Infortunio alla Cartiera Fedrigoni, Slc Cgil chiede un confronto immediato con l’azienda
di Matteo ScolariUn grave incidente sul lavoro si sarebbe verificato nelle ultime ore nella sede veronese della Cartiera Fedrigoni. A denunciare l’infortunio è la Slc Cgil Verona con una nota diramata nel pomeriggio di oggi, in cui si evidenzia che a rimanere ferito sarebbe stato un operaio di circa trent’anni, che ha riportato lesioni molto gravi a un braccio, con il rischio di danni permanenti.
Dall’azienda ancora nessuna comunicazione ufficiale in merito a quanto segnalato dalla sigla sindacale che, nella stessa nota, esprime innanzitutto piena solidarietà al lavoratore richiamando alla necessità di fare piena luce sulla dinamica dell’infortunio. «La situazione è molto complicata e vogliamo innanzitutto esprimere la piena solidarietà al lavoratore augurandogli una pronta e totale guarigione», si legge nel comunicato a firma del coordinatore provinciale Slc Cgil Verona Mario Lumastro.
Secondo le prime informazioni raccolte dal sindacato, l’episodio si inserirebbe in un contesto più ampio, «caratterizzato da ricorso crescente a contratti precari e dall’assegnazione di mansioni delicate senza un’adeguata formazione». Nel caso specifico, il lavoratore sarebbe stato dipendente di un’agenzia interinale, con un contratto in scadenza a breve, una condizione che – secondo Slc Cgil – rende spesso i lavoratori più esposti a pressioni e ricatti occupazionali.

Un elemento che suscita particolare preoccupazione riguarda il ruolo ricoperto dall’operaio al momento dell’incidente. «Ci risulta che il lavoratore stesse svolgendo la delicata mansione di “capo macchina alla bobinatrice” pur non avendo la formazione e le competenze adeguate a svolgere questa funzione, tanto meno il livello previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per questo ruolo», si legge nella nota, evidenziando una possibile disconnessione tra inquadramento contrattuale, esperienza e responsabilità operative.
A destare ulteriori perplessità è anche il periodo di permanenza nello stabilimento, pari a circa un anno e mezzo, giudicato insufficiente per ricoprire un incarico che richiede normalmente un lungo percorso formativo e una solida esperienza tecnica. Secondo Slc Cgil, si tratta di un aspetto che impone una riflessione profonda sull’organizzazione del lavoro e sui percorsi di crescita professionale all’interno delle grandi realtà industriali.
Alla luce di quanto accaduto, la Slc Cgil ha già chiesto un incontro urgente alla Direzione Fedrigoni per discutere l’episodio e concordare azioni concrete a tutela della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori. «Siamo certi che Fedrigoni accoglierà subito questa richiesta e convocherà una riunione con le segreterie territoriali, i delegati sindacali e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza», prosegue la nota.
Il comunicato si chiude con una riflessione più ampia sul mondo del lavoro e sulle sue trasformazioni. «Da molti anni stiamo denunciando un preoccupante imbarbarimento del mondo del lavoro e questi drammatici episodi purtroppo lo confermano», afferma Lumastro, ribadendo come la compressione dei costi e l’attenzione agli utili di bilancio non possano mai tradursi in un arretramento delle tutele fondamentali. «Un lavoratore precario, ricattabile, senza formazione e sotto inquadrato rappresenta per alcuni il “lavoratore perfetto” del terzo millennio. Per noi resta un orrore da combattere con decisione, perché condanna tutti a situazioni molto pericolose, in particolare le nuove generazioni».
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