Geofur, il radicchio come progetto agricolo, industriale e culturale
di RedazioneNata negli anni Settanta su iniziativa di una famiglia di produttori, Geofur è oggi una delle realtà di riferimento nel mondo del radicchio italiano. Alla guida c’è Cristiana Furiani, oggi Amministratore Delegato dell’azienda e presidente del Consorzio per la tutela e la valorizzazione del Radicchio di Verona IGP, riconosciuto ufficialmente dal 2011, con l’obiettivo di promuovere e proteggere una produzione identitaria sul mercato italiano ed europeo.
«Il nostro motto è “radicchio fresco tutto l’anno” – spiega Furiani – perché riusciamo, spostandoci nei vari areali d’Italia, ad avere il prodotto dodici mesi su dodici. Sfatiamo il mito che il radicchio sia solo invernale». Una visione costruita nel tempo, in un territorio – il Veneto – storicamente vocato, dove nomi come Chioggia, Verona e Treviso raccontano un legame profondo tra prodotto e origine.
Il 2025 è stato un anno di investimenti mirati, a partire dalla sostenibilità energetica: «Abbiamo ampliato il nostro impianto fotovoltaico arrivando a 900 kilowatt. Considerando l’alta incidenza dei consumi legati alla frigoconservazione, per noi è un risultato importante». Un passo coerente con un sistema aziendale certificato, che comprende ISO ambientale, GlobalG.A.P., GRASP e altri audit richiesti dalla grande distribuzione.
Ma la sostenibilità, per Geofur, non è solo un insieme di protocolli: «È anche diffusione della conoscenza. Organizziamo momenti di incontro, team building, visite in campo e in azienda per spiegare cosa c’è davvero dietro un prodotto agricolo». Un racconto che parte dal seme e può durare fino a dodici mesi: «Prima che un radicchio arrivi sulla tavola c’è la preparazione del terreno, il trapianto, la cura in campo anche per sei mesi, la raccolta, i controlli qualità, la selezione, il confezionamento, la logistica. Nulla è fatto per caso».
Una cura che si riflette anche nei mercati esteri, sviluppati attraverso la partecipazione alle principali fiere internazionali dell’ortofrutta: «All’estero il radicchio è spesso visto come un semplice elemento estetico nel piatto. Il nostro obiettivo è farne conoscere la versatilità, anche in cucina. È un lavoro culturale, non solo commerciale».
Dal campo alla tavola: un anno di lavoro dietro un radicchio
Geofur ha fatto della tracciabilità e del controllo di filiera uno dei propri punti di forza. Come racconta Cristiana Furiani, ogni radicchio è il risultato di un processo lungo e programmato:
- scelta del seme e pianificazione colturale fino a un anno prima
- trapianto e coltivazione, con varietà che vanno dalle precocissime alle tardive
- raccolta e frigoconservazione nei periodi critici
- controlli dell’ufficio qualità, analisi e selezione del prodotto
- confezionamento in prima gamma evoluta
- logistica refrigerata con standard rigorosi
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