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Barbara Bissoli: «Le Paralimpiadi sono una tappa decisiva verso una Verona accessibile»

di Matteo Scolari
La vicesindaca del Comune di Verona racconta il lavoro sull’Arena, il PEBA e la legacy che Milano Cortina 2026 lascerà alla città scaligera.

Le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 rappresentano per Verona una sfida organizzativa, urbanistica e culturale senza precedenti. Al centro di questo percorso c’è l’accessibilità, intesa non come intervento emergenziale, ma come scelta strutturale di lungo periodo. Ne parla Barbara Bissoli, vicesindaca di Verona con deleghe alle politiche per l’accessibilità e ai Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, intervenuta a Focus Verona Economia per spiegare come la città si stia preparando a raccogliere questa eredità.

Vicesindaca Bissoli, la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi in Arena sarà un evento storico. Che opportunità rappresenta per Verona?

È una grande occasione per adeguare alla più ampia accessibilità il monumento iconico della nostra città, l’Arena di Verona. Da circa tre anni stiamo lavorando affinché questo obiettivo diventi realtà, e le Olimpiadi e Paralimpiadi rappresentano una spinta decisiva per accelerare e completare questo percorso.

Uno degli interventi più significativi riguarda l’ascensore in Arena. A che punto siamo?

Proprio in questi giorni stiamo gestendo le linee di indirizzo per la progettazione dell’ascensore che verrà realizzato nell’arcovolo 65. Consentirà alle persone con difficoltà motorie di salire fino all’ala dell’Arena e, tramite un sistema di montacarichi, di accedere direttamente alla cavea. È un intervento complesso ma fondamentale, che permetterà a tutti di vivere pienamente l’esperienza dell’Arena.

Questa infrastruttura è pensata solo per l’evento paralimpico?

Assolutamente no. Questa è la vera legacy delle Paralimpiadi: un’opera che resterà alla città. Non stiamo lavorando per un evento temporaneo, ma per lasciare un’eredità permanente, che renderà l’Arena e i suoi spazi accessibili anche in futuro.

Le Paralimpiadi possono essere anche un’occasione per ripensare la città nel suo complesso?

Sì, rappresentano una tappa importante di un percorso già avviato. Verona lavora da tempo sui Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Abbiamo un primo PEBA già realizzato, un secondo in fase di approvazione e stiamo per avviare un terzo stralcio. È chiaro che in questi mesi abbiamo concentrato molte energie sulle cerimonie olimpiche e paralimpiche, ma il lavoro non si ferma qui.

Quindi l’attenzione all’accessibilità non nasce con Milano Cortina 2026?

No, ma questi eventi hanno avuto il merito di riportare il tema al centro del dibattito pubblico e delle priorità amministrative. L’accessibilità deve essere un criterio trasversale in tutti gli interventi pubblici, dalla pianificazione urbanistica agli spazi culturali.

Che tipo di cambiamento culturale possono generare le Paralimpiadi?

Oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche, c’è un tema di barriere mentali e culturali. Eventi come le Paralimpiadi permettono alle persone di “toccare con mano” cosa significa accessibilità, normalità, diritto alla partecipazione. Questo produce consapevolezza e, nel tempo, cambiamento.

Verona è pronta ad accogliere questo appuntamento?

Verona si è preparata con serietà e responsabilità. Siamo consapevoli che non tutto è perfetto e che c’è ancora molto da fare, ma il percorso intrapreso è chiaro. Le Paralimpiadi non sono un punto di arrivo, ma un passaggio fondamentale verso una città sempre più accessibile, inclusiva e accogliente.

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