Fondazione Cariverona: 1,8 milioni di euro per cinque progetti veronesi su lavoro e inclusione
di Matteo ScolariA Verona il lavoro c’è, ma non sempre è accessibile e stabile per tutti. È su questo divario, tra domanda occupazionale e possibilità concreta di parteciparvi, che interviene Fondazione Cariverona con il bando “Lavoro e Inclusione”, che nella provincia scaligera sostiene cinque progetti per un investimento complessivo di 1,8 milioni di euro. L’obiettivo è trasformare l’accesso al lavoro in autonomia, dignità e partecipazione, rafforzando al tempo stesso la coesione sociale e lo sviluppo territoriale.
I progetti finanziati affrontano alcune delle sfide strutturali del mercato del lavoro veronese: l’inserimento delle persone più lontane dall’occupazione, la tenuta nel tempo dei percorsi lavorativi, la capacità delle imprese di includere e valorizzare competenze diverse. Un approccio che combina politiche attive, lavoro di rete e sperimentazione, con interventi complementari distribuiti su tutto il territorio provinciale.
«Il lavoro è fondamentale perché garantisce dignità e offre opportunità di realizzazione e autonomia alle persone», commenta Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona. «Ed è decisivo anche per i territori, perché significa crescita economica, nuova occupazione, capacità di attrarre talenti e trattenere energie. Ma perché questo motore funzioni davvero, le opportunità non possono restare per pochi: l’inclusione è ciò che allarga l’accesso al lavoro e rende lo sviluppo più solido».

Il progetto L.I.F.E. M.A.P., promosso dalla Cooperativa Sociale Lavoro & Società, opera su scala provinciale con un contributo di 356 mila euro per rafforzare il sistema delle politiche attive. Sportelli itineranti nei Comuni, un portale unico provinciale e voucher personalizzati per superare ostacoli concreti come mobilità, casa e servizi di cura puntano a rendere più semplice e continuo l’accesso al lavoro, coinvolgendo anche le imprese in tavoli di confronto su trasporti, abitare e conciliazione.
Nel Comune di Verona, SNODI – Rete di inclusione lavorativa, sostenuto con 393 mila euro, affronta il tema dell’inserimento di richiedenti asilo, rifugiati e persone migranti vulnerabili, integrando direttamente nel percorso lavorativo prerequisiti essenziali come documenti, lingua italiana, diritti, mobilità e competenze digitali. L’obiettivo è superare interventi frammentati e costruire inserimenti più regolari e duraturi, con un coinvolgimento attivo delle aziende.
Sul fronte della disabilità, TERRAFERMA, promosso dalla Cooperativa Sociale Quid e finanziato con 393 mila euro, punta a trasformare il Collocamento Mirato da obbligo formale a opportunità reale per imprese e persone. Una rete stabile tra pubblico, aziende, agenzie per il lavoro e Terzo Settore, affiancata da una piattaforma digitale, mira a rendere l’inclusione più competente, semplice e sostenibile nel tempo.
Il progetto S.T.A.R. – Scoprire, Trasformare, Apprendere, Realizzare, con un contributo di 329 mila euro, accompagna persone con fragilità psichica e disabilità attraverso percorsi graduali che uniscono formazione di base, laboratori pre-lavorativi, tirocini in azienda e supporto psicologico. Un modello costruito insieme alle imprese del territorio per ridurre lo stigma e aumentare la stabilità degli inserimenti.
Infine, AbilityLink, promosso dalla Fondazione Centro Polifunzionale Don Calabria e sostenuto con 303 mila euro, si concentra su 24 giovani tra i 17 e i 25 anni con disabilità o fragilità complesse, accompagnandoli nella delicata transizione scuola-lavoro. Il progetto “cuce” insieme scuole, servizi socio-sanitari, enti per il lavoro e aziende, con una presa in carico personalizzata e la co-progettazione delle mansioni, per evitare che l’uscita dal percorso scolastico si traduca in inattività.
Accanto ai singoli interventi, Fondazione Cariverona ha previsto per tutti i progetti la partecipazione agli Impact LAB, spazi di confronto e apprendimento condiviso realizzati anche con Fondazione Adecco, per monitorare i risultati, individuare criticità e costruire modelli replicabili.
«La Fondazione non è solo un ente finanziatore: è un partner che accompagna», conclude Giordano. «Mettiamo allo stesso tavolo soggetti diversi per costruire visioni comuni attorno al lavoro e trasformarle in azioni coordinate. È così che l’impatto diventa strutturale e non episodico».
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