Manovra 2026, Confimi Verona contro la ritenuta tra imprese: «Un freno alla liquidità delle PMI»
di Matteo ScolariNetta contrarietà alla ritenuta d’acconto sulle transazioni tra imprese prevista dalla Legge di Bilancio 2026. A esprimerla è Confimi Apindustria Verona, che critica duramente la norma introdotta tramite emendamenti governativi e recentemente approvata dalla Commissione Bilancio del Senato. Il provvedimento prevede, a partire dal 2028, l’applicazione di una ritenuta dello 0,5% sui pagamenti per prestazioni di servizi e cessioni di beni tra aziende, aliquota destinata a salire all’1% dal 2029.
Secondo il presidente Claudio Cioetto, la ratio ufficiale della misura non regge: «La motivazione ufficiale per l’introduzione di questa misura, cioè ampliare la base informativa per le analisi del rischio fiscale, non può essere condivisa», afferma. «L’evasione su fatture elettroniche documentate deve essere contrastata con strumenti già operativi, senza imporre ulteriori complicazioni alle imprese». Un passaggio che richiama il tema dell’efficienza dei controlli fiscali e del carico burocratico che grava sul sistema produttivo.

Il nodo centrale, per Confimi Verona, riguarda l’impatto sulla liquidità. La ritenuta, spiega Cioetto, rischia di complicare i flussi di pagamento e di sottrarre risorse finanziarie alle imprese, con effetti particolarmente pesanti sulle piccole e medie aziende che operano prevalentemente sul mercato interno. «Ancora una volta, le imprese rischiano di diventare un bancomat per lo Stato», sottolinea il presidente, evidenziando una criticità che tocca da vicino anche il tessuto produttivo veronese.
I numeri, secondo l’associazione, rendono evidente la sproporzione della misura. La relazione tecnica del Governo stima un gettito aggiuntivo di circa 300 milioni di euro, ma la liquidità trattenuta anticipatamente alle aziende potrebbe arrivare fino a 30 miliardi di euro. «Le imprese manifatturiere italiane operano già in condizioni di forte svantaggio competitivo», osserva Cioetto, citando costi energetici elevati, pressione fiscale e costo del lavoro tra i più alti in Europa, oltre a un contesto normativo complesso. «In questo quadro, introdurre ulteriori anticipazioni di cassa rappresenta un aggravio insostenibile, soprattutto considerando la formulazione ampia della norma, che genera incertezze operative per chi deve applicarla».
Confimi Apindustria Verona richiama infine l’esperienza di precedenti strumenti fiscali introdotti come temporanei e poi diventati strutturali, come lo split payment avviato nel 2015 e tuttora in vigore. «Per tutte queste ragioni – conclude Cioetto – bocciamo senza mezzi termini questa misura. La manovra è ormai decisa, ma questa novità va assolutamente sospesa e rivista per tutelare le piccole e medie imprese».
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