Romano Turri: «Edilizia e immobiliare viaggiano insieme: Verona regge la fine dei bonus»
di Matteo ScolariIl mercato immobiliare veronese continua a mostrare segnali di vivacità e questo si riflette direttamente anche sul comparto delle costruzioni. Un legame stretto, quasi simbiotico, che emerge con chiarezza dalle parole di Romano Turri, presidente del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Verona, ospite di Focus Verona Economia durante la puntata dedicata al settore immobiliare ed edilizio.
Presidente Turri, dal punto di vista delle costruzioni si percepisce lo stesso fermento che caratterizza il mercato immobiliare?
Il mercato delle costruzioni è strettamente legato a quello immobiliare, viaggiano in simbiosi. Se c’è una forte richiesta di compravendite, è più facile che si trovino anche investitori disposti a costruire. C’era una preoccupazione reale su cosa sarebbe successo dopo il Superbonus e le altre agevolazioni fiscali, ma questa preoccupazione è stata in parte attenuata dal momento florido che stiamo vivendo. La voglia delle persone di investire e di non fermarsi davanti all’incertezza ha aiutato il settore dell’edilizia a continuare a muoversi in modo complessivamente positivo.
Il mondo delle costruzioni sta cambiando anche nel tipo di interventi?
Sì, probabilmente non sarà più tutto incentrato sulle nuove costruzioni. Si tornerà molto sul tema della ristrutturazione e del recupero dell’esistente. Anche la normativa va in questa direzione, con il principio del consumo di suolo zero. In centro storico, ad esempio, è difficile vedere nuove costruzioni e quindi il fermento si esprime soprattutto attraverso la riqualificazione e il recupero degli immobili esistenti.
Quanto sono importanti oggi le certezze normative e fiscali per il settore?
Sono fondamentali. Abbiamo bisogno che lo Stato dia certezze, soprattutto sul fronte degli incentivi fiscali. Lo diciamo spesso: sarebbe importante rendere strutturali alcune agevolazioni, in modo che cittadini e imprenditori possano programmare gli interventi senza paura di cambiamenti improvvisi. Questo darebbe continuità al settore e permetterebbe al mondo delle costruzioni di trarne beneficio nel lungo periodo.
Che ruolo ha l’edilizia nell’economia complessiva del territorio?
Un ruolo centrale. Non dobbiamo dimenticare l’indotto: quando si muove l’edilizia si muovono elettricisti, idraulici, impiantisti, artigiani, progettisti, geometri, ingegneri, architetti. È una filiera molto ampia che coinvolge tantissime figure professionali. Per ogni progetto servono competenze diverse, dal geologo al termotecnico. È un ambito economico trainante e strategico per il Paese.
Negli ultimi anni i costi di costruzione sono aumentati molto. Come interpreta questo fenomeno?
La bolla speculativa legata al Superbonus ha sicuramente inciso in modo importante sull’aumento dei prezzi dei materiali. Detto questo, oggi stiamo iniziando a vedere un parziale rientro, anche se non torneremo ai livelli pre-Superbonus. Va però considerato un altro aspetto: oggi costruire o ristrutturare significa farlo con qualità. Se vogliamo rispettare le richieste europee in tema di risparmio energetico e qualità dell’abitare, dobbiamo utilizzare materiali e tecniche adeguate, e questo inevitabilmente incide sui costi. Se l’aumento è legato alla qualità, come progettista lo considero accettabile. Diverso è il discorso se l’aumento è frutto solo di speculazione.
Il tema delle case green sarà centrale nei prossimi anni. Come va affrontato?
Serve molta sensibilità. L’Europa ha fissato obiettivi importanti entro il 2032, ma non si può obbligare un cittadino a intervenire sulla propria abitazione senza offrirgli strumenti adeguati. Parliamo spesso di case acquistate con grandi sacrifici. Se chiediamo di efficientarle, dobbiamo anche prevedere agevolazioni. Come categoria professionale stiamo lavorando affinché lo Stato trovi soluzioni che permettano ai cittadini di rispettare queste direttive senza subire un peso economico insostenibile.
Il 2032 sembra lontano, ma in realtà è dietro l’angolo.
Esatto, sembra lontano ma in realtà è quasi domani. Proprio per questo servono chiarezza e programmazione fin da subito.
C’è un forte bisogno di manodopera e figure tecniche. Come rendere il settore più attrattivo per i giovani?
Il primo elemento di attrattività è la certezza del lavoro. Oggi la figura del geometra è molto richiesta: riceviamo continuamente richieste da aziende, imprese ed enti pubblici. Inoltre, oggi è possibile diventare geometra anche attraverso una laurea professionalizzante di tre anni, senza dover sostenere l’esame di Stato. I giovani hanno una mentalità più aperta verso l’ambiente, la sostenibilità e le nuove tecnologie, e possono portare grande freschezza alla professione.
La professione del geometra come si è evoluta nel tempo?
Si è evoluta moltissimo. Siamo passati dalla squadretta e dalla matita al CAD, ai droni, ai laser scanner, ai nuovi materiali come l’X-Lam. Sta arrivando anche l’intelligenza artificiale, che va vista come uno strumento di supporto e non come un sostituto. Ma alla base di tutto restano tre principi fondamentali: etica, professionalità e preparazione. Le tecnologie aiutano, ma dietro c’è sempre l’uomo e la responsabilità verso il cliente.
Il Collegio dei Geometri partecipa da anni a Job&Orienta. Che esperienza è?
È un’esperienza faticosa ma straordinaria. Sono quattro giorni intensi, ma regalano un’enorme iniezione di energia e fiducia. Stare a contatto con i giovani permette anche a noi di capire come evolverci e in che direzione andare. I ragazzi hanno voglia di fare, basta stimolarli nel modo giusto.
Un auspicio finale per il futuro del settore?
Non può mai mancare fiducia e ottimismo. L’auspicio è che lo Stato continui a sostenere il settore con incentivi equilibrati, pensati per aiutare il cittadino comune e non per alimentare speculazioni. Se la filiera funziona, ne beneficiano tutti: professionisti, imprese, agenti immobiliari e, soprattutto, le persone che vogliono vivere in abitazioni più sicure, efficienti e di qualità.
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