Stiamo lavorando anche per aprire un collegamento con Fiumicino, non per fare un semplice point to point, ma per garantire continuità e connessioni. Abbiamo una squadra commerciale straordinaria che lavora a livello di sistema. Porteremo a casa risultati importanti.
E sul fronte dei collegamenti terrestri, in particolare verso la città e il Lago di Garda?
Su questo tema si lavora da anni, spesso in maniera silenziosa. La recente nomina del commissario rappresenta un’accelerazione significativa. Non significa che le opere si realizzeranno in uno o due anni, ma che esiste una visione prospettica chiara. Verona e il Lago di Garda meritano un collegamento adeguato. L’aeroporto è pronto a fare la sua parte.
Il 2025 ha segnato il record dei 4 milioni di passeggeri. Quanto è stato complesso raggiungere questo risultato con un cantiere aperto?
È stato un risultato straordinario, ottenuto lavorando in condizioni non semplici. Crescere con un cantiere in corso significa avere una struttura organizzativa solida e una grande collaborazione interna. Ringrazio il consiglio di amministrazione, SAVE, i soci, il management e tutti i dipendenti. È stata davvero una vittoria di squadra.

Il Catullo oggi che ruolo ambisce a ricoprire?
Vogliamo essere un aeroporto internazionale di media dimensione, efficiente, elegante, funzionale. Un’infrastruttura capace di sostenere la crescita del territorio, del turismo e del sistema economico veronese. Abbiamo sognato il Progetto Romeo e lo abbiamo realizzato. Ora dobbiamo continuare a sognare, ma con concretezza, programmando ogni passo.
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