Pnrr a meno di un anno dalla scadenza: l’85% dei fondi assegnati, ma solo il 30% speso
di Matteo ScolariA meno di un anno dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), la situazione delle risorse erogate presenta luci e ombre. Secondo un’analisi di ReportAziende.it, 85% dei fondi destinati all’Italia, pari a 164,8 miliardi di euro, sono già stati assegnati, ma solo il 30,1% (58,6 miliardi) è stato effettivamente speso. Con oltre 135 miliardi da erogare entro agosto 2026, sarà necessario triplicare il ritmo di spesa rispetto al 2024 per raggiungere gli obiettivi fissati.
Nord, Centro e Sud: disuguaglianze regionali
Uno degli aspetti più evidenti dell’analisi riguarda la distribuzione geografica dei fondi. Oltre il 60% dei fondi destinati alle imprese è concentrato nelle regioni del Nord, circa 25% al Centro e solo 15% nel Mezzogiorno. ReportAziende evidenzia che, purtroppo, il Pnrr non è riuscito a ridurre il gap tra le diverse aree del paese: il problema non è la mancanza di fondi, ma la difficoltà nel trasformarli in progetti concreti. Questa disuguaglianza è in parte causata dalla mancanza di capacità amministrativa, con carenze in tecnici, assistenza e strumenti digitali adeguati nelle regioni più svantaggiate.

L’eccezione positiva: la formazione del personale
Tuttavia, c’è un’eccezione positiva. Nel caso del credito d’imposta Formazione 4.0, un incentivo fiscale dedicato alle imprese che investono nella formazione dei propri dipendenti, le regioni meridionali mostrano performance superiori, con il 46% delle imprese beneficiarie. Questo dimostra che quando le misure sono più accessibili, la risposta del Sud è immediata.
Le risorse concentrate nelle grandi imprese
Un’altra criticità evidenziata da ReportAziende è la forte concentrazione delle risorse. Le prime 100 aziende beneficiarie gestiscono circa 44 miliardi di euro, mentre il 70% dei principali beneficiari sono enti pubblici o società partecipate. Le piccole e medie imprese (Pmi), infatti, faticano a ottenere l’accesso ai fondi, con solo il 30,7% dei fondi europei effettivamente utilizzato dalle Pmi italiane. La restante parte (69,3%) non raggiunge le Pmi a causa di complicazioni burocratiche, errori nella rendicontazione e scarsa informazione.
Ritardi nei pagamenti e rischio di liquidità
Un altro problema significativo riguarda i ritardi nei pagamenti. Il tempo medio per la verifica dei rendiconti si attesta a 73 giorni, generando gravi tensioni di liquidità per molte imprese. Se le grandi imprese riescono a sostenere questi ritardi, le Pmi sono costrette a ricorrere al credito bancario per coprire i flussi di cassa, mettendo a rischio centinaia di fornitori e subappaltatori. ReportAziende sollecita la necessità di procedure più snelle e tempi certi nei rimborsi per evitare che la spinta all’economia diventi un ulteriore ostacolo finanziario per le Pmi.
La spinta alla crescita strutturale
“Questo è il momento per trasformare la spesa in crescita strutturale,” conclude ReportAziende. Per raggiungere gli obiettivi del Pnrr, è cruciale passare dalle risorse assegnate a quelle effettivamente erogate, garantendo rapidità, trasparenza e semplificazione delle procedure.
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