Tradizione che fermenta: il Progetto Radì e la birra al radicchio di Verona IGP
di RedazioneC’è una storia di territorio, famiglia e visione contemporanea dietro il Progetto Radì, nato dall’intuizione di Sara Azzolini, 21 anni, terza generazione di Geofur, storica azienda veronese specializzata nella produzione di Radicchio di Verona IGP. Un progetto che prende forma da un legame profondo con la materia prima e dalla volontà di raccontarla in modo nuovo.
«Io so cos’è un radicchio di Verona IGP, so la differenza tra un radicchio di Verona IGP e un radicchio semilungo. Ma tanti miei amici ancora non la sanno», racconta Sara. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’idea di utilizzare un linguaggio diverso, capace di avvicinare anche un pubblico più giovane: la birra.
Il progetto prende slancio nel 2024, quando Sara, insieme ai due soci Nicolò De Poli e Miguel De Poli, decide di riprendere un’idea già sperimentata anni prima in azienda – una birra al radicchio utilizzata come semplice gadget fieristico – e trasformarla in qualcosa di strutturato: «Ho colto l’occasione per riprendere in mano il progetto delle birre al radicchio, ampliare la gamma e cercare di venderla per far conoscere ancora una volta il radicchio di Verona IGP, ma in un modo alternativo».
Il lavoro è stato lungo e artigianale: prove, assaggi, confronti continui con il mastro birraio: «Lui faceva le prove, me le mandava, io le assaggiavo. Ci dicevamo: questa è troppo dolce, questa troppo amara. Era una cosa nuova anche per lui». Oggi la gamma conta quattro tipologie di birra, tutte prodotte con radicchio di Verona IGP.
I numeri iniziali, seppur prudenti, raccontano un successo inatteso: 2.400 litri complessivi, esauriti in tempi più rapidi del previsto: «All’inizio mi chiedevo come avrei fatto a finirle tutte. E invece la settimana scorsa abbiamo finito le bottiglie da 0,33». La risposta del mercato non si è fatta attendere: curiosità, attenzione mediatica, richieste da ristoranti stellati, anche all’estero: «Tutti sono rimasti incuriositi da questa nuova birra. Una ragazza di 21 anni che fa una birra al radicchio: volevano capire cosa stessi facendo».
Il futuro guarda alla crescita, con un aumento della produzione già nel 2026 e, più avanti, il sogno di un birrificio di proprietà. Sempre nel rispetto della stagionalità e della materia prima: «Noi utilizziamo soltanto radicchio IGP, che ha una produzione limitata. È un progetto che va programmato, ma che può avere continuità tutto l’anno».
Tradizione e innovazione: il radicchio parla ai giovani
Uno degli aspetti centrali del Progetto Radì è la volontà di superare i pregiudizi sul radicchio, spesso percepito come troppo amaro o legato esclusivamente alla cucina tradizionale. Le degustazioni in fiera lo hanno confermato: accanto a chi associa il radicchio solo al risotto, c’è chi riconosce nel progetto un ponte tra passato e futuro. «C’era chi mi diceva: sei riuscita a unire la tradizione con l’innovazione». Ed è proprio qui che Radì trova la sua identità: raccontare un prodotto storico del territorio con un linguaggio nuovo, accessibile e contemporaneo, senza tradirne l’essenza.
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