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Punk Chick Barista: lo specialty coffee che viaggia (letteralmente)

di Redazione
Irene Grigoli (Punk Chick Barista) ci ha parlato della sua storia e del suo futuro nel mondo dello specialty coffee per la nuova edizione di Veronesi Protagonisti 2026.

Si chiama Punk Chick Barista ed è molto più di un servizio di caffetteria ambulante: è un’idea di qualità, di visione e di coraggio. A dare vita a questa idea è stata Irene Grigoli, che ha trasformato l’esperienza maturata in Inghilterra in un progetto itinerante che porta lo specialty coffee negli eventi pubblici e privati del veronese: «Ho uno coffee cart con il quale servo caffè di alta qualità», racconta.

La sua storia nasce lontano dall’Italia. Sette anni in Inghilterra le hanno permesso di entrare in contatto con un mondo completamente diverso: «Lì ho conosciuto il caffè specialty e ho avuto un’attività di caffetteria ambulante. Tornata in Italia ho visto questa mancanza, soprattutto nel veronese, e ho deciso di buttarmi». Una scelta non semplice, affrontata con la consapevolezza di chi sa che la strada dell’imprenditoria richiede sacrificio: «Devi essere un po’ pazzo per fare il lavoro che faccio io e bisogna essere appassionati di caffè. Per me è stata la scelta giusta» ci racconta sorridendo.

Il nome, Punk Chick Barista, nasce da uno spirito libero e creativo, proprio come il suo percorso: «Ho sempre apprezzato lo stile punk. A pensarci, anche aprire partita IVA in Italia lo è» ci confessa ridendo. Eppure, tra burocrazia e fatica, la direzione è chiara: costruire qualcosa che la rappresenti davvero: «Più conosco me stessa, più sono coerente con le scelte che faccio».

Il suo coffee cart è oggi presenza fissa in eventi selezionati, come i matrimoni: «Le coppie straniere cercano il caffè specialty, a cui sono già abituate, e le wedding planner spesso trovano me».

Dietro al successo c’è anche il rapporto con la community. Quando una notte una raffica di vento ha distrutto il gazebo del coffee cart, Irene ha lanciato un crowdfunding: «Non ho tirato fuori un euro, mi hanno aiutata loro. È stato incredibile».

Ma accanto all’immagine dinamica c’è un lavoro fisicamente impegnativo: montaggio del cart, trasporti, imprevisti tecnici e meteo: «A volte è pesante… ma poi ripaga vedere posti nuovi, conoscere persone nuove e fare un lavoro che mi piace. Quando vedo clienti che vengono apposta agli eventi o che tornano al mio stand, mi si riempie il cuore».

Il futuro? Irene lo immagina come un mix equilibrato tra qualità e stabilità: «Mi piacerebbe continuare con il servizio catering, ma sarebbe bello anche avere un posto mio, un piccolo bar che può diventare un punto d’incontro per una community che ama il caffè. Chissà cosa mi riserva il futuro».

Cos’è lo “specialty coffee”

Per Irene, lo specialty coffee non è una moda, ma un cambio di mentalità: «Caffè specialty significa caffè di alta qualità e soprattutto rintracciabile». All’estero è la normalità, in Italia una stimolante sfida culturale: «Noi italiani siamo convinti che il nostro sia il miglior caffè del mondo, ma non è più così». Attraverso eventi, matrimoni e location turistiche, Irene diffonde un’idea diversa di caffè: più consapevole, più curata, più contemporanea.

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