«Sanità pubblica e lavoro dignitoso», CGIL Verona lancia l’allarme
di Matteo ScolariUn sistema sanitario che rischia il collasso, lavoratori sotto pressione, servizi ridotti all’osso e tagli che colpiscono le fasce più fragili della popolazione. È questo il quadro emerso durante l’incontro pubblico promosso dalla CGIL di Verona mercoledì 7 maggio nella sala San Giacomo a Borgo Roma. Il convegno, intitolato «Sanità pubblica è lavoro dignitoso», ha riunito le categorie sindacali Filcams, Fp e Spi per un confronto aperto alla cittadinanza anche in vista dei referendum sull’occupazione e i diritti previsti per l’8 e 9 giugno prossimi.
«È un momento drammatico, il sistema rischia di implodere» ha dichiarato Francesca Tornieri, segretaria generale CGIL Verona. «Mancano risorse e investimenti, e questo compromette non solo il riconoscimento del lavoro svolto da migliaia di operatori, ma anche la qualità del servizio offerto. I tempi delle liste d’attesa si allungano, mentre aumentano i bisogni della popolazione, specie per l’invecchiamento e la cronicizzazione delle patologie».

Uno dei dati più preoccupanti è quello relativo all’emorragia di personale medico e infermieristico dalle strutture pubbliche. «Oggi siamo sotto di 484 medici nella nostra provincia» ha denunciato Antonio De Pasquale, segretario di FP CGIL. «Negli ultimi due anni abbiamo assistito a un’escalation di dimissioni volontarie verso la sanità privata o la libera professione, che offre stipendi più alti. Il contratto collettivo nazionale non copre nemmeno un terzo dell’inflazione: così perdiamo i giovani, che vanno all’estero».

A preoccupare il sindacato è anche il ricorso crescente agli appalti esterni, in particolare in ambiti come la pulizia, la ristorazione e i servizi di prenotazione sanitaria. «Il caso della cooperativa Morelli è emblematico» ha spiegato Graziella Belligoli (Filcams CGIL). «A fronte dei tagli imposti dall’Ulss, si parla di 500 ore settimanali eliminate: ciò significa più precarietà, meno tutele e un servizio peggiore per i cittadini. Noi diciamo no agli appalti al ribasso».

Il sistema, secondo i relatori, penalizza soprattutto gli anziani e le persone fragili. «C’è una mancanza generalizzata di medici di famiglia, di guardie mediche e di posti letto nelle case di riposo» ha affermato Adriano Filice (SPI CGIL). «Sempre più persone rinunciano a curarsi per motivi economici. È una vergogna che nel 2025 si debba scegliere tra salute e spesa familiare. Servono investimenti, ma soprattutto serve rimettere la sanità al centro delle politiche pubbliche».

Secondo la CGIL, il caso veronese rappresenta un’anomalia anche rispetto al resto del Veneto: solo il 40% delle prestazioni viene prodotto dal pubblico, mentre il 60% è acquistato da soggetti privati o altre strutture sanitarie pubbliche. Un modello che la Regione Veneto non solo non contrasta, ma addirittura propone come esempio.
«Siamo arrivati al limite», ha concluso Tornieri. «È il momento di far sentire la nostra voce. Il referendum sull’occupazione è anche un referendum sulla dignità del lavoro e sulla difesa della sanità pubblica. Non possiamo più restare in silenzio».
Presente in sala anche la consigliera regionale Anna Maria Bigon, che ha invitato assieme ai sindacalisti di andare alle urne al giugno per esprimere un diritto provare a cambiare un’impostazione legata al lavoro, e in particolare alla sanità pubblica, che necessita di un’inversione per la dignità del lavoro e dalla salute di tutti i lavoratori e delle lavoratrici.
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